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2 CORSO ASE - ASE C - ASE S. MONTAGNA e RESPONSABILITA

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2 CORSO ASE - ASE C - ASE S MONTAGNA e RESPONSABILITA INDICE 1. Il CAI e la frequentazione della montagna 2. Le modalità di frequentazione della montagna: accompagnamento ed accompagnatori 3. Le responsabilità
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2 CORSO ASE - ASE C - ASE S MONTAGNA e RESPONSABILITA INDICE 1. Il CAI e la frequentazione della montagna 2. Le modalità di frequentazione della montagna: accompagnamento ed accompagnatori 3. Le responsabilità 4. La responsabilità civile 5. La responsabilità penale 6. La responsabilità da contatto sociale ed il volontariato 7. La colpa 8. Il nesso di causalità 9. La condotta dell accompagnatore 10. La condotta dell accompagnato 11. Alpinismo, escursionismo ed attività in montagna e la responsabilità di cui all art C.C. 12. Considerazioni conclusive 1. IL CAI E LA FREQUENTAZIONE DELLA MONTAGNA Il Club Alpino Italiano, da ormai 150 anni, provvede, per vocazione e istituzionalmente, a diffondere la frequentazione della montagna; ad organizzare iniziative alpinistiche, escursionistiche e speleologiche; a gestire i relativi corsi di addestramento e formare gli istruttori e gli accompagnatori necessari allo svolgimento delle predette attività. Promuove, inoltre, attività scientifiche e didattiche per la conoscenza di ogni aspetto montano ed ogni iniziativa idonea alla sua protezione e valorizzazione. Rispetto, quindi, non rivolto esclusivamente agli aspetti naturalistici ed ambientali o alle popolazioni residenti, bensì come corretta modalità di avvicinamento e di rapporto, fatta di prudenza e di umiltà, volte a far cogliere una dimensione in cui ciascuno possa effettivamente esprimere la propria personalità, sia come sfida alle difficoltà e ricerca del gesto atletico o, ancora, come momento di condivisione e socializzazione. Ma anche consapevolezza, che è piena coscienza delle bellezze che rendono unici i paesaggi e l ambiente montano, ma anche dei pericoli oggettivamente presenti, talvolta imprevedibili, che vi si nascondono e che, se da un lato appagano il desiderio di avventura dell alpinista, da un altro, non possono mai essere totalmente eliminati e, quindi, ignorati. In sostanza: una chiara e condivisa percezione che l espressione sicurezza, riferita alle attività da svolgere in montagna, deve indicare una ricerca, cui tendere, nell aggiornamento dei materiali e nell approfondimento delle tecniche, ma sempre con la piena consapevolezza che la frequentazione della montagna può essere resa ragionevolmente più sicura (sarebbe meglio dire: meno insicura ), ma mai senza timori. Muovendo da queste premesse si affronta il tema della responsabilità in montagna, richiamando i concetti essenziali ed evidenziando le criticità emerse dagli approfondimenti dottrinali e dalle pronunce di merito e di legittimità successivi al volume La responsabilità nell'accompagnamento in montagna . Il tutto, comunque, sulla base di precisi dati normativi e della giurisprudenza, anche se in una prospettiva che non si limiti ad una critica accettazione di posizioni, talora appiattite e stereotipate, nettamente orientate ad agevolare sempre più l accompagnato/danneggiato. Il che non significa cercare di deresponsabilizzare chi, invece, deve avere piena coscienza dei propri doveri di protezione ed assolverli, quanto piuttosto attribuire all accompagnato o all allievo un ruolo da coprotagonista che, fermo il diritto ad essere protetto, deve considerarsi ed essere chiamato a condotte diligenti e corrette. In tal modo non si avranno un soggetto gravato da ogni e qualsiasi responsabilità ed un altro del tutto passivo e tutelato al di là di ogni ragionevolezza, bensì un accompagnatore/istruttore e un accompagnato/allievo onerati ciascuno, pur nella differenziazione dei ruoli, da precisi obblighi la cui violazione ha una ricaduta sul rapporto di accompagnamento e sulla responsabilità che ne può derivare. Questo perché, se pure è vero, come è emerso recentemente, che la responsabilità del volontario è da considerarsi un valore, la montagna correttamente intesa è quella in cui presenza mentale ed impegno costante siano appannaggio di tutti i suoi frequentatori, quale che sia il ruolo o la funzione ricoperta, in modo che le eventuali responsabilità, in caso di infortunio, vengano accertate nel pieno rispetto delle normative. 2. LE MODALITÀ DI FREQUENTAZIONE DELLA MONTAGNA: ACCOMPAGNAMENTO ED ACCOMPAGNATORI La possibilità di accedere alle montagne è, almeno sin qui, offerta a tutti; ma tutti devono essere consapevoli che tale frequentazione implica una assunzione di rischio, in parte gestibile ed in parte oggettivamente ineliminabile. Ciascuno è libero, quindi, di scegliere la propria modalità di frequentazione, che può essere: solitaria ed autonoma, oppure con amici o altri alpinisti, escursionisti o speleologi, o ancora con titolati del CAI, con guide alpine o rivolgendosi, prima, alle Scuole organizzate dal CAI o dalle guide alpine e finalizzate ad aumentare conoscenze, insegnare tecniche e consentire esperienze sul campo. Ovviamente dalla scelta che verrà operata, risulterà differenziata la graduazione del rischio che si intende accettare e che, pur costituendo la imprescindibile costante delle attività in oggetto, può essere diversamente distribuito. Chi va da solo assume un rischio proprio ed esclusivo, mentre chi decide di procedere accompagnato, oltre ad effettuare una scelta prudente, viene anche a trovarsi in una posizione che, in vario modo, come si vedrà fra breve, può risultare garantita rispetto a possibili eventi dannosi. Ma perché ciò avvenga occorre che si costituisca un rapporto di accompagnamento. Ma cosa significa accompagnamento e chi sono accompagnatori? Si definisce accompagnamento l attività umana per cui un soggetto, l accompagnatore, professionalmente, per spirito associazionistico, per amicizia o cortesia, si unisce ad una o più persone, gli accompagnati, accettando espressamente o tacitamente di offrire loro collaborazione e protezione in misura corrispondente alle proprie capacità e conoscenze, talora certificate, per consentire o favorire lo svolgimento dell attività alpinistica, escursionistica o speleologica. La ragione per cui ci si rivolge ad un accompagnatore è quella di diminuire il rischio che si intende assumere, in ragione del grado di qualificazione dell accompagnatore e delle capacità dell accompagnato, investendosi il primo di un potere direttivo cui corrisponde la subordinazione del secondo, con l ulteriore effetto di dare vita ad una relazione che può costituire fonte di responsabilità. Nel lessico corrente il concetto di accompagnamento è riferibile a molteplici situazioni, nelle quali delle persone svolgano attività congiuntamente, perché sussista un accompagnamento in senso giuridico, occorre che la relazione tra coloro che vanno in montagna risulti connotata dalla finalità di trasferimento di una quota parte di rischio dall accompagnato all accompagnatore. Nascerà così un dovere di protezione, da cui discendono specifici obblighi, a favore dell altro, di diligenza e correttezza nel proprio comportamento. Per questo non sarà accompagnatore, in senso giuridico, l amico o il socio della Sezione con cui si esce la domenica e neppure l istruttore o la guida alpina, ogni qualvolta l escursione o la salita siano una mera occasione di attività congiunta, ma non vi sia la finalità di integrare i limiti di esperienza, conoscenza e capacità tecniche da parte dell uno a favore dell altro. Ecco perché il capogita, il responsabile di escursione, il coordinatore logistico o comunque si voglia definire il soggetto incaricato di gestire sotto tutti gli aspetti una escursione, non è un accompagnatore, nel senso giuridico sopra esposto ma lo diventa solo se, al predetto ruolo, aggiunge anche quello di farsi carico di assumere in proprio una parte del rischio altrui (quello di chi viene accompagnato), in relazione all ascensione o all escursione. Tale rapporto di accompagnamento, correttamente inteso, può costituirsi in modo espresso o tacito, ma richiede sempre e comunque la prestazione di un consenso. Ciò avviene, ad esempio: quando la guida alpina sottoscrive uno specifico contratto con il cliente oppure si accorda verbalmente sulla meta e sul corrispettivo; quando l istruttore della Scuola di alpinismo accetta l incarico e si pone in relazione con gli allievi; quando l escursionista o l alpinista più esperto accetta di portarne con sé un altro su un sentiero o su una via che quest ultimo non affronterebbe se non perché accompagnato. In tutti questi casi il rapporto di accompagnamento può dirsi costituito. Gli accompagnatori possono essere: a. professionali, iscritti ad albi ed operanti, normalmente, per ottenere un corrispettivo a fronte della propria prestazione lavorativa: sono la guida alpina, maestro di alpinismo, l accompagnatore di media montagna, la guida vulcanologica, la guida speleologica, nonché le altre figure professionali create dalle legislazioni regionali in ambito turistico. b. non professionali o volontari, con l obbligo assoluto di gratuità della prestazione, a loro volta: qualificati: nel caso degli istruttori ed accompagnatori titolati del CAI; non qualificati: nel caso di chi si presta ad accompagnare per ragioni associazionistiche, di amicizia o di cortesia. Il livello graduato di preparazione, competenza ed esperienza di ciascun tipo di accompagnatore, fermo il dovere di protezione che fa capo a tutti, determina un differente livello di affidamento, cioè di aspettative, nell accompagnato, nel senso che quanto minore risulti tale livello, tanto maggiore sarà il rischio accettato. 3. LE RESPONSABILITÀ Si è detto che l accompagnamento propriamente inteso costituisce una possibile fonte di responsabilità ed è, quindi, necessario, comprendere cosa si intenda con tale termine, ovviamente da un punto di vista giuridico. Con il termine responsabilità ci si intende riferire all obbligo, posto a carico di un soggetto, di sottostare alla sanzione prevista dall ordinamento quale conseguenza di un comportamento contrario al diritto (antigiuridico): nel nostro caso ciò significa che un accompagnatore che tenesse un comportamento contrario a quello richiesto dalle norme, sarà assoggettato alle conseguenze sanzionatorie previste dall ordinamento. Esistono, però, diversi tipi di responsabilità e, conseguentemente, differenti possono essere le sanzioni. Se si guarda al tipo di norma che risulta violata si avrà: Una responsabilità penale, la cui sanzione consiste nell obbligo di sottostare ad una pena, detentiva o pecuniaria, di natura strettamente personale, vale a dire che può ricadere esclusivamente sull autore del fatto previsto dalla legge come reato e non è, quindi, suscettibile di trasferibilità in capo ad altri. Una responsabilità civile, la cui sanzione consiste nell obbligo di ripristinare la situazione anteriore alla condotta contraria alla norma o, qualora ciò non fosse possibile, ed è quanto avviene nella più parte dei casi, di risarcire il danno. Diversamente da quanto accade nel penale, la sanzione civilistica del risarcimento può essere trasferita su altro soggetto, che si realizza attraverso le coperture assicurative per cui, attivata la relativa polizza, la sanzione, in concreto, verrà sopportata dall assicuratore, che provvederà al risarcimento del danno. Una responsabilità amministrativa, per violazione di disposizioni amministrative, sanzionate in modo diversificato, che va dal pagamento di una somma alla revoca di autorizzazioni all esercizio di attività e così via. Una responsabilità disciplinare, tipica degli appartenenti ad albi o registri, come accade, ad esempio, per le guide alpine, iscritte ai rispettivi Collegi Regionali, o per i titolati del CAI, iscritti ai relativi registri. La violazione delle regole di condotta (deontologiche) proprie di queste figure di accompagnatori ha quali sanzioni: l ammonizione, la censura, la sospensione e la radiazione. È importante sottolineare come, rispetto alla norma violata, le diverse forme di responsabilità possano sovrapporsi e coesistere, sia pure a fronte di un unica condotta od omissione: è il caso della guida o del titolato che ometta di rispettare un divieto di attraversamento di un ponte, motivato dal pericolo di cedimenti e, durante il transito, l accompagnato venga coinvolto dal crollo della struttura riportando lesioni. Si avrà, così, la violazione contemporanea: di una norma penale (art. 590 c.p.), di una norma civile (artt e 1176 c.c.), di una disposizione amministrativa (il divieto di attraversamento) e di una norma deontologica (quella che impone alla guida alpina o al titolato di comportarsi con prudenza rispetto ad un divieto che presuppone una già intervenuta valutazione di pericolosità, tale da far ritenere prevedibile quanto poi effettivamente accaduto). 4. LA RESPONSABILITÀ CIVILE Si è visto che la sanzione propria della responsabilità civile consiste nell obbligo di risarcire il danno provocato. Diverse, però, possono essere le fonti da cui deriva tale responsabilità e dobbiamo quindi distinguere tra: Responsabilità contrattuale, quando trae origine da un rapporto contrattuale od obbligatorio e consegue alla violazione, più propriamente all inadempimento, degli obblighi connessi al contratto o all obbligazione. Responsabilità extracontrattuale, quando trae origine da un fatto o atto illecito che abbia violato il generale divieto di arrecare ad altri un danno ingiusto. Responsabilità da contatto sociale, si tratta di una nuova fonte di derivazione giurisprudenziale, diversa dal contratto o dall atto illecito, individuata con riferimento a fattispecie in cui ci si trovi in presenza di una particolare relazione (contatto qualificato), preesistente all evento dannoso, nel cui ambito sorgano l affidamento di una parte e l obbligo di protezione da parte dell altra. Tra tali fonti di responsabilità vi è possibilità di sovrapposizione, in quanto è pacificamente ammesso che la responsabilità contrattuale e quella extracontrattuale possono cumularsi per cui, ove non arrivi la tutela dell una, ad esempio per intervenuta prescrizione, potrebbe arrivare l altra. I predetti differenti tipi di responsabilità hanno peculiarità proprie e, sia pure nei limiti della presente trattazione, occorre segnalare che: la responsabilità contrattuale, dopo il sostanziale superamento della distinzione, un tempo qualificante, tra obbligazione di mezzi ed obbligazione di risultato, prevede che, una volta provata l esistenza del contratto e di un danno causalmente ricollegabile alla condotta od omissione dell accompagnatore, sarà quest ultimo ad avere l onere di provare che l inadempimento o il ritardo nella prestazione e stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile (art c.c.). la responsabilità extracontrattuale per cui, ai sensi dell art c.c. qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno postula, invece, che l onere di provare: l elemento soggettivo (normalmente la colpa); la riferibilità della condotta al soggetto; il nesso di causalità tra condotta od omissione ed il danno; l evento dannoso e l ingiustizia del danno, sia normalmente a carico del danneggiato. Discorso a parte merita la responsabilità da contatto sociale qualificato (ormai usualmente definito solo: contatto sociale) che, allo stato attuale della giurisprudenza, viene assimilata a quella contrattuale. Da quanto pur sinteticamente esposto, emerge l evidente favore con cui si guarda alla posizione del danneggiato, agevolato nella propria azione verso il presunto danneggiante, vuoi dall esistenza di un rapporto contrattuale, vuoi da presunzioni nei casi di responsabilità aggravata nell illecito extracontrattuale, vuoi, infine, dalla ritenuta contrattualità del contatto sociale. 5. LA RESPONSABILITÀ PENALE Si è già visto come la violazione di una norma penale preveda l applicazione di una sanzione strettamente personale (art. 27 comma 1 della Costituzione). Le disposizioni penali sono da intendere come di ordine pubblico e sono poste a tutela di beni considerati primari (si pensi alla vita, alla integrità psicofisica delle persone, alla libertà in tutte le sue forme etc.), attraverso la minaccia di una sanzione che, potendo arrivare sino alla privazione della libertà, funga da deterrente. Le ipotesi delittuose che possono assumere rilevanza nell attività degli accompagnatori e degli istruttori possono essere: l omicidio colposo (art. 589 c.p.); le lesioni personali colpose (art. 590 c.p.); l omissione di soccorso (art. 593 c.p.). Si tratta di casi in cui quel che viene normalmente contestato è di non aver impedito l evento dannoso che, a mente dell art. 40 comma 2 c.p., si aveva l obbligo giuridico di impedire, con la conseguenza che lo si è, per equivalenza, cagionato (reato omissivo improprio). Nel caso degli accompagnatori, professionali o non, un tale obbligo giuridico deriva dalla assunzione della posizione di garanzia, con contenuti di protezione, correlata all affidamento che si genera nell accompagnato per effetto di un contratto, di un rapporto di cortesia o di amicizia o di un contatto sociale. Cenno a parte va fatto per l ipotesi in cui l accompagnatore volontario dovesse richiedere o percepire un compenso e non il solo rimborso delle spese, che è, invece, consentito: si avrebbe in tal caso esercizio abusivo di una professione (quella di guida alpina), che richiede una speciale abilitazione dello Stato ed è punito ai sensi dell art. 348 c.p. 6. LA RESPONSABILITÀ DA CONTATTO SOCIALE ED IL VOLONTARIATO Si è già avuto modo di evidenziare come tra le possibili fonti di responsabilità civile vi sia, oggi, da annoverare il contatto sociale qualificato, individuabile nei rapporti giuridicamente rilevanti, non costituiti sulla base di un contratto tra le parti, ma nel cui ambito sorgano non già un obbligo primario di prestazione, bensì l affidamento di una parte e un obbligo di collaborazione e protezione a carico dell altra. Le ipotesi in cui la giurisprudenza ha individuato un contatto sociale sono tutte caratterizzate da una particolare qualificazione o professionalità riferibili anche ai rapporti che sorgono nell ambito del volontariato, come nel caso degli accompagnatori ed istruttori del CAI, questi ultimi necessariamente qualificati. Applicando alle ipotesi di contatto sociale il regime della responsabilità contrattuale, si agevola la posizione del danneggiato esattamente come se tra le parti fosse intervenuto un contratto. Ma il punto è proprio questo: può considerarsi coerente con il sistema normativo vigente l inquadramento in una fattispecie di contatto sociale quella in cui il soggetto garante sia un volontario e come tale, non solo esente dall obbligo di prestazione ma altresì obbligatoriamente tenuto alla gratuità circa l attività svolta, sotto pena di sanzione penale? A tale riguardo, non può negarsi, che in nessun caso l attività svolta da un volontario può assimilarsi al concetto di prestazione, proprio perché l obbligo di gratuità e le ragioni sottese all attività stessa escludono a priori la possibilità di connotarla con una patrimonialità. Se, poi, si considera che il modello del contatto sociale trae origine dagli approfondimenti in tema di rapporti contrattuali di fatto, per cui si sarebbe giunti a tale figura nei casi in cui un contatto fa sorgere vere e proprie obbligazioni contrattuali in assenza di contratto, non può trascurarsi la circostanza che anche la nozione di contratto postula l esistenza di un rapporto giuridico patrimoniale (art c.c.), ancora una volta rinviando a quella patrimonialità della prestazione che abbiamo visto essere necessariamente estranea a qualsiasi rapporto instaurato da un volontario. La conclusione è, quindi, che ogni qualvolta l attività considerata venga svolta da un volontario, non solo ci si troverà in ambito estraneo al contratto, ma anche al contatto sociale, ferma, naturalmente, la responsabilità extracontrattuale nel caso della violazione dei doveri di protezione. 7. LA COLPA L elemento soggettivo cui fare normalmente riferimento nel campo delle responsabilità è quello della colpa. A differenza di altr
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