Please download to get full document.

View again

of 8
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.

Da Agrigento a Caltagirone Caltanissetta

Category:

Psychology

Publish on:

Views: 13 | Pages: 8

Extension: PDF | Download: 0

Share
Related documents
Description
Da Agrigento a Caltagirone Caltanissetta Siamo nel cuore dell'isola, alle pendici meridionali del monte San Giuliano (m 727). Il nome millenario della città pare riunire la Nissa delle antiche epigrafi
Transcript
Da Agrigento a Caltagirone Caltanissetta Siamo nel cuore dell'isola, alle pendici meridionali del monte San Giuliano (m 727). Il nome millenario della città pare riunire la Nissa delle antiche epigrafi con l'etimo arabo «Qal'a», che significa castello. Punta nodale di tutte le vie di comunicazione dell'isola, Caltanissetta offre un ricco patrimonio in cui si intrecciano arte, archeologia e folclore. Le origini della città sono remote, ma la sua attuale fisionomia è quella derivata dalla ventata di benessere portata nel secondo Ottocento dal boom dello zolfo siciliano. Alla veste neoclassica delle vie principali, si oppone invece il quartiere più antico, situato dietro la cattedrale, caratterizzato da strette viuzze. Chiesa di Sant Agata Alta su una gradinata, con la sua facciata barocca chiude scenograficamente il largo tratto centrale di corso Umberto I, principale arteria della città. Annessa al Collegio dei Gesuiti, fu edificata agli inizi del Seicento; l'interno, a croce greca, è ricco di stucchi e intarsi marmorei, e conserva notevoli opere d'arte tra cui, nell'altare del transetto a sinistra, una pala marmorea (XVIII sec.) di Ignazio Marabitti. La Cattedrale Comunemente conosciuta come S. Maria la Nuova, è anche dedicata a San Michele Arcangelo, antico patrono della città. Fu eretta fra il e il 1.622, e rimaneggiata nell'ottocento. L'interno, a tre navate con ampia cupola all'incrocio dei transetti, presenta nella volta mediana affreschi settecenteschi di Guglielmo Borremans, cui si deve anche la grande pala sull'altare maggiore. Nella seconda cappella a destra c è la statua lignea dell'immacolata (1.760), con mossi panneggi in lamina d'argento; nella seconda cappella a Sicilia: da Agrigento a Caltagirone parte II 1 sinistra, un bel Crocifisso ligneo attribuito a fra Umile da Petralla (XVII sec.). Chiesa di San Domenico Sorge poco distante dal cuore cittadino, in un antico quartiere medievale dalle vie tortuose. Costruita nel 1.480, fu rimaneggiata nel Settecento, epoca a cui risalgono la bella facciata curvilinea e gli stucchi interni. Sull'altare maggiore, una Madonna del Rosario (1.614), opera di Filippo Paladino. Il castello di Pietrarossa A est dell'abitato, sopra uno sperone roccioso, vi sono i ruderi del castello turrito che compare nel gonfalone della città. Forse di origine araba, fu consolidato dai Normanni e Aragonesi, ma venne poi distrutto da un terremoto nel Accanto alla roccia su cui si levano le rovine del castello, c è la chiesa sconsacrata di S. Maria degli Angeli, che della originaria costruzione trecentesca conserva il ricco portale gotico. Notevole il panorama sulla città e sui territorio circostanti fino alla valle del Salso. Museo archeologico Risistemato con materiali del Museo Civico, raccoglie i reperti di numerosi scavi condotti, a partire dagli anni cinquanta, nei territori di Caltanissetta, Gibit Habit, Sabucina e Capodarso. Si tratta di oggetti di età preistorica (vasi e strumenti della tarda età del Bronzo), corredi da necropoli indigene e greche dal VII al V sec. a.c., oggetti provenienti dalla città arcaica, fra cui un tempietto in terracotta. Di grande interesse anche le ceramiche greche e siciliane. Museo mineralogico Allestito dal presso l'istituto Tecnico Industriale, presenta una ricca raccolta di minerali provenienti dal territorio della capitale siciliana dello zolfo. Spiccano, per colori e forme variegate, i cristalli di zolfo e di celestina, i gessi e l'aragonite. Una sezione è dedicata alle macchine utilizzate in passato per l'estrazione e la lavorazione dello zolfo, con Sicilia: da Agrigento a Caltagirone parte II 2 fotografie d'epoca e vecchie carte geografiche della regione mineraria. La collezione di fossili annovera pezzi dal Paleozoico al Quaternario. Il grande teatro della fede Durante i tre lunghi giorni della Pena - il Mercoledì, il Giovedì e il Venerdì santo - in tutta la Sicilia si svolgono manifestazioni che vedono la partecipazione di folle di fedeli. In particolare a Caltanissetta la Settimana santa è sentita e vissuta con un trasporto eccezionale. Una tradizione antichissima che, nel tempo, è stata arricchita da una ritualità dagli aspetti sempre più spettacolari e suggestivi. Le celebrazioni hanno inizio il Mercoledì con la processione della Real Maestranza, in cui un capitano (eletto annualmente dalle dieci corporazioni di arti e mestieri), vestito con una divisa settecentesca, porta per le strade un crocifisso ricoperto da un velo nero. Segue, alla sera, la processione delle Varicedde che riproducono in piccolo le Vare , 15 superbi gruppi in cartapesta raffiguranti scene della Passione di Cristo. Le Vare sfilano la notte del Giovedì, tra colori, luci e suoni. I riti si concludono il Venerdì con la processione del Cristo nero chiamato Signore della città è conservato nella chiesa omonima. Il simulacro è sempre portato a spalla dai fogliamari , raccoglitori di frutta e verdura selvatiche, che in segno di devozione procedono a piedi scalzi. Estremamente suggestivi per i loro aspetti coreografici, questi sacri riti, si tramandano da secoli in una spiritualità continuamente rinnovata. Il miraggio dello zolfo Nel territorio che si stende tra Caltanissetta ed Enna si trovano varie testimonianze della grande stagione mineraria che la Sicilia conobbe nel secolo scorso, mantenendo per alcuni decenni il monopolio mondiale della produzione di zolfo. Agli amanti dell'archeologia industriale e della fotografia d'ambiente consigliamo una visita ai vecchi impianti di Gessolungo,Tuminelli etrabonella. Sicilia: da Agrigento a Caltagirone parte II 3 Lo sviluppo delle zolfare, nella seconda meta del XIX sec., portò un relativo benessere e diede lavoro a persone, senza contare gli abusivi e i bambini, i cosiddetti «carusi», reclutati per il trasporto del materiale. Dei loro corpi nudi, massacrati dalla fatica, resta testimonianza nelle fotografie di inizio secolo. Ai primi del Novecento la concorrenza americana pose fine al primato dell'isola e solo l'autarchia fascista prima e l'assistenzialismo regionale poi sarebbero riusciti a prolungare ancora un pò la vita di queste miniere, oggi ormai completamente abbandonate. Gibil-Habil Il nome deriva dall'arabo e significa «montagna della morte», con allusione alle numerose sepolture di epoca preistorica e greca, scavate nella roccia di questo monte, pochi chilometri a sud di Caltanissetta. Sul pianoro, in cima al colle sorgeva un centro siculo poi ellenizzato, che alcuni studiosi identificano con l'antica «Nissa». Le indagini archeologiche hanno individuato fortificazioni del VI sec. a.c., che racchiudono un impianto urbano a maglia viaria regolare. I materiali di scavo sono al Museo Archeologico. Badia di S. Spirito La chiesa, poco fuori Caltanissetta, fu fondata da Ruggero il Normanno e dalla moglie Adelasia, consacrata nel Dell'edificio originario, di tipiche forme romaniche, restano le tre absidi semicircolari e le aperture ad area ogivale. All'interno, una vasca battesimale romanica a immersione e alcuni affreschi quattrocenteschi, tra cui un Cristo benedicente, un tempo collocato nella lunetta del portale, dove è oggi visibile una copia. Sicilia: da Agrigento a Caltagirone parte II 4 Enna Situata al centro dell'isola, su un caratteristico monte isolato che domina la valle del Dittaino, Enna (m 931) appare da lontano come una piccola chiazza di pietra immersa nei colori della campagna circostante. Il centro abitato conserva un sobrio aspetto medioevale, anche se non mancano interessanti esempi barocchi e settecenteschi. Nei quartieri meridionali é ancora visibile l'antico impianto arabo, con i caratteristici vicoli gradinati in cui si aprono piccoli cortili. Splendida è la vista panoramica che spazia a 360 gradi su tutta la Sicilia. Il Castello di Lombardia È uno dei più imponenti castelli di Sicilia, eretto da Federico II su una preesistente fortificazione araba, irrobustita dai Normanni, e poi modificato da Federico III d'aragona, che ne fece la sua dimora. La pianta di forma irregolare è dovuta alla tormentata natura del luogo; oltre le mura, si elevano sei delle venti torri originarie. L'interno presenta un complesso apparato di cortili, il primo dei quali trasformato in teatro all'aperto, il terzo con resti della chiesetta di S. Martino. Dalla torre Pisana, la meglio conservata, si ha un panorama tra i più estesi della Sicilia, su Calascibetta, le Madonie e l'etna. Su uno spuntone roccioso nei pressi del castello si notano gli arcaici resti del tempio di Cerere, nel quale, secondo Cicerone, c erano le statue della dea e di Trittolemo. Duomo Eretto nel XIV sec. e ricostruito nel corso del Cinquecento in seguito a un incendio, mantiene dell'antica struttura il transetto e le absidi poligonali. La massiccia fronte a portico e sormontata in perfetta mezzeria da un'alta torre campanaria settecentesca; dal lato che si apre sulla piazza, si apre un bellissimo portale (XVI sec.), ornato da un bassorilievo marmoreo che raffigura l'episodio di S. Martino e il povero. L'interno, a croce latina, e suddiviso in tre navate da ampie arcate ogivali che Sicilia: da Agrigento a Caltagirone parte II 5 poggiano su colonne in pietra lavica, riccamente decorate nelle basi e nei capitelli. Il soffitto ligneo (XVII sec.) presenta curiose mensole a forma di grifi alati. Nella cappella della visitazione a destra del presbiterio, due sontuose colonne tortili incorniciano la tela che nasconde la cosiddetta Nave d'oro, il ricco fercolo su cui viene portata in processione (il 2 luglio di ogni anno) la quattrocentesca statua della Madonna della Visitazione, patrona della città. Museo Alessi Ospitato nel palazzo della canonica, dietro al Duomo, vi sono presenti diverse raccolte il cui nucleo originario è costituito dalle eterogenee collezioni del canonico Giuseppe Alessi, vissuto tra la fine del Settecento e l'inizio dell'ottocento. La Pinacoteca, comprende rare icone bizantine, gli argenti rinascimentali del Tesoro del Duomo e alcuni raffinati esempi di arte orafa, tra cui spiccano la corona della Madonna, tempestata di pietre preziose, e una spilla d'oro, con al centro un enorme topazio in forma di pellicano che si squarcia il petto per nutrire i piccoli, figura simbolica del sacrificio di Cristo. In oltre vi è una raccolta numismatica che fornisce un ampio quadro della storia economica siciliana nelle epoche più antiche, presenta inoltre rari esemplari greci, romani e bizantini. Museo Archeologico Regionale Allestito nelle eleganti sale di Palazzo Varisano, originario del Quattrocento ma trasformato in età barocca, raccoglie materiale - punte di frecce, ceramiche di differenti periodi, fibule e bronzi ornamentali provenienti da siti archeologici della provincia, con numerosi corredi Sicilia: da Agrigento a Caltagirone parte II 6 funerari da importanti necropoli, alcuni dei quali risalenti al III-II sec. a.c. Le testimonianze più interessanti sono quelle provenienti dall'area attorno al lago di Pergusa che attestano, oltre alle tracce di un insediamento dell'età del Rame, anche quelle di un centro ellenistico (VI- V sec. a.c.), dotato di mura e di un'area sacra dedicata a Demetra e Kore. Chiesa di Santa Chiara Seicentesca, ma rimaneggiata nel secolo successivo, è oggi un sacrario che accoglie le spoglie dei caduti delle due guerre mondiali. Il pavimento in maiolica, del secolo scorso, presenta due riquadri dal singolare soggetto, il più vicino all'ingresso celebra l'avvento della navigazione a vapore, l'altro esalta, il trionfo del Cristianesimo sull'islam. Chiesa di San Francesco d Assisi Severa architettura di origine duecentesca, poggia su un promontorio roccioso, sopra il quale si erge anche il massiccio campanile del quattrocento che conferisce all'insieme l'aspetto di fortezza, più che di luogo di preghiera. Una scalinata porta all'interno, dove l'attenzione ricade su una croce lignea dipinta del XV sec. e su una tavola cinquecentesca (Epifania), forse del fiammingo Simone de Wobreck. Torre di Federico II Si innalza all'estremità sudoccidentale della città, su un poggio nell'area del giardino pubblico, ha forma di un prisma a base ottagonale visibile da più punti. Circondata dal verde del giardino pubblico, la torre fu eretta nel Duecento su una più antica fortificazione e presenta la semplicità di volumi e la quasi totale assenza di decorazioni che caratterizzano le architetture militari volute da Federico II di Svevia. L'interno, al quale si accede attraverso un'unica porta, e suddiviso in tre grandi ambienti sovrapposti, coperti con singolari volte a ombrello e collegati da una scala a chiocciola ricavata nel muro, spesso oltre tre metri. Sicilia: da Agrigento a Caltagirone parte II 7 Lago Pergusa Un'ampia valle circoscritta da una continua cresta collinare fa da bacino al lago naturale più interno dell'isola, «ombelico di Sicilia», trovandosi, grosso modo nel suo baricentro geografico. Il lago, cinto da eucalipti, si trova a 667 metri di altezza e si estende, con scarsa profondità, per quasi 6 km. Generato dai primordiali corrugamenti della crosta terreste, non ha immissari ne emissari e le sue acque sono fatalmente salmastre e dunque povere di pesce. La suggestione del luogo dette origine nell'antichità al mito del ratto di Proserpina, con Plutone antesignano dei rapitori a scopo matrimoniale. Conseguente fu il fervido culto alla dea degli Inferi, di cui si è trovata evidenza archeologica. L ex circuito automobilistico, corre per cinque chilometri lungo le sponde del lago. Morgantina Il nome deriva dal leggendario re dei Morgeti, una tribù italica di epoca protostorica, ma la città - 16 chilometri a nord-est di Piazza Armerina - conobbe il suo massimo splendore nel periodo ellenistico-romano (IV e III sec. a.c.). Gli scavi, avviati nel dagli studiosi dell'università di Princeton, hanno riportato alla luce l'antica agora disposta su due livelli collegati da una scala trapezoidale, al piano superiore vi sono il mercato, il gymnasium e il portico; al livello inferiore si trovano invece il granaio, un santuario dedicato alle divinità sotterranee e il teatro (IV sec. a.c.), molto ben conservato. Nei pressi dell'agora si possono visitare anche i resti di due quartieri residenziali (III sec. a.c.), forse dell'aristocrazia, almeno a giudicare dalla raffinatezza delle decorazioni parietali e musive. Più lontano, sul monte Cittadella (a cinque chilometri dall'agora), si trova l'acropoli, della quale sono visibili solo alcuni tratti del muro di cinta. Sicilia: da Agrigento a Caltagirone parte II 8
Search Related
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks