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Edward Gibbon. Storia della decadenza e rovina dell'impero Romano volume 5.

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Edward Gibbon Storia della decadenza e rovina dell'impero Romano volume 5 Questo e-book è stato realizzato anche grazie al sostegno di: QUESTO E-BOOK: E-text Editoria, Web design, Multimedia
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Edward Gibbon Storia della decadenza e rovina dell'impero Romano volume 5 Questo e-book è stato realizzato anche grazie al sostegno di: QUESTO E-BOOK: E-text Editoria, Web design, Multimedia TITOLO: Storia della decadenza e rovina dell'impero Romano, volume 5 AUTORE: Gibbon, Edward TRADUTTORE: Bettoni, Nicolò CURATORE: NOTE: Il testo è tratto da una copia in formato immagine presente sul sito Internet Archive (http://www.archive.org/). Realizzato in collaborazione con il Project Gutenberg (http://www.gutenberg.net/) tramite (Distributed proofreaders (http://www.pgdp.net/). LICENZA: questo testo è distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo Internet: TRATTO DA: Storia della decadenza e rovina dell'impero Romano di Edoardo Gibbon. Traduzione dall'inglese - Milano : per Nicolo Bettoni, v. ; 8 - volume quinto, p. CODICE ISBN: mancante 1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 18 novembre 2010 INDICE DI AFFIDABILITA': 1 0: affidabilità bassa 1: affidabilità media 2: affidabilità buona 3: affidabilità ottima ALLA EDIZIONE ELETTRONICA HANNO CONTRIBUITO: (Distributed proofreaders (http://www.pgdp.net) REVISIONE: Claudio Paganelli, Laura Paganelli, (per le parole greche). PUBBLICAZIONE: Claudio Paganelli, Informazioni sul progetto Manuzio Il progetto Manuzio è una iniziativa dell'associazione culturale Liber Liber. Aperto a chiunque voglia collaborare, si pone come scopo la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito Internet: Aiuta anche tu il progetto Manuzio Se questo libro elettronico è stato di tuo gradimento, o se condividi le finalità del progetto Manuzio , invia una donazione a Liber Liber. Il tuo sostegno ci aiuterà a far crescere ulteriormente la nostra biblioteca. Qui le istruzioni: STORIA DELLA DECADENZA E ROVINA DELL'IMPERO ROMANO DI EDOARDO GIBBON TRADUZIONE DALL'INGLESE VOLUME QUINTO MILANO PER NICOLÒ BETTONI M.DCCC.XXI CAPITOLO XXV. Governo e morte di Gioviano. Elezione di Valentiniano che associa il fratello Valente all'impero, e fa la final divisione degl'imperi dell'oriente e dell'occidente. Ribellione di Procopio. Amministrazione civile ed ecclesiastica. La Germania. La Gran- Brettagna. L'Affrica. L'Oriente. Il Danubio. Morte di Valentiniano. I due suoi figli Graziano e Valentiniano II succedono all'impero Occidentale. La morte di Giuliano aveva lasciato in una situazione molto dubbia e pericolosa gli affari dell'impero. S'era salvato il Romano esercito per mezzo di un ignominioso e forse necessario trattato 1 ; ed i primi momenti di pace del pietoso Gioviano, destinati furono a restaurare la domestica tranquillità della Chiesa e dello Stato. L'indiscretezza del suo predecessore, invece di conciliare, aveva fomentato ad arte la guerra di religione, e la bilancia, che affettò di mantenere fra le ostili fazioni, non servì che a perpetuar la contesa, con le vicende di speranza e di timore, e con le reciproche pretensioni di antico possesso e di favore presente. I Cristiani avean dimenticato lo spirito del Vangelo; ed i Pagani s'erano imbevuti di quel della Chiesa. Nelle famiglie private si arano estinti i sentimenti della natura dal cieco furore dello zelo e della vendetta; era violata la maestà delle leggi, o se ne abusava; le città dell'oriente venivan macchiate di sangue; ed i più implacabili nemici de' Romani si trovavano in seno al loro paese; Gioviano era stato educato nella professione del Cristianesimo; e 1 Le medaglie di Gioviano l'adornano di vittorie, di corone di lauro e di schiavi prostrati. Du Cange Famil. Bizantin. p. 52. L'adulazione è uno stolto suicidio: distrugge se stessa con le proprie mani. nella marcia, che fece da Nisibi ad Antiochia, lo stendardo della croce, il Labaro di Costantino, che fu di nuovo spiegato alla testa delle Legioni, annunziò al popolo la fede del nuovo Imperatore. Appena salito sul trono mandò una circolare a tutti i Governatori delle Province, in cui confessava la divina verità, ed assicurava il legittimo stabilimento della religione Cristiana. Furono aboliti gl'insidiosi editti di Giuliano, le immunità Ecclesiastiche furono restituite ed ampliate; e Gioviano condiscese sino a dolersi, che le angustie de' tempi l'obbligassero a diminuir la dose delle caritatevoli distribuzioni 2. I Cristiani eran tutti concordi nell'alto e sincero applauso, che davano al pio successor di Giuliano. Ma tuttavia ignoravano qual formula di fede o qual sinodo avrebbe scelto per norma dell'ortodossia; e la pace della Chiesa fece immediatamente risorgere le ardenti dispute, che si eran sospese nel tempo della persecuzione. I Vescovi, capi delle Sette contrarie fra loro, convinti dall'esperienza, che la lor sorte moltissimo dipendeva dalle prime impressioni, che si sarebbero fatte nella mente d'un ignorante soldato, si affrettarono di giungere alla Corte d'edessa o d'antiochia. Eran piene le pubbliche vie dell'oriente di Vescovi Omousj, Arriani, Semiarriani ed Eunomiani, che procuravano di sorpassarsi l'uno l'altro nella santa carriera; gli appartamenti del palazzo risonavano dei loro clamori; e le orecchie del Principe venivano assalite, e forse rendute attonite pel singolar mescuglio di argomenti metafisici e di appassionate invettive 3. La moderazione di Gioviano, che raccomandava la concordia e la carità, e rimetteva i contendenti 2 Gioviano restituì alla Chiesa Τον αρχαιον κοσμον, l'antico decoro; espressione forte e significante; Filostorg. l. VIII. c. 5 con le dissertazioni del Gotofredo p. 329, Sozomeno VI. c. 3. Si esagera da Sozomeno la nuova legge, che condannò il ratto o il matrimonio delle Monache (Cod. Teodos. l. IX. tit. XXV. leg. 2). Egli suppone che uno sguardo amoroso, l'adulterio del cuore, fosse punito con la morte dall'evangelico Legislatore. 3 : Si confronti Socrate l. III c. 25. e Filostorgio l. VIII. c. 6. con le dissertazioni del Gotofredo. 330. alla decisione d'un futuro Concilio, era interpretata come un sintomo d'indifferenza; ma finalmente si scoprì e si dichiarò il suo attaccamento alla fede Nicena dalla riverenza ch'ei dimostrò per le virtù celestiali del grande Atanasio 4. L'intrepido veterano della fede, al primo avviso della morte del tiranno, era uscito all'età di settanta anni dal suo ritiro. Le acclamazioni del popolo un'altra volta lo collocarono sulla sede Archiepiscopale; ed egli saviamente accettò o prevenne l'invito di Gioviano. Il venerabile aspetto, il tranquillo coraggio, e l'insinuante eloquenza d'atanasio sostennero la riputazione ch'erasi già acquistato nelle Corti di quattro successivi Principi 5. Tosto ch'egli ebbe guadagnato la confidenza, ed assicurata la fede del Cristiano Imperatore, tornò in trionfo alla propria Diocesi, e continuò per altri dieci anni 6 a regolar con prudenti consigli e con instancabil vigore l'ecclesiastico governo di Alessandria, dell'egitto e della Chiesa Cattolica. Avanti di partire d'antiochia, egli accertò Gioviano, che l'ortodossa sua devozione sarebbe stata premiata con un lungo e pacifico regno. Atanasio avea motivo di sperare, ch'egli 4 La parola celestiale esprime debolmente l'empia e stravagante adulazione dell'imperatore verso l'arcivescovo τη προ ς τον θεο ν τω ν ολων ομοὶωσεως figura di Dio onnipotente. Vedi la lettera originale appresso Atanasio Tom. II. p. 33. Gregorio Nazianzeno (Orat. XXI. p. 392.) celebra l'amicizia di Gioviano e di Atanasio. I Monaci d'egitto consigliarono il Primate a far quel viaggio: Tillemont Mem. Eccl. Tom. VIII. p Il Bleterie rappresenta ingegnosamente Atanasio alla Corte d'antiochia Hist. de Jovien Tom. I. pag. 131, 148. Egli traduce le singolari ed originali conferenze dell'imperatore, del Primate d'egitto, e de' Deputati Arriani. L'Abbate non si mostra soddisfatto delle rozze facezie di Gioviano; ma la parzialità dell'imperatore per Atanasio prende a' suoi occhi il carattere di giustizia. 6 Il vero tempo della sua morte è oscurato da varie difficoltà: (Tillemont Mem. Eccl. Tom. VIII. p ). Ma la data del 2. Maggio 373., che sembra più coerente all'istoria ed alla ragione vien confermata dall'autentica vita di lui. Maffei Osservaz. Letterar. Tom. III. p. 81. avrebbe ottenuto o il merito d'una predizione adempita, o la scusa d'una grata, quantunque inefficace preghiera 7. La forza più tenue, quando è applicata ad aiutare e dirigere la naturale inclinazione del suo oggetto, opera con irresistibile peso; e Gioviano ebbe la buona fortuna d'abbracciar le opinioni religiose, che erano sostenute dallo spirito di quel tempo e dallo zelo e dal numero del più potente partito 8. Sotto il regno di lui il Cristianesimo ottenne una facile e durevol vittoria; ed appena cessò il favore della reale protezione, il genio del Paganesimo, che ardentemente si era innalzato e favorito dagli artifizi di Giuliano, cadde irreparabilmente a terra. In molte città i tempj furono chiusi o abbandonati; i filosofi, che aveano abusato della passeggiera loro potenza, stimaron prudente consiglio quello di radersi la barba, e di mascherare la lor professione; ed i Cristiani godevano d'essere in grado allora di perdonare o di vendicare le ingiurie, che avean sofferte nel regno antecedente 9. Fu dissipata però la costernazione del Mondo Pagano mediante un savio e grazioso editto di tolleranza, in cui Gioviano espressamente dichiarò, che sebbene avrebbe severamente punito i sacrileghi riti della magia, pure i suoi sudditi potevan liberamente e con sicurezza esercitare le cerimonie dell'antico culto. Ci si è conservata la memoria di questa legge dall'oratore Temistio, che dal Senato di Costantinopoli fu deputato ad esporre il suo fedele omaggio al nuovo Imperatore. Temistio si diffonde sulla 7 Vedi le osservazioni del Valesio e Jortin (Rifles. sull'istor. Eccl. Vol. IV. p. 38.) sopra la lettera originale d'atanasio conservataci da Teodoreto (l. IV. c. 3). In alcuni manoscritti vien tralasciata quell'imprudente promessa, forse dai Cattolici gelosi della fama profetica del loro Capo. 8 Atanasio (ap. Teodoret. l. IV. c. 3) magnifica il numero degli Ortodossi, che riempivano tutto il Mondo; παρέξ ο λι γων των τα Αρει ου Φρονουντω ν; eccettuati alcuni pochi seguaci della dottrina d'arrio. Quest'asserzione fu verificata nello spazio di 30. o 40. anni. 9 Socrate (l. III. c. 24.) Gregorio Nazianzeno, (Orat. IV. p. 131), e Libanio (Orat. parent. c. 148, p. 369) esprimono i viventi sensi delle rispettive loro fazioni. clemenza della Natura Divina, sulla facilità degli errori umani, su' diritti della coscienza, e sull'indipendenza dello spirito; ed inculca eloquentemente i principj d'una filosofica tolleranza, di cui la superstizione medesima non ha rossore d'implorar l'aiuto nel tempo della sua calamità. Egli osserva giustamente, che nelle recenti mutazioni ambe le religioni erano state alternativamente disonorate dagli apparenti acquisti d'indegni proseliti, di que' divoti della regnante porpora, che passavano senza ragione e senza vergogna dalla chiesa al tempio, e dagli altari di Giove alla sacra mensa de' Cristiani 10. Nello spazio di sette mesi le truppe Romane, che allora eran tornate ad Antiochia, aveano fatto una marcia di mille cinquecento miglia, nella quale avevan sofferto tutti i travagli della guerra, della fame e del clima. Nonostanti i loro servigi, le loro fatiche e l'approssimarsi dell'inverno, il timido ed impaziente Gioviano non concedette agli uomini ed ai cavalli che un riposo di sei settimane. L'Imperatore non potè soffrire le indiscrete e maliziose satire del popolo d'antiochia 11. Era egli ansioso di occupare il palazzo di Costantinopoli, e di prevenir l'ambizione di qualche competitore, che avrebbe potuto aspirare al vacante omaggio dell'europa. Ma ricevè ben presto la grata notizia, che si riconosceva la sua sovranità dal Bosforo Tracio fino all'oceano 10 Temist. Orat. V. p , edit. Harduin. Paris L'Ab. della Bleterie giudiziosamente osserva (Hist. de Jovien Tom. II. pag. 199.) che Sozomeno ha passato in silenzio la general tolleranza, e Temistio lo stabilimento della religione Cattolica. Ciascheduno di essi ha voltato l'occhio lungi da quell'oggetto, che non gli piaceva, ed ha procurato di sopprimere quella parte dell'editto, che secondo la propria opinione, era meno onorevole all'imperator Gioviano. 11 Οι δε Αντίοχεις ουκ ηδεως διὲκειντο προ ς αὺτο ν, α λλ έπεσκωπτον αὺτο ν ωδαι ς και παροδιὰις και καλουμενοις Φαμωσοις: E quelli d'antiochia non si portavan piacevolmente verso di esso: ma l'insultavano con canzoni, con motti satirici, e con quelli che chiaman libelli famosi. Giovanni Antioch. in Excerpt. Valesian. p Possono ammettersi le satire d'antiochia anche su debolissime prove. Atlantico. Con le prime lettere, che spedì dal campo della Mesopotamia, egli avea delegato il comando militare della Gallia e dell'illirico a Malarico, prode e fedele uffiziale della nazione dei Franchi; ed al Conte Luciliano, suo suocero, che si era già segnalato per coraggio e buona condotta nella difesa di Nisibi. Malarico avea ricusato un impiego, di cui non si credeva capace, e Luciliano era stato trucidato a Reims in un accidentale ammutinamento delle coorti Batave 12. [A. D. 364] Ma la moderazione di Giovino, maestro generale della cavalleria, che seppe dimenticare il disegno della sua disgrazia, presto quietò il tumulto, e confermò i dubbiosi animi dei soldati. Fu dato e preso con leali acclamazioni il giuramento di fedeltà; e i deputati degli eserciti Occidentali 13 salutarono il nuovo loro Sovrano, come scendeva dal monte Tauro verso la città di Tiana nella Cappadocia. Da Tiana continuò la sua frettolosa marcia verso Ancira, capitale della provincia di Galazia, dove Gioviano assunse, insieme col piccol suo figliuolino, il nome e le insegne del Consolato 14. Dadastana 15, oscura città quasi ad uguale distanza tra Ancira e Nicea, era destinata per fatale termine del viaggio e della vita di esso. Dopo una copiosa e forse intemperante cena andò a riposare, e la mattina seguente l'imperator Gioviano fu 12 Si paragoni Ammiano (XXV. 10.) che omette il nome dei Batavi, con Zosimo (l. III. p. 197.) che trasferisce la scena dell'azione da Reims a Sirmio. 13 Quos capita scholarum ordo castrensis appellat. Ammiano XXV. 10, e Vales. ib. 14 Cujus vagitus pertinaciter reluctantis, ne in curuli sella veheretur ex more, id quod mox accidit, protendebat. Augusto ed i Successori di lui avevan chiesta rispettosamente la dispensa dell'età per li figliuoli o nipoti, che avevano innalzati al Consolato. Ma la sella curule del primo Bruto non era mai stata disonorata da un bambolo. 15 L'Itinerario d'antonino pone Dadastana distante 125 miglia da Nicea, e 117 da Ancira (Wesseling. Itinerar. p. 142). Il Pellegrino di Bordò, tralasciando alcune fermate, riduce tutto quello spazio da 242 a 181 miglia: Wesseling. p. 574. trovato morto nel letto. In diverse maniere fu esposta la causa di quest'improvvisa morte. Alcuni la riguardarono come l'effetto d'una indigestione cagionata o dalla quantità del vino, o dalla qualità dei funghi ch'egli aveva golosamente mangiati la sera. Secondo altri, fu soffocato nel sonno dal vapore del carbone, cui trasse dalle muraglie della camera la dannosa umidità d'un intonaco fresco 16. Ma la mancanza di una regolare inquisizione intorno alla morte di un Principe, il regno e la persona del quale andaron presto in obblio, sembra che fosse la sola circostanza che sostenesse i maliziosi susurri di veleno e di domestico tradimento 17. Il corpo di Gioviano fu mandato a Costantinopoli per esser sepolto coi suoi predecessori; ed incontrossi per via la mesta processione da Carito sua moglie, figlia del Conte Luciliano, che tuttavia piangeva la recente morte del padre, e s'affrettava ad asciugare le lacrime fra gli abbracciamenti di un Imperiale marito. Amareggiavasi lo sconcerto ed il dolore di essa dall'ansietà della tenerezza materna. Sei settimane avanti la morte di Gioviano, il piccolo suo figlio era stato posto nella sedia curule, adornato del titolo di Nobilissimo, e delle vane insegne del Consolato. Non essendo il real fanciullo, che avea preso dall'avo il nome di Varroniano, consapevole di sua fortuna, la sola gelosia del Governo si rammentava ch'egli era figlio d'un Imperatore. Sedici anni dopo viveva ancora, ma era già stato privato d'un occhio; e l'afflitta sua madre ad ogni momento aspettava, che le 16 Vedi Ammiano (XXV. 10.) Eutropio (X. 18.), che potè per avventura trovarsi presente, Girolamo (Tom. I. p. 26. ad Heliodorum), Orosio (VII. 31), Sozomeno (l. VI. c. 6), Zosimo (lib. III. p ) e Zonara (Tom. II. l. XIII. p ). Non può sperarsi un perfetto accordo fra loro, nè staremo a discutere le minute differenze che vi si trovano. 17 Ammiano, dimenticatosi del solito suo candore e buon senso, paragona la morte dell'innocente Gioviano a quella del secondo Affricano, che aveva eccitato i timori e lo sdegno della fazion popolare. fosse strappata quell'innocente vittima dalle braccia, per tranquillare col proprio sangue i sospetti del regnante Sovrano 18. Dopo la morte di Gioviano rimase il trono Romano per dieci giorni 19 senza Signore. I Ministri ed i Generali continuarono ad unirsi in consiglio, ad esercitare le respettive loro funzioni, a mantener l'ordine pubblico, ed a condurre pacificamente l'esercito verso la città di Nicea nella Bitinia, che si era scelta per luogo della nuova elezione 20. In una solenne adunanza delle civili e militari potestà dell'impero, fu di nuovo concordemente offerto il diadema al Prefetto Sallustio. Egli ebbe la gloria di farne un secondo rifiuto; e quando allegate furono le virtù del padre in favore del figlio, il Prefetto con la fermezza d'un generoso patriota dichiarò agli Elettori, che la debole vecchiezza dell'uno, e l'inesperta gioventù dell'altro erano ugualmente incapaci dei laboriosi doveri del governo. Si proposero diversi candidati: e dopo ponderate le obbiezioni al carattere od alla situazione di essi, furono l'un dopo l'altro rigettati; ma tosto che venne pronunziato il nome di Valentiniano, il merito di quest'uffiziale riunì i suffragi di tutta l'assemblea, ed ottenne la sincera 18 Grisostomo Tom. I, p Edit. Monfaucon. L'oratore Cristiano procura di confortare la vedova con esempî d'illustri avversità; ed osserva che fra nove Imperatori (includendovi Gallo Cesare) che avevan regnato al suo tempo, due soli (Costantino e Costanzo) eran morti di morte naturale. Tali vaghe consolazioni non hanno mai servito ad asciugare una lacrima. 19 Sembra, che dieci giorni difficilmente potessero esser sufficienti per la marcia e per l'elezione. Ma possiamo osservare in primo luogo, che i Generali potevano ordinar l'uso speditivo delle pubbliche poste, per sè stessi, per i loro famigliari e per i messaggi; secondariamente, che le truppe marciavano, per comodo delle città, in più divisioni; e che la fronte della colonna poteva essere a Nicea, quando la retroguardia trovavasi ad Ancira. 20 Ammiano XXVI. 1. Zosim. l. III. p Filostorg. l. VIII. c. 8. e Gotofred. dissert. p Filostorgio, il quale pare che avesse delle importanti ed autentiche notizie, attribuisce la scelta di Valentiniano al Prefetto Sallustio, al Generale Arinteo, a Dagalaifo Conte dei domestici, ed al patrizio Daziano, le pressanti raccomandazioni dei quali da Ancira ebbero una grande influenza nell'elezione. approvazione di Sallustio medesimo. Valentiniano 21 era figliuolo del Conte Graziano, nativo di Cibali nella Pannonia, il quale da un'oscura condizione si era innalzato 22, mediante un'incomparabil destrezza e vigore, al comando militare dell'affrica e della Gran Brettagna, da cui erasi ritirato con ampie ricchezze e con sospetta integrità. Il grado però ed i servigi di Graziano contribuirono a favorire i primi passi della promozione di suo figlio; e gli porsero un'opportuna occasione di spiegar quelle sode ed utili qualità, che ne sollevarono il carattere sopra l'ordinario livello dei suoi compagni soldati. Valentiniano era alto di statura, grazioso e maestoso. Il virile suo aspetto, che portava impressi alt
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