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G. VACIAGO - M. MASSACESI - G. ZADRA LE SFIDE DELLA COMPLESSITÀ: LE IMPLICAZIONI SULL ATTIVITÀ DI INTERMEDIAZIONE. Sadibatrentasei

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Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa Università Cattolica del Sacro Cuore G. VACIAGO - M. MASSACESI - G. ZADRA LE SFIDE DELLA COMPLESSITÀ: LE IMPLICAZIONI SULL ATTIVITÀ DI INTERMEDIAZIONE Sadibatrentasei Interventi tenuti nell ambito del seminario su Il Paese e le banche: esigenze di sviluppo e sostegni da parte dell industria bancaria Castello dell Oscano - Perugia, 16 marzo 2012 QUADERNO N. 271 Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa Università Cattolica del Sacro Cuore G. VACIAGO - M. MASSACESI - G. ZADRA LE SFIDE DELLA COMPLESSITÀ: LE IMPLICAZIONI SULL ATTIVITÀ DI INTERMEDIAZIONE Sadibatrentasei Interventi tenuti nell ambito del seminario su Il Paese e le banche: esigenze di sviluppo e sostegni da parte dell industria bancaria Castello dell Oscano - Perugia, 16 marzo 2012 Sede: Presso Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano, Largo A. Gemelli, n. 1 Segreteria: Presso Banca Popolare Commercio e Industria - Milano, Via Moscova, 33 - Tel Cassiere: Presso Banca Popolare di Milano - Milano, Piazza Meda n. 2/4 - c/c n Per ogni informazione circa le pubblicazioni ci si può rivolgere alla Segreteria dell Associazione - tel. 02/ sito web: 2 Prof. Giacomo VICIAGO Ordinario di Politica economica nell'università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Crisi dell Euro e/o della finanza? Cosa hanno in comune le due crisi finanziarie, quella iniziata il 9 agosto 2007 e quella iniziata il 19 ottobre 2009? La prima, anche detta dei mutui subprime, dovuta all eccessivo indebitamento privato tipico dei paesi anglosassoni, ha come primo sintomo l improvvisa illiquidità del mercato interbancario. Seguono fallimenti e salvataggi di banche, fino alla scomparsa di Lehman Brothers il 15 settembre 2008, che determina un vero e proprio crollo della produzione industriale mondiale. La seconda crisi finanziaria è quella dell Eurozona, iniziata quando il neoeletto primo ministro Papandreou annuncia che il deficit pubblico greco del 2009 non sarà il 3% del PIL, ma il 13%!!! Si scopre che oltre alla Grecia altri Paesi della periferia dell Eurozona hanno molto debito, pubblico e/o privato, e poca crescita economica, cioè una condizione di non-sostenibilità di quel debito. A maggior ragione, nei mesi successivi, all aumentare dei tassi di interesse che aggrava l insostenibilità del debito stesso da ambedue i lati: i tassi più alti aumentano il debito e riducono la crescita. Le due crisi sottolineano l interazione che può esistere (e ne abbiamo visto conferma) tra gli aspetti di liquidità e quelli di solvibilità, inizialmente separati ma poi indistinguibili una volta che la crisi esplode. Liquidità e capitale, non a caso, sono i due temi da approfondire in questa sede. A ben guardare, le due crisi sono molto più simili di quanto appaia a prima vista. Elenchiamo le loro analogie e poi domandiamoci quanto i rimedi debbano perciò essere generali, oppure specifici per i diversi paesi considerati. 3 Dal punto di vista delle analogie, incominciamo col dire che tutte e due le crisi sono lungi dall essere risolte. In ambedue i casi, la cura è stata finora omeopatica: la crisi è da liquidità eccessiva? La si cura dispensando molta più liquidità. La crisi è da troppo debito? La cura è: molto più debito. In ambedue i casi, si afferma la necessità di riforme radicali e di regole nuove, ma nel frattempo si rinvia tutto a momenti migliori. L analogia è ancora più evidente se osserviamo quanto autocompiacimento le abbia precedute, da parte dei rispettivi Governi e autorità monetarie. La Great Moderation (2004) di Bernanke è già stata ricordata tante volte. Ma anche nel nostro caso, basta rileggere il Bollettino della BCE che celebrava il primo decennale dell Euro, per restare stupiti da tanto autocompiacimento: siamo nel giugno 2008 e si parla solo dei successi conseguiti, grazie all Euro, per la convergenza tra i Paesi dell area e nella aumentata stabilità finanziaria!! Non viene neppure accennato il fatto che la convergenza nominale (stessa inflazione e stessa curva dei tassi) nasconde una crescente divergenza reale (produttività e competitività). In ambedue i casi, l accumularsi di problemi irrisolti era peraltro prevedibile, e previsto. Basta rivedere l analisi di Borio-Lowe (del 2002) sui problemi posti da politiche monetarie troppo espansive negli USA; l analisi della BRI (nel 2004) sull eccessiva preferenza per il rischio che caratterizzava i mercati finanziari; ed il mio editoriale (Sole 24 Ore, 23 gennaio 2005) intitolato Quando l Italia uscirà dall euro, dove fra l altro scrivevo che per tornare a crescere servirebbe in Italia un welfare un po diverso da quello caratterizzato dall articolo 18 (sembra oggi, ma erano 7 anni fa!). L autocompiacimento delle autorità si unisce alla allora diffusa convinzione che la finanza fosse sempre in grado di risolvere problemi, non di causarli. O meglio, di amplificarli come abbiamo visto in questi anni in quanto consente di rinviare la soluzione di problemi la cui dimensio- 4 ne nel frattempo aumenta. L abbiamo visto negli USA e l abbiamo rivisto nell Eurozona. Gli squilibri reali, che si riflettono in deficit dei conti con l estero siano essi dovuti a perdita di competitività e/o ad eccessi di spesa possono essere finanziati più a lungo che in passato, anche grazie all integrazione finanziaria favorita dall adozione di regole più permissive (deregulation) e/o da una moneta comune. Ne risulta una maggior accumulazione di debito e quindi una crisi successiva più grave. Infine, ultima e non trascurabile analogia tra le due crisi: il meccanismo di trasmissione con cui la crisi originata nell economia reale e diventata poi finanziaria finisce col danneggiare ulteriormente l economia reale. Ricordiamo come nell agosto 2007 e di nuovo nell agosto 2011, il primo sintomo sia rappresentato dalla paralisi del mercato interbancario, cui la Banca centrale deve reagire aumentando l offerta di liquidità. Al venir meno della fiducia tra le banche segue il venir meno della fiducia nelle banche. Di qui, la probabilità di bank runs (nel caso di raccolta retail) e/o di funding crisis (nel caso di raccolta wholesale). La preferenza per la liquidità che si manifesta è di tipo precauzionale e non coincide con il movente speculativo di Keynes. Ma è solo dei guasti causati dalla speculazione finanziaria che si parla soprattutto da parte di chi non conosce la teoria economica e non distingue Keynes da Hicks. Il fatto è che in ambedue i casi, quando il sistema bancario perde raccolta, l unico rimedio che opera in modo endogeno è una equivalente riduzione dell attivo: è il credit crunch, che abbiamo avuto in tutto il mondo durante il panico post-lehman di fine 2008 e solo nei paesi della periferia europea in seguito alla nostra crisi. Il fatto che nel 2007 si parlasse tanto di mutui subprime e il fatto che nel caso dell Eurozona si fosse preoccupati solo di una crisi di debito pubblico e del mancato rispetto delle regole UE hanno fatto sì che in ambedue i casi si trascurasse il problema maggiore: il costo inflitto all economia reale, in termini di produzione e di occupazione, dalla crisi delle ban- 5 che. La BCE ha fatto tesoro dell esperienza post-lehman ed è intervenuta in modo massiccio sia a dicembre 2011 sia a febbraio 2012 per contrastare il credit crunch, e ciò rientra perfettamente nei suoi doveri. Il razionamento del credito di cui ha sofferto l economia italiana negli ultimi mesi è la logica conseguenza della contrazione del passivo delle nostre banche. Non ne hanno sofferto tutti i sistemi bancari dei paesi dell Eurozona, ma riflette un pregiudizio che è tipico dell analisi finanziaria: il rating delle banche di un Paese non può essere migliore di quello del loro Tesoro. Lo spread applicato al debito pubblico non può dunque non estendersi al debito privato 1. Tutto ciò significa la necessità di una riflessione più generale e parallela a quella che riguarda il nostro essere europei (almeno quanto siamo italiani!). Una riflessione sul necessario equilibrio da ripristinare tra economia reale e finanza: la seconda è utile e serve, ma non possiamo affidarle il destino di un Paese. Un discorso analogo vale per la crisi dell Unione Monetaria. Vent anni fa aveva vinto la tesi monetarista della Bundesbank, secondo la quale la stabilità monetaria era necessaria e sufficiente condizione di successo per l Unione Europea. Era stata sottovalutata la tesi del Rapporto Delors (1989) secondo il quale il successo sarebbe stato garantito dal contributo alla crescita originato dall integrazione qualcosa di molto più reale della sola convergenza nominale. Anche in Europa la priorità è tornare a occuparsi di economia reale: di produzione e di produttività, di innovazione e di capitale umano, di legalità e di meritocrazia. 1 In una conferenza tenuta a Tel Aviv nel 1990, Tommaso Padoa Schioppa indicava di non ritener possibile che gli spreads tipici di una Unione Monetaria potessero disciplinare i livelli di governo caratterizzati da deficit eccessivi. Ma nel corso del 2011 abbiamo assistito proprio a questo effetto: tutti i Paesi che registravano spreads crescenti hanno dovuto correggere in modo appropriato la loro politica economica, e..cambiare il Governo! Vedi il mio One money and one central bank: how many monetary policies?, Banca d Italia, 16 December Dott. Marco MASSACESI Vice Direttore Generale e CFO della Banca Monte dei Paschi di Siena Spa La liquidità come motore dell intermediazione: una sfida ed una opportunità Nell attuale difficile situazione congiunturale, caratterizzata da debolezza economica, tensioni sui mercati finanziari, tensioni sociali, le banche sono chiamate a risolvere un equazione quasi irrisolvibile : coniugare redditività, sostegno all economia, adeguatezza patrimoniale e liquidità. A questa nuova situazione le banche stanno reagendo e devono reagire attraverso un cambiamento dei modelli di business e dei processi di pianificazione, alla ricerca di una maggiore integrazione tra gestione della banca reale e degli aspetti commerciali e gestione di capitale, funding, liquidità e ALM. L equazione che le banche sono chiamate a risolvere è resa ancor più complessa dal fatto che stabilità e capacità di attrarre capitale di debito e capitale di rischio sono funzione di fattori non direttamente influenzabili dalle banche stesse. Il principale driver dell aumento del costo della raccolta, infatti, è rappresentato dal rischio paese, come dimostra la forte correlazione esistente tra l andamento dello spread dei Titoli di Stato italiani rispetto ai bund tedeschi e i CDS delle banche italiane. L impatto del rischio sovrano è maggiore sulle banche rispetto ai settori industriali. Nel corso del 2011 il costo del funding per le banche italiane è aumentato di 180 bps con inevitabili riflessi sui tassi attivi praticati alle imprese e alle famiglie: nel 2011, infatti, i tassi sui nuovi prestiti alle imprese sono aumentati di circa 140 bps e quelli sui mutui per acquisto abitazione di circa 100 bps. La combinazione di tali fattori ha provocato un notevole restringimento dello spread tra tassi 7 attivi e tassi passivi (oltre 100 bps al di sotto dello spread medio del periodo ) con effetti negativi in termini di redditività. Le banche stanno lavorando in maniera innaturale, raccogliendo denaro da soggetti (industriali) che nello schema tradizionale dell intermediazione finanziaria sono, per contro, le unità in deficit che, per contro, accedono al credito bancario. Nonostante l aumento del costo della raccolta e la difficile situazione congiunturale, il sistema bancario italiano non ha fatto mancare il proprio sostegno a famiglie e imprese. Gli impieghi, infatti, hanno continuato a crescere durante tutto il 2011, rallentando soltanto nell ultimo bimestre, risentendo anche di una riduzione della domanda da parte di imprese e famiglie come evidenziato dall indagine sul credito bancario condotta dalla Banca d Italia. A contribuire positivamente allo sviluppo dello scenario, favorendo tra l altro la riapertura dei mercati della raccolta all ingrosso, è intervenuta la BCE che con le due aste LTRO (Long Term Refinancing Operation) di dicembre 2011 e febbraio 2012 ha immesso nel sistema bancario europeo circa miliardi di euro, dei quali una quota significativa (circa un quarto) è stata rilevata dalle banche italiane. Da rilevare, tuttavia, che il livello dei depositi delle banche europee in BCE è aumentato sensibilmente dopo le aste LTRO, evidenziando le difficoltà ancora presenti nel trasmettere gli stimoli di politica monetaria all economia reale. Immettere liquidità ma al contempo ipotizzarne il pronto ritiro impone il parcheggio della stessa in luogo di una sua immissione nel circuito dell intermediazione creditizia. In conclusione, il 2011 è stato per il sistema bancario italiano un anno complesso, in particolare dopo l accentuarsi della crisi del debito sovrano. L intervento della BCE e il contenimento delle tensioni sui mercati finanziari hanno garantito un miglioramento del profilo di liquidità a breve che dovrebbe, ove strutturalmente fattorizzabile, consenti- 8 re al sistema bancario di tornare ad avere un ruolo determinante nel sostegno al sistema produttivo e alle famiglie. Potrebbero concretizzarsi le condizioni per una ripresa del credito che dipenderà però in modo significativo dall evoluzione del quadro macro economico, dallo strutturale apporto di liquidità da parte della Banca Centrale Europea e dalla conseguente domanda di finanziamenti da parte di imprese e famiglie, in una mutata prospettiva e propensione al consumo e all investimento. 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 Dott. Guglielmo ZADRA Head of Planning Strategy and Capital Management dell'unicredit Group Il ruolo del capitale in una visione integrata dell attività di intermediazione a favore dell economia reale 1. Ruolo del capitale e impatto della nuova regolamentazione Come in ogni azienda, anche per le banche il livello di patrimonio netto conferito dagli azionisti rappresenta il primo strumento per fronteggiare le perdite. Tuttavia, ciò che contraddistingue il ruolo peculiare del capitale per il settore bancario rispetto ad altri settori risiede nell attività specifica di raccolta di risparmio dalla clientela e di finanziamento dell economia reale. Tale ruolo, soprattutto alla luce delle recenti crisi finanziarie e delle conseguenze sul sistema economico, ha portato alla necessità di sottoporre il settore ad una regolamentazione prudenziale incentrata sul livello di capitale sempre più stringente. Tale regolamentazione ha proprio il livello di patrimonializzazione tra i suoi pilastri. I limiti sul livello di patrimonializzazione legati alla rischiosità delle attività svolte, la scarsità della risorsa, nonché il suo elevato livello di remunerazione attesa sono alla base dell attenzione crescente all efficiente utilizzo del capitale da parte delle banche ed all enfasi posta sulla sua ottimale allocazione tra i differenti business. Inoltre, in un contesto regolamentare già particolarmente severo, alcune recenti posizioni delle autorità di vigilanza nazionali rischiano di rendere ancora più critico il processo di allocazione del capitale all interno di un Gruppo internazionale molto diversificato come UniCredit. Infatti, 24 nonostante la volontà, da parte dei regulators globali, di garantire la maggiore possibile uniformità regolamentare ( level playing field ) tra istituzioni operanti in differenti Paesi, le autorità di vigilanza nazionali si sono dirette verso un maggiore isolamento ( ring fencing ) nei confronti delle controllate locali, mettendo così in discussione il ruolo e le sinergie derivanti dall essere un Gruppo internazionale. 2. L evoluzione della normativa regolamentare: da Basilea 1 a Basilea 3 Nel 1988 il Comitato di Basilea per la Vigilanza Bancaria (Basel Committee on Banking Supervision - BCBS) aveva introdotto un insieme di regole relative al rischio di credito e definito dei requisiti minimi di capitalizzazione per limitare il rischio del sistema bancario. Tale insieme di regole è conosciuto come Basilea 1. Al fine di rafforzare la capacità del sistema bancario di resistere agli shock, questo insieme di regole è stato rivisto e aggiornato nel 2004, quando un nuovo framework regolamentare (conosciuto come Basilea 2) è stato pubblicato. Rispetto a quello precedente, il nuovo insieme di regole prevedeva l introduzione di requisiti di capitale che riflettessero in modo più accurato la rischiosità degli attivi delle banche, un esplicita considerazione del rischio operativo, il rafforzamento della vigilanza sui mercati finanziari e una maggiore trasparenza nella comunicazione al mercato. Il framework di Basilea 2 si basa su una struttura a tre pilastri : Pillar 1 Requisiti minimi di capitale, al fine di riflettere un allocazione di capitale più coerente con i rischi assunti; Pillar 2 - Supervisory Review Process, una più dettagliata valutazione regolatoria dei rischi associati all esposizione creditizia; Pillar 3 Market Discipline, al fine di assicurare mag- 25 giore trasparenza di mercato. Il Patrimonio di Vigilanza (in base alle regole di Basilea 2) ha come punto di partenza il patrimonio contabile, a cui vengono applicate alcune correzioni finalizzate a ripulirlo di componenti che non sarebbero pienamente disponibili ad assorbire perdite in caso di necessità e si articola in tre livelli: Core Tier 1 capital (o Common Equity nella definizione delle nuove regole di Basilea 3), che rappresenta la parte più vicina al Patrimonio Netto; Additional Tier 1 Capital, composto di Titoli Ibridi (innovativi e non), che assorbono le perdite sia in going che in gone concern; Tier 2 Capital, composto di Titoli Subordinati, che assorbono le perdite unicamente in gone concern, in via prioritaria rispetto alle altre passività, ma dopo Core Tier 1 e Additional Tier 1 Capital. Il livello di patrimonializzazione delle banche viene gestito dalla vigente normativa di vigilanza determinando livelli minimi per i coefficienti patrimoniali: 1. Tier 1 Capital (dato dalla somma di Core Tier 1 e Additional Tier 1 Capital) pari al 4%; 2. Patrimonio di Vigilanza pari all 8%. Nel dicembre 2010, il Comitato di Basilea ha pubblicato un ulteriore serie di cambiamenti significativi degli standard globali richiesti alle banche su capitale e liquidità. L obiettivo di questa nuova cornice regolamentare, denominata Basilea 3, è quello di promuovere un sistema bancario più solido, caratterizzato da una maggiore abilità di assorbire gli shock e da un ridotto livello di rischio sistemico. In particolare, le innovazioni regolamentari di Basilea 3 definiscono regole più stringenti per i livelli di adeguatezza patrimoniale delle banche e introducono per la prima volta limiti in termini di liquidità e di leva finanziaria. Gli accordi di Basilea 3 verranno tradotti in legge in Europa attraverso una nuova direttiva europea (Capital Requirements Directive IV CRD4), che andrà a sostitui- 26 re quella esistente (CRD3). I nuovi requisiti regolamentari aumentano sia la quantità (tramite rapporti di patrimonializzazione più elevati) sia la qualità (con maggiori deduzioni) del capitale proprio. In termini di maggiore quantità di capitale, i nuovi requisiti (con un attuazione graduale, dal 2013 al 2019) possono essere riassunti come segue (riportiamo qui gli importi a regime, per i dettagli sulla gradualità dell attuazione si veda la Tabella 1): Il requisito minimo per il Common Equity Tier 1 (CET1) è stato aumentato dal 2% (non definito formalmente dalle regole correnti, ma desumibile dalla massima quantità di Additional Tier 1 all interno del Tier 1) al 4.5% dei RWAs. Un ulteriore requisito di conservazione del capitale (Capital Conservation Buffer), costituito esclusivamente da CET1, che vale 2.5%, per assicurare che le banche accumulino un ammontare addizionale di capitale durante periodi favorevoli (cioè di crescita economica e del credito) e che possono essere q
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