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IL POLLINO COSENTINO CENTRALE: Francavilla Marittima, Civita.

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IL POLLINO COSENTINO CENTRALE: Francavilla Marittima, Civita. Eccomi, dopo ore di cammino in cima al monte Serra Dolcedorme. Con i suoi 2267 metri, è il monte più alto dell estremità meridionale dell Italia
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IL POLLINO COSENTINO CENTRALE: Francavilla Marittima, Civita. Eccomi, dopo ore di cammino in cima al monte Serra Dolcedorme. Con i suoi 2267 metri, è il monte più alto dell estremità meridionale dell Italia continentale e il terzo della dorsale dell Appennino. Sono su un fianco arido, brullo con qualche pino loricato qua e là e la costante è il vento che sferza in continuazione. Il maestrale che proviene dal Mare Tirreno è incessante e non mi dà alcuna tregua. Sono costretto a coprirmi gli occhi per proteggermi dalla polvere e camminare a carponi sino a raggiungere i cunicoli più appartati. Il cielo è terso, senza alcuna nuvola, tranne due o tre all orizzonte e il paesaggio è eccezionale: solo da qui posso vedere i due mari ed è una sensazione strana. Mi sento come Atlante che regge la penisola calabrese che si sviluppa verso sud. Ammiro i brulli monti con la neve che è sciolta da un pezzo, mentre in lontananza intravedo alcuni boschi e ancora più lontano la pianura con vari centri abitati. Sono sul versante calabrese del complesso del Parco Nazionale del Pollino e mi trovo qui per un interesse, un hobby che a molti sarà strano: il mio amore per i ragni. Sì, sono un entomologo, ma se vogliamo essere precisi la mia specializzazione è l aracnologia. Io amo cercare i ragni più rari e strani, anche se non disdegno i coleotteri. Qui, nel parco, vive uno degli esemplari più rari, belli e affascinanti, oltre che pericolosi: il Latrodectus tredecimguttatus. Volgarmente chiamata malmignatta, è un esemplare velenoso che ha la particolarità (come dice il nome latino) di avere tredici cerchi rossi sull addome. Sempre tredici, senza alcuna eccezione. Qualche giorno dopo... Sono ai piedi del complesso del Pollino, nei pressi della Piana di Sibari. I due monti, Pollino e Serra Dolcedorme emergono alle mie spalle, un po distanti, massicci e con quella riconoscibile estremità conica allargata. Sono dovuto tornare alla civiltà con rammarico e un po di dispiacere, dopo un intera settimana tra i boschi, sulle praterie e in compagnia dei pini loricati che ospitano volentieri i ragni e i coleotteri di mio interesse. Mi trovo nel paese di Francavilla Marittima. La sua posizione è strategica, a pochi passi dal Mare Ionio, con in lontananza i monti dell Altopiano della Sila, mentre alle spalle ci sono le prime montagne che fanno parte del massiccio del Pollino. È un paese a metà strada tra il mare e il monte e la particolarità è data dalla conformazione topografica del nucleo antico tipicamente montana. Non c è traccia di pianura, tranne che il nuovo abitato che è adagiato sulla Piana di Sibari e circondato da profumati agrumeti. È un conflitto di civiltà: l antico legato alla montagna e il moderno al mare. Sembra strano, ma se si conosce bene la storia, un motivo c è, ovvero che la pianura sino a pochi decenni fa era malsana e paludosa e non permetteva di costruire nuclei abitati. La sua fama, se possiamo definirla così, sembra legata alla sua storia antica, alla vicina e antica Sibari. Proprio qui sono stati trovati i resti di una necropoli dell età del ferro e, soprattutto, un santuario dedicato ad Atena. Purtroppo oggi non si vede quasi nulla poiché gli elementi più interessanti sono conservati al Museo Archeologico di Sibari. Peccato, però. Poteva essere un biglietto da visita per un paese che si trova nel mezzo senza una particolare specificità. Non è né una località marina (il suo nome potrebbe ingannare, ma il suo territorio non è solcato dal mare) e neanche una località prettamente montana, essendo solo sfiorata dai confini del parco nazionale del Pollino, che include anche il centro storico. Il punto di forza può essere dato solo dal suo nucleo antico. Così caratteristico e particolare con le case che si sviluppano a cascata, a prima vista appare ben curato. Adagiato ai piedi della modesta Timpa del Castello, è sicuramente un luogo su cui è possibile fare una piacevole passeggiata e, magari, trovare qualche piccolo coleottero. Cerco di unire l utile al dilettevole e comincio a visitare questo paesino, partendo da Piazzetta Angelo Lo Caso, un garibaldino nativo di questo paese. Ovviamente il panorama della piana di Sibari con il Mare Ionio è inpagabile, ma mi soffermo ben poco e mi dirigo velocemente verso sopra. Sono su un piccolo spiazzo ben curato, ovviamente pedonalizzato, con una fontana, un monumento ai caduti e un po di verde. Non manca ovviamente l arredo urbano e, di fronte a me, c è il Santuario di Santa Maria degli Infermi con una caratteristica facciata in pietra a vista. Costruita nel 1806 sui resti di un antica cappella gentilizia dei Duchi Serra di Cassano, è stata edificata a seguito di una supposta apparizione miracolosa della madonna la notte del 14 settembre del Il suo interno, come ogni santuario che conta, piccolo o grande che sia, emana aura di spiritualità e semplicità ed è suddiviso in tre navate. La particolarità è data dall abside a cui si accede scendendo alcuni gradini e conserva una bella icona della madonna titolare. Esco dalla chiesa, poiché non sono particolarmente credente e più interessato alla relazione tra il mondo animale e l ambiente circostante e imbocco una strada accanto alla chiesa, anch essa in salita. Vorrei provare a raggiungere la parte più naturalistica della località. Il panorama della Piana di Sibari e della sovrastante Timpa del Castello sono ovviamente degni di nota, ma preferisco continuare a camminare sino a raggiungere Largo Leonardo Montilli. Prospetta un bel palazzo signorile con, sul piano nobile, una serie di finestre con il proprio balcone in ferro battuto. Salgo ancora di quota e attraverso un area relativamente moderna con alcuni scorci del centro storico del paese. Entomologicamente non c è nulla di interessante per una persona esigente come me, solo qualche formica aliena, qualche mosca, ma non ho trovato i miei amati ragni e coleotteri. Certo, è normale, quelli che cerco io solitamente vivono lontani dalle attività umane, preferendo la sicurezza degli alberi dei boschi o delle praterie di alta montagna. Magari sarò fortunato, chissà. Continuo a camminare e intravedo, con mia grande sorpresa, il Santuario di Santa Maria delle Armi di Cerchiara di Calabria, addossata su un ripido fianco della montagna. È stato un piacere per me rivedere questi familiari luoghi, del mio passato, dove ho fatto i primi passi escursionistici sino a raggiungere le gole del Raganello di San Lorenzo Bellizzi, con le caratteristiche montagne lievemente inclinate. Qui, ricordo, ho trovato per la prima volta il bellissimo cerambice del faggio, un coleottero di un colore azzurro intenso e con macchie nere. È stato bello vederlo poggiarsi sulla mia mano, con le sue lunghe e sottili antenne che mi facevano quasi il solletico. Devo dire che è stato un miracolo incontrarlo, visto che come dice il nome predilige i faggi e io ero solo nei pressi del torrente, lontano dalle prime faggete. Spero di incontrarlo di nuovo in questi giorni di escursione, tra gli umani. Continuo a percorrere il tratto in salita e raggiungo una bella rocca che sovrasta il paese con una croce di ferro e sottostante un area verde adibita a pic-nic. Mi fermo un po per riprendere il respiro e torno indietro, questa volta imboccando una strada laterale per raggiungere il nucleo antico del paese. In alto, sopra le vecchie e caratteristiche abitazioni, c è la Chiesa della Madonna del Carmelo, con accanto una piccola e incolta area verde. Il sagrato della chiesa è ben pavimentato e la sua facciata è di stile tardo-barocco in laterizio misto a pietra con un portale sormontato da un timpano curvilineo e spezzato, mentre a sinistra c è un aula che sembra aggiunta posteriormente e un campanile. Sul portale c è un bassorilievo in bronzo che raffigura la madonna titolare. Prendo una strada pavimentata in discesa ed entro nel nucleo del paese. La stradina è ripida e le abitazioni prospettanti sono un misto di antico e moderno, ovvero convivono edifici in pietra storici e villette o condomini più recenti. La pavimentazione non sempre è completa, visto che alcuni tratti sono asfaltati o, peggio, ricoperti di cemento, ma è in ogni caso interessante visitare i suoi scorci sino a raggiungere Piazza Roma. Da qui c è una bella visuale dei tetti a spiovente delle case del nucleo antico del paese e, soprattutto, un massiccio campanile intonacato di rosa con orologio. Lo raggiungo e arrivo a Via Vittorio Emanuele, dove prospetta la spoglia facciata della Chiesa Madre dell Annunciazione, con portale preceduto da una scalinata. Di costruzione settecentesca, è stata edificata sui resti di antiche cappelle e, nel suo interno, conserva alcuni interessanti affreschi, come quello sull abside che raffigura l Annunciazione del Signore. Degni di nota sono, inoltre, un altare ligneo dedicato alla Madonna del Rosario e l organo settecentesco. Sulla vicina Via Fratelli Bandiera c è l interessante e recentemente ristrutturato prospetto del Palazzo Risoli, con belle finestre in pietra finemente lavorate arricchite da colonne tortili e motivi floreali e, ai lati, si incontrano due torri cilindriche con merlatura a nido di rondine che danno un immagine di stile neo-medievale. In questo complesso ci dovrebbe essere una cappella sconsacrata, di cui oggi si può individuare la sua antica funzione solo per la presenza di una minuscola (e vuota) torretta campanaria. Più in alto c è l enorme Palazzo Rovitti, costruito nella prima metà dell Ottocento, con un curioso intonaco di colore rosa-rosso e finestre decorate in uno stile misto tra il neoclassico e il liberty. Percorro quindi via Piave, dove nel Palazzo Desantis c è la sede dell associazione Lagaria, il supposto nome dell antico villaggio greco dipendente da Sibari, di cui resti archeologici sono stati riscontrati nel territorio comunale. Questa associazione promuove la conoscenza dell archeologia del territorio e spero che possa favorire l apertura e l usufruizione al pubblico di questi parchi, anche se a volte organizza visite guidate. È un importante investimento che, sebbene ancora allo stato embrionale, può dare un ottimo valore aggiunto al futuro del paese. Esploro le catapecchie di architettura spontanea, ho finalmente un incontro ravvicinato con un ragno. Anche se è un semplice Pholcus phalangioides, la mia gioia è immensa perché finalmente dopo un po di tempo incontro i miei esseri viventi preferiti. Ovvio, l incontro non raggiungerà mai il livello dell affascinante e pericolosa malmignatta, ma essendo in un luogo abitato dagli umani mi devo pur accontentare. Continuo la mia esplorazione della parte più povera, ancora in ristrutturazione estetica e torno indietro. Fiancheggio il Museo dell Arte Contadina, dove nelle vicinanze c è una caratteristica fontana, ma penso che sia arrivato il momento di andare via. Torno sulla strada principale, dove prospettano le abitazioni più tipiche e curate ed alcuni esercizi pubblici e arrivo velocemente in periferia. Rivedo nuovamente la Piana di Sibari con i quartieri nuovi del paese, con case tutte uguali e ortogonali sviluppate su Via Nazionale e continuo il viaggio. È un attimo, ma veramente un attimo e sono entrato nel cuore del paesaggio montano. Sto fiancheggiando il ciottoloso letto del Torrente Raganello e questa volta mi toccherà toccare da vicino l anima arbëreshë di Civita. Il paesaggio è superbo e emozionante, la monotonia e la desolazione della Piana di Sibari sono alle mie spalle e sto attraversando un ambiente pittoresco con le varie montagne che emergono improvvisamente e osservo il lento scorrere del sottostante torrente che precede l impetuosità del corso superiore. Poco più avanti, una strada in salita con qualche ripido tornante mi permette di entrare rapidamente nel piccolo e caratteristico centro abitato. In vita mia ho visto tanti paesi arbëreshë in tutta la Calabria, ma mai ho trovato uno che abbia saputo conservare in uno spazio piccolo l affascinante eredità insieme alla bellezza del paese che la popolazione locale ha saputo costruire e gestire pietra per pietra. Gli altri paesi li ho visti, con un po di rammarico, finti, ricostruiti o, peggio, lasciati in abbandono. Le tradizioni c erano certamente, ma erano viste più come un senso di folclore latente, senza essere necessariamente parte integrante della comunità. Sto sicuramente dicendo un eresia, ma è stata una mia impressione da forestiero che ha avuto l onore di attraversare questi paesini in un giorno qualsiasi. Civita, invece, mi ha dato un impressione diversa. Arroccata ai piedi della Timpa del Castello, mi è parsa un paesino vivace, che ha saputo conservare egregiamente l eredità del suo passato, senza cedere nella finzione. Mi è sembrato un paese di lingua e cultura albanese assolutamente autentico e piacevole da visitare. Non è un caso che è designata a pieno titolo come uno dei borghi più belli d Italia e mi auguro che il crescente afflusso turistico non la pervada troppo con il rischio di cedere nel vuoto folclore. Il nucleo abitato è sviluppato sulla cima a una rocca, in una posizione dominante sulle pittoresche Gole del Raganello, e ai piedi del Monte Pollino. Alle porte del paese, come in ogni paese arbëreshë che si rispetti, mi dà il benvenuto il busto di Giorgio Castriota Scanderberg, il patriota della comunità italo-albanese. Arrivo in Piazza Municipio, dove prospetta il moderno edificio istituzionale, con al centro di essa una fontana ma purtroppo la piazza è adibita anche a parcheggio, nonostante non manchi un po di verde. Qui c è anche l importante Museo Etnico Arbëreshë, con una buona esposizione delle cultura albanese, dai costumi alle foto d epoca con una sala anche al piano superiore. Proseguo verso il nucleo antico e arrivo all Ecomuseo, gestito da volontari che mi sono sembrati un po maleducati, ma forse è solo un caso. In questo museo c è una esposizione dell aspetto naturalistico del Parco del Pollino con possibilità di studiare qualche sentiero attrezzato. Mi sarebbe molto utile perché vorrei tornare alle mie montagne, ma (come dire) non ho avuto l accoglienza che mi sarei aspettato. Imbocco un sentiero ben pavimentato che mi conduce alle Gole del Raganello e, a metà strada, c è un altro Ecomuseo dell Antica Filanda. Purtroppo non sono riuscito a visitarlo, ma probabilmente è legato al rapporto tra la natura e le attività umane, non ne sono sicuro. Rifiuto la jeep che funge da navetta per le Gole del Raganello, anche se il suo costo è molto onesto, ovvero cinque euro andata e ritorno, e proseguo con i miei piedi. Magari trovo qualche insetto o aracnide di mio piacimento, anche se questa volta sono più interessato ad ammirare il pittoresco paesaggio. Più mi allontano dal paese più l ambiente è selvaggio e impervio. Non è proprio un caso che una comunità albanese abbia deciso di vivere proprio qui, è una posizione strategica, sicura che permette di rendere più unita e coesa la comunità dai pericoli esterni. Scendo sempre più di quota sino ad arrivare nei pressi delle Gole. Ho avuto la sensazione di essermi calato verso gli inferi e forse non mi sbaglio. Continuo a camminare e incontro finalmente il bellissimo e famoso Ponte del Diavolo. Situato in una posizione spettacolare, tra i fianchi scoscesi delle montagne, è a sella d asino e si dice che sia costruito grazie all aiuto del diavolo. Anche la sua posizione, che mi ricorda le viscere dell Inferno dantesco, ha aiutato a confermare la mia suggestione. Arrivo finalmente sul ponte e ammiro il panorama delle bellissime Gole. Qui il fiume scorre limpido ed impetuoso e da qui si diramano vari sentieri che possono portare al Pollino anche se, a prima vista, appaiono ripidissimi, non segnalati e un po pericolanti. Mi soffermo ancora un po su questo paesaggio e il mio occhio esperto incontra un esemplare raro di coleottero. Non ci posso credere! Sapevo da tempo che si sarebbe trovato solo nel Parco del Pollino, ma non credevo che lo avrei trovato proprio qui, vicino a un luogo abitato da uomini. Io credevo che fosse un insetto schivo, solitario, invece l evidenza mi costringe a cambiare opinione. Mi avvicino lentamente e ammiro la bupreste splendida. È un bellissimo e raro esemplare di buprestite, con le elitre di colore verde brillante sfumate a volte di giallo e viola e vive volentieri tra le conifere. Per questo mi è parso ancora più strano averla incontrata in un ambiente brullo, sebbene ricco di acqua, forse si è semplicemente persa. In ogni caso, appena mi sono avvicinato ancora di più lei è volata velocemente via senza poterla vedere di nuovo. Sono i rischi del mestiere, devo tenerne conto ogni giorno. Il piacere di averla ammirata per la prima volta in vita mia non me lo toglierà nessuno, anche se non potrà essere convalidato scientificamente perché non ho prove con me, neanche una foto sfocata. Mi devo accontentare. Anche se il mio amore per gli aracnidi rimane quello principale, negli ultimi anni mi sono avvicinato sempre più al misterioso mondo dei coleotteri e devo dire che mi ha affascinato sempre di più. Vedremo in futuro se vorrò diversificare la mia attività di ricerca. Rimango fermo sul ponte per tanti minuti, forse una mezz ora ad ammirare lo scorrere dell acqua e il regalo che la natura ci sa offrire attraverso le sue scoscese rocce e torno indietro. La strada è in ripidissima salita e avrei voluto maledire me stesso per aver rifiutato il passaggio della jeep. Non so se ce la farò a percorrere velocemente il sentiero per poter ammirare il resto del paese, anche se mi interessa relativamente. Mi rimbocco le maniche, concentro tutti i miei sforzi sulle gambe e cammino a passo sostenuto. Dopo un bel po di passeggiata arrivo finalmente a Piazza Castellani. Da qui imbocco Via dei Nobili, forse per la presenza degli interessanti palazzi signorili sino ad arrivare a Viale Arbëreshë. Ben pavimentato, è sicuramente l asse principale del paese e, subito al lato destro, c è un bellissimo punto panoramico con la visuale della parte alta del paese. Il panorama è pittoresco e posso vedere anche il Ponte del Diavolo in basso. Ammiro le rocciose e spettacolari Timpe e torno indietro. Questa volta osservo meglio le case, che appaiono quasi tutti ben restaurate e conservate. C è qualche palazzo signorile con i balconi in ferro battuto, ma è poca cosa rispetto all architettura spontanea delle case costruite in pietra e in tipico stile montano. Poco più avanti arrivo in uno spiazzo dove prospetta la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta. Costruita nel 1600 con struttura di rito latino, presenta una facciata semplice a capanna con un portale sormontato da un piccolo oculo, mentre il suo interno convertito in rito greco è a tre navate ed è riccamente coperto di stucchi. Mostra un interessante altare di legno riccamente decorato con iconostati, a sinistra si può ammirare una Madonna con Bambino, mentre a destra c è Gesù. Al centro, tra i due sedili, c è una venerata icona che raffigura la madonna titolare. Ai lati dell altare si possono incontrare le statue che ricordano il rito latino con alcuni affreschi di tipo iconostatico. Al centro del presbiterio, infine, c è un interessante lucernario. Torno in piazza dove avevo cominciato l esplorazione del paese. Fiancheggio un monumento dei caduti e comincio ad esplorare la parte alta del paese, probabilmente quella più popolare. Percorro Via Scanderberg, e ammiro subito i caratteristici scorci e vicoletti sino a raggiungere la sommità. C è qualche interessante arco e gli edifici prospicienti sono per lo più di architettura spontanea, ma assolutamente dignitosi. Continuo a camminare sino a raggiungere Via Trento. Qui c è la piccola Cappella di Sant Antonio, molto semplice con un interno ad aula unica. Sono praticamente alla sommità del centro storico e sto cominciando ad essere stanco per il troppo camminare tra i vari saliscendi, eppure dovrei essere abbastanza allenato. Mi fermo un po e ammiro il panorama del sottostante paese con i monti che fanno da corona. È un posto davvero bellissimo
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