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INPS - ASSEGNO ORDINARIO DI INVALIDITÀ E LAVORATORE IN BONUS

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PRASSI AMMINISTRATIVA INPS - ASSEGNO ORDINARIO DI INVALIDITÀ E LAVORATORE IN BONUS Il lavoratore che percepisce il bonus che la legge 53 accorda a coloro che optano per il posticipo del pensionamento di
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PRASSI AMMINISTRATIVA INPS - ASSEGNO ORDINARIO DI INVALIDITÀ E LAVORATORE IN BONUS Il lavoratore che percepisce il bonus che la legge 53 accorda a coloro che optano per il posticipo del pensionamento di anzianità conserva lo status di assicurato. Perciò, se possiede i necessari requisiti contributivi e sanitari, può chiedere ed ottenere l assegno di invalidità. L importo di tale assegno è pari a quello che sarebbe spettato al lavoratore all inizio del periodo di rinuncia all accredito contributivo, sulla base della anzianità maturata a tale data, maggiorato degli aumenti perequativi nel frattempo intervenuti. Però, dal momento in cui decorre tale assegno, l assicurato perde il diritto al bonus e- per conseguenza si ripristina la contribuzione al fondo pensioni dell Inps. La revoca del bonus viene comunicata dall Inps all interessato ed al suo datore di lavoro. Quanto ai contributi versati successivamente alla revoca del bonus, essi sono utili a maturare un supplemento di pensione a favore dell assicurato. Riportiamo il testo del messaggio del 12 settembre 2006, con il quale l Istituto esamina il caso sopra descritto. 1. Liquidazione dell assegno ordinario di invalidità a lavoratori in bonus. Alcuni lavoratori hanno presentato domanda di assegno ordinario di invalidità, dopo aver esercitato l opzione di cui all articolo 1, comma 12, della legge n. 243 del Poiché il lavoratore che ha esercitato l opzione di cui all articolo 1, comma 12, della citata legge 23 agosto 2004, n. 243 conserva lo status di assicurato, nei suoi confronti non vi sono preclusioni al riconoscimento del diritto all assegno ordinario di invalidità, in presenza dei requisiti sanitari e contributivi richiesti dalla legge. Il conseguimento dell assegno di invalidità fa venire meno il diritto al bonus a far tempo dalla decorrenza del trattamento di invalidità o di inabilità. Tale provvedimento di revoca del bonus deve essere comunicato all interessato e al datore di lavoro presso il quale questi svolge, in quel momento, attività da lavoro dipendente. La contribuzione accreditata successivamente alla decorrenza dell assegno di invalidità dà luogo ad un supplemento di pensione da liquidarsi secondo le regole ordinarie di cui all articolo 7 della legge n. 155 del In conformità con i criteri applicativi precisati con la circolare n. 149 del 2004, l importo dell assegno di invalidità da liquidare è pari a quello che sarebbe spettato al lavoratore all inizio del periodo di rinuncia all accredito contributivo sulla base delle anzianità maturate a tale data, maggiorato degli aumenti perequativi nel frattempo intervenuti.. L importo dell assegno, pertanto, deve essere calcolato con riferimento all anzianità contributiva maturata fino alla fine del mese precedente quello di decorrenza del bonus ed alle retribuzioni percepite fino a tale data, rivalutate sulla base dei coefficienti previsti per la liquidazione delle pensioni aventi decorrenza nell anno di inizio del periodo di percezione del bonus. I periodi di riferimento per il calcolo della retribuzione pensionabile devono essere considerati a ritroso a partire da tale ultima decorrenza. L importo dell assegno, così determinato, deve essere maggiorato degli aumenti perequativi intervenuti a partire dalla data di decorrenza del bonus. 53 Legge n. 243/04, art. 1, c.12. XIV CONTRATTO DI INSERIMENTO: PRECISAZIONI RISPOSTA DEL MINISTERO DEL LAVORO A INTERPELLO L articolo 54, c.1, lett. d) del D.lgs. 10 settembre 2003, n. 276 individua fra le tipologie di soggetti che possono essere assunti con contratto di inserimento, i lavoratori che desiderino riprendere una attività lavorativa e che non abbiano lavorato per almeno due anni : il Ministero del Lavoro ha risposto ad un interpello 54 concernente l interpretazione che occorre dare a tale espressione. Secondo il Ministero alcune tipologie di lavoro quali le prestazioni occasionali di tipo accessorio (vale a dire quelle attività lavorative di natura meramente occasionale indicate dall art. 70 del D.Lgs. n. 276/03, effettuate da soggetti a rischio di esclusione sociale, ovvero non ancora entrati nel mercato del lavoro, o in procinto di uscirne), non sono soggette alla disciplina delle ordinarie attività lavorative. Perciò consentono una deroga al vincolo del non aver lavorato per almeno due anni. Tale conclusione, però, secondo il Ministero, vale ai soli fini della ammissibilità della stipula del contratto di inserimento e del diritto alle relative agevolazioni contributive nella misura del 25%. Le agevolazioni contributive in misura superiore al 25% spettano invece solo nel caso in cui sussistano anche le altre condizioni richieste dal Regolamento comunitario n. 2204/02, del 5 dicembre Riportiamo qui di seguito la risposta del Ministero. In merito alla categoria di soggetti ammessi alla stipula dei contratti di inserimento di cui all articolo 54, comma 1, lettera d), del D.Lgs. n. 276/2003 lavoratori che desiderino riprendere un attività lavorativa e che non abbiano lavorato per almeno due anni si ritiene che detta formulazione possa essere interpretata alla stregua del più generale contesto del predetto decreto legislativo. Tale decreto individua, infatti, talune tipologie di lavoro quali le prestazioni occasionali di tipo accessorio rese da particolari soggetti di cui all articolo 70 che sfuggono alla disciplina delle ordinarie attività lavorative e sono, pertanto, tali da consentire, ove effettivamente svolte, una deroga al vincolo del non aver lavorato per almeno due anni dettato dalla lettera d) in esame. Peraltro detta conclusione può valere solo ai fini del diritto interno (così consentendo la stipula dei contratti di inserimento lavorativo) ed ai fini dell applicabilità della riduzione contributiva del 25%, con riferimento alla quale la Dec. Comm. CE 11 maggio 1999 ha chiarito che non costituisce aiuto di Stato, poiché si tratta di misura di carattere generale ed uniforme (viceversa, le agevolazioni contributive superiori al 25% spettano se sussistono anche le ulteriori condizioni richieste dalla disciplina comunitaria di cui al Regolamento (CE) n. 2204/02 della Commissione del 12 dicembre 2002). Sotto altro profilo va infine precisato che per poter essere assunti con contratto di inserimento, ai sensi dell art. 54, comma 1, lett. d) del D.Lgs. n. 276/2003 fermo restando quanto detto in ordine alle prestazioni occasionali di tipo accessorio i lavoratori debbono presentare al datore di lavoro un apposita dichiarazione di responsabilità con la quale attestino di non aver lavorato nel biennio antecedente, oltre all attestazione da parte del competente Centro per l impiego dalla quale risulti che il lavoratore medesimo non è presente negli elenchi anagrafici con riferimento al predetto citato periodo. 54 Ministero del Lavoro, nota prot. n del 25 maggio XV AGEVOLAZIONI PER IL REIMPIEGO DI LAVORATORI ISCRITTI NELLE LISTE DI MOBILITA : IPOTESI DI RIASSUNZIONE DEL DIPENDENTE LICENZIATO RISPOSTA DEL MINISTERO DEL LAVORO A INTERPELLO Il Ministero del Lavoro, rispondendo ad una istanza di interpello 55, ha definitivamente chiarito 56 che i benefici previsti dall art. 8, commi 2 e 4, nonché dall art. 25 della legge n. 223/91, nei confronti dei datori di lavoro di qualunque settore che assumono lavoratori iscritti nelle liste di mobilità spettano anche alla azienda che riassuma un lavoratore licenziato, purchè siano trascorsi almeno sei mesi dal licenziamento. Come è noto, le agevolazioni concesse dalle norme sopra richiamate consistono nella riduzione delle aliquote contributive a carico del datore di lavoro, quando le assunzioni avvengono: - con contratto a termine per non più di 12 mesi: i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro sono quelli previsti per gli apprendisti; - con contratto a termine, trasformato a tempo indeterminato prima della scadenza: i contributi a carico del datore di lavoro sono quelli dovuti per gli apprendisti per ulteriori 12 mesi; - con contratto a tempo indeterminato: i contributi dovuti sono quelli previsti per gli apprendisti, per un periodo di 18 mesi. Riportiamo qui di seguito la risposta del Ministero. L Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro Unione Provinciale di Isernia chiede se un azienda che abbia licenziato un lavoratore, iscritto nelle liste di mobilità, possa riassumere lo stesso lavoratore, trascorso il termine di sei mesi stabilito dall art. 6, comma 4, del D.Lgs. 19 dicembre 2002, n. 297 anziché quello di dodici mesi stabilito dall art. 15, comma 6, L. n. 264 del 29 aprile 1949, beneficiando delle agevolazioni previste dall art. 8, comma 4, della L. n. 223 del 23 luglio È il caso di ricordare, in premessa, che nel quadro delle agevolazioni contributive disposte dal legislatore per facilitare il reimpiego dei lavoratori disoccupati, trovano un posto di rilievo proprio i benefici previsti dall art. 8, commi 2 e 4 e dall art. 25 della L. n. 223/1991 nei confronti dei datori di lavoro di qualunque settore che assumono lavoratori iscritti nelle liste di mobilità (art.6, L. n. 223/1991). Le agevolazioni, consistenti nella riduzione delle aliquote contributive a solo carico del datore di lavoro, scattano quando le assunzioni avvengono: - con contratto a termine per non più di 12 mesi: i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro sono quelli previsti per gli apprendisti; - con contratto a termine, trasformato a tempo indeterminato prima della scadenza: i contributi a carico del datore di lavoro sono quelli dovuti per gli apprendisti per ulteriori 12 mesi; - con contratto a tempo indeterminato: in questo caso, i contributi dovuti sono quelli previsti per gli apprendisti, per un periodo di 18 mesi. La L. n. 223/1991, inoltre, prevede l erogazione di un contributo mensile in favore delle aziende che assumono a tempo pieno ed indeterminato (o in caso di trasformazione prima della scadenza da contratto a termine ad indeterminato) lavoratori che, iscritti nelle liste di mobilità, beneficiano della indennità di mobilità. Il beneficio economico per le aziende è pari al 50% dell'indennità di mobilità di cui avrebbe goduto il lavoratore qualora non fosse stato assunto. Detto contributo, come è noto, potrà essere erogato per un periodo massimo di 12 mesi che slitta a 24 per i lavoratori di età superiore a 50 anni e a 36 mesi per le aree del mezzogiorno. Tuttavia i benefici di cui all art. 8, 55 Ministero del Lavoro, nota prot. n del 13 luglio In senso conforme si era già pronunciato l INPS con messaggio 15 ottobre 2003, n XVI comma 4 della legge in esame spettano quando il datore di lavoro assume i lavoratori senza esservi tenuto ai sensi del comma 1. Il comma 1 richiamato prevede che per i lavoratori in mobilità, ai fini del collocamento, si applica il diritto di precedenza nell assunzione, di cui al sesto comma dell art. 15 della L. 29 aprile 1949, n. 264 e sue successive modificazioni. L art. 15, comma 6, della L. n. 264/1949 stabiliva che i lavoratori licenziati da una azienda per riduzione del personale avessero la precedenza nella riassunzione presso la medesima azienda entro dodici mesi. L articolo menzionato è stato modificato successivamente dal D.Lgs. n. 297/2002 (nuova disciplina in materia di incontro tra domanda ed offerta di lavoro) che, oltre a prevedere nuove misure di politica attiva del lavoro, ha apportato rilevanti modifiche ad una serie di disposizioni preesistenti, abrogandone alcune ed integrandone altre al fine di adattarle alla nuova disciplina. In particolare, l art. 6, comma 4, del D.lgs. n. 297/2002 ha espressamente ridotto da un anno a sei mesi l arco temporale entro cui vige il diritto di precedenza nella riassunzione dei lavoratori licenziati per riduzione di personale, qualora l azienda decida nuove assunzioni per coprire posti di lavoro corrispondenti alle qualifiche possedute dai lavoratori licenziati. Tale modifica incide anche ai fini della concessione del contributo mensile, previsto dall art. 8, comma 4, della L. n. 223/1991, pari al 50% dell'indennità di mobilità che sarebbe spettata al lavoratore. La normativa descritta è stata ricordata dall INPS, con il messaggio n. 124 del 15 ottobre 2003 con cui ha sottolineato che per specifica previsione legislativa (art. 8, comma 1, L. n. 223/1991), ai fini del collocamento di lavoratori in mobilità, trova applicazione il diritto di precedenza nell assunzione di cui al sesto comma dell articolo 15 della L. n. 264/1949 e successive modificazioni ed integrazioni. In conseguenza, sono esclusi dalla provvidenza i datori di lavoro che, durante il periodo in cui vige tale diritto, procedano alla riassunzione del medesimo dipendente a suo tempo licenziato per riduzione di personale: come sopra precisato tale periodo è stato ridotto da 12 a 6 mesi, a decorrere dall'entrata in vigore del D.Lgs. n. 297/2002 (30 gennaio 2003). Infine, non appare superfluo ricordare il disposto dell art. 8, comma 4 bis, della L. n. 223/1991. In base al comma richiamato e all art. 2, comma 1, della L. 19 luglio 1994, n. 451, che ha convertito il D.Lgs. n. 299/1994, il diritto ai benefici economici previsti dalla legge non sussiste con riferimento ai lavoratori che siano stati collocati in mobilità, nei sei mesi precedenti, da parte di imprese dello stesso o di diverso settore di attività che, al momento del licenziamento, presentino assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell'impresa che assume ovvero risultino con quest'ultima in rapporto di collegamento o controllo. Le disposizioni intendono garantire che le agevolazioni contributive vengano riconosciute esclusivamente per assunzioni dettate da reali esigenze economiche e non perché finalizzate al solo godimento degli incentivi attraverso fittizie interruzioni dei rapporti di lavoro già precedentemente decise. In conclusione, dunque, l azienda che ha posto in mobilità i lavoratori può riassumerli usufruendo di benefici contributivi ed economici una volta che siano trascorsi sei mesi dal licenziamento. XVII AGEVOLAZIONI PER L ASSUNZIONE DI LAVORATORI ISCRITTI NELLE LISTE DI MOBILITÀ: IPOTESI DI PASSAGGIO DI QUALIFICA DEL LAVORATORE RISPOSTA DEL MINISTERO DEL LAVORO A INTERPELLO Il Ministero del Lavoro, rispondendo ad una istanza di interpello 57, concernente la possibilità, per una azienda che assume con contratto a tempo indeterminato un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità, di continuare a godere delle agevolazioni contributive previste dall art. 25, c.9, della legge n. 223/91 58, nel caso in cui modifichi la qualifica del lavoratore 59, ha espresso l avviso che tale norma non contiene alcuna preclusione al riguardo. Infatti, spiega il Ministero del Lavoro, il diritto alle agevolazioni è legato ad una situazione di fatto in essere al momento dell assunzione (e cioè l iscrizione del lavoratore alla lista di mobilità), e non ad eventi successivi, quali la modifica della sua qualifica. Riportiamo qui di seguito il contenuto del Ministero. In proposito questa Direzione, acquisito il parere dell INPS, rappresenta quanto segue. La lettera della norma non sembra contenere alcuna preclusione circa la possibilità per il datore di lavoro di usufruire delle agevolazioni contributive, anche nell ipotesi in cui lo stesso modifichi l inquadramento professionale del lavoratore assunto dalle liste di mobilità. L art. 25, comma 9 della L. n. 223/1991 stabilisce infatti che: per ciascun lavoratore iscritto nella lista di mobilità assunto a tempo indeterminato, la quota di contribuzione a carico del datore di lavoro è, per i primi diciotto mesi, quella prevista per gli apprendisti dalla legge 19 gennaio 1955, n. 25, e successive modificazioni. La norma condiziona pertanto il diritto ad usufruire delle agevolazioni ad una situazione di fatto in essere al momento dell assunzione (lavoratore iscritto nelle liste di mobilità) e non ad eventi successivi, non prevedendo inoltre il venir meno del beneficio a seguito di modifica della qualifica del lavoratore. Tale eventualità attiene infatti al rapporto interno tra datore di lavoro e lavoratore e certamente non può rappresentare una preclusione al beneficio previdenziale anche perché, se così fosse, si realizzerebbe di fatto un trattamento sfavorevole nei confronti dei soggetti assunti dalle liste di mobilità con riferimento a possibili avanzamenti di carriera. 57 Ministero del Lavoro, nota prot. n del 27 giugno Art. 25, c.9: Per ciascun lavoratore iscritto nella lista di mobilità assunto a tempo indeterminato, la quota di contribuzione a carico del datore di lavoro è, per i primi 18 mesi, quella prevista per gli apprendisti. 59 Nel caso di specie, l impresa aveva effettuato un passaggio di qualifica da impiegato a dirigente. XVIII CONDIZIONI PER LA CONCESSIONE DI UNA PLURALITA DI PERMESSI MENSILI PER LA ASSISTENZA DI PIU PERSONE DISABILI RISPOSTA DEL MINISTERO DEL LAVORO A INTERPELLO Il Ministero del Lavoro, rispondendo ad una istanza di interpello 60, ha confermato la possibilità di riconoscere al lavoratore che deve assistere due o più persone disabili, una pluralità di permessi mensili di tre giorni, per ciascuna di esse, se la sua presenza è necessaria disgiuntamente per la assistenza ai diversi disabili. In base ai chiarimenti del Ministero, la assistenza disgiunta sussiste quando: - la particolare natura dell handicap richiede una assistenza continua ed esclusiva; - non vi sono altri soggetti che possano accudire il disabile; - è quindi necessario assistere i disabili con modalità e in tempi diversi. Per consentire la verifica di tali condizioni, il richiedente ha l onere di: - presentare tante domande quanti sono i soggetti per i quali chiede i permessi; - allegare alla domanda idonea certificazione relativa alla particolare natura dell handicap, accompagnata da una dichiarazione di responsabilità circa la sussistenza delle suddette circostanze che giustificano la necessità di assistenza disgiunta. Tale dichiarazione deve attestare che il richiedente non è in grado, per la natura dell handicap, di fornire l assistenza fruendo di soli tre giorni di permesso; che nessun altra persona può prestare assistenza all altro soggetto handicappato; che nessun altro fruisce di permessi per l assistenza all altro soggetto; che i soggetti per i quali si chiede il permesso non svolgano attività lavorativa, e quindi non hanno diritto ad usufruire a loro volta di permesso in qualità di lavoratori portatori di handicap. Riportiamo qui di seguito la risposta del Ministero. La Regione Liguria ha avanzato richiesta di interpello per conoscere la corretta interpretazione del combinato disposto dell art. 33, comma 3, della L. n. 104/1992 e dell art. 20, L. n. 53/2000, in merito alla possibilità di riconoscere al lavoratore che debba assistere due o più persone disabili, una pluralità di permessi mensili di tre giorni per ciascuno di tali soggetti. In particolare nell interpello si chiede: a) se, sussistendo i requisiti oggettivi e soggettivi stabiliti dall art. 33, comma 3, della L. n.n. 104/1992, nel caso di lavoratore dipendente, il quale sia familiare entro il terzo grado di due persone disabili, tra loro conviventi, allo stesso possa essere riconosciuta la pluralità dei permessi per entrambi i soggetti; b) se la concessione di tale pluralità di permessi sia condizionata alla effettiva verifica che la presenza del dipendente sia disgiuntamente necessaria per l assistenza dei due soggetti; c) se il requisito della necessità di assistenza disgiunta debba intendersi quale necessità che i due soggetti siano assistiti in tempi e secondo modalità diverse; d) se, in tali casi l amministrazione possa o debba richiedere la certificazione delle circostanze che giustificano la necessità dell assistenza disgiunta dei soggetti. In relazione a quanto sopra questa Direzione, acquisito il parere della Direzione generale della Tutela delle Condizioni di Lavoro, rappresenta quanto segue. Per quanto riguarda il quesito sub a), esso trova risposta già nella circolare della Funzione Pubblic
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