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LA 13 EDIZIONE DEL PREMIO PELMO D ORO A TAMBRE

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LA 13 EDIZIONE DEL PREMIO PELMO D ORO A TAMBRE La 13 edizione del Premio Pelmo d oro segna il passaggio di consegne dalla sezione CAI più antica del nord-est, Agordo, dove si è svolta l ultima edizione
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LA 13 EDIZIONE DEL PREMIO PELMO D ORO A TAMBRE La 13 edizione del Premio Pelmo d oro segna il passaggio di consegne dalla sezione CAI più antica del nord-est, Agordo, dove si è svolta l ultima edizione del premio, alla terra più giovane che accoglie l ultima nata della grande famiglia del Club Alpino Italiano: il CAI Alpago. Sarà infatti il comune di Tambre ad ospitare la XIII edizione del Pelmo d oro, sabato 31 luglio 2010, nella chiesa parrocchiale dei Santi Ermagora e Fortunato. Tambre, il centro più alto della conca Alpagota, a 922 metri, si prepara ad accogliere i premiati con un corollario di manifestazioni che culmineranno con la giornata del Pelmo: i premiati Pelmo d oro 2010 (Pietro Dal Pra, Bepi Caldart, Manrico Dell Agnola) presentati dalla giornalista Maria Luisa Vincenzoni, saranno introdotti da brevi filmati curati da Italo Zandonella Callegher in collaborazione con Telebelluno. Una novità di questa edizione, l inserimento nel regolamento del Pelmo d oro di un premio dedicato a Giuliano De Marchi, già componente della Giuria, che quest anno è assegnato a Enzo Bubu De Menech. Una menzione speciale va alla memoria di Benito Saviane a cui è stata intitolata la sezione CAI dell Alpago, e il premio speciale della Provincia alle Guide Alpine della Regione Veneto. Gli appassionati di filatelia potranno trovare sabato 31 luglio 2010 il consueto speciale annullo filatelico dedicato al premio Pelmo. Saranno numerosi gli eventi organizzati in Alpago: serata di canti di montagna a cura del Coro Monte Dolada a Chies d Alpago, conferenza sul soccorso a Pieve d Alpago. Il comune di Tambre, grazie alla collaborazione delle associazioni presenti sul territorio, ha predisposto un accoglienza davvero particolare: dal 43 pellegrinaggio alla Madonnina delle Penne Nere, sul Sasson de la val de Piera a cura dell ANA sezione di Tambre alle esercitazioni del CNSAS. L anteprima del Pelmo, venerdì 30 luglio, vedrà sempre nella chiesa dei Ss. Ermagora e Fortunato di Tambre, la presentazione del volume monografico Tesori d Arte nelle Chiese del Bellunese. Alpago e Ponte nelle Alpi, a cura di Marta Mazza (Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso). L'iniziativa si inserisce negli appuntamenti previsti dal progetto Tesori d'arte nelle chiese del Bellunese che quest anno tocca appunto la conca dell Alpago e il territorio compreso tra Polpet, Ponte nelle Alpi e Cadola. Un estate all insegna della cultura e dell amore per la montagna. Info: I Ufficio informazioni turistiche Tambre tel Organizzazione Premio Pelmo d oro: Provincia di Belluno - Dolomiti Turismo tel tel PREMIO PELMO D ORO 2010 Componenti della Giuria della XIII edizione del Premio Pelmo d oro : Matteo Toscani, già assessore al Turismo della Provincia di Belluno; Roberto De Martin past Presidente del Club Arc Alpin; Soro Dorotei, guida alpina; Matteo Fiori, past Presidente CNSAS del Veneto, Ugo Pompanin, Accademico del Cai; Alessandro Masucci, Accademico del Cai e fondatore di Mountain Wilderness; Italo Zandonella Callegher, Accademico socio Onorario del CAI. La Giuria ha attribuito i riconoscimenti dell anno 2010 per la valorizzazione alpina e alpinistica delle Dolomiti Bellunesi. La Giuria assegna il Premio Pelmo d oro 2010 per l alpinismo in attività a Pietro DAL PRA È stato fra i più giovani arrampicatori al mondo sulle estreme difficoltà e ha scelto come terra di adozione le Dolomiti Bellunesi dove ha realizzato grandi ripetizioni come la prima in libera della via La Cattedrale sulla sud della Marmolada e le nuove vie alla Cima Scotoni e alla Tofana di Rozes. La Giuria assegna il Premio Pelmo d oro 2010 per la carriera alpinistica a Giuseppe Bepi CALDART La variegata e intensa attività sul territorio di Bepi Caldart si può sintetizzare come opera benefica di un maestro che ha educato in una palestra a cielo aperto quali sono le Dolomiti Bellunesi. La Giuria assegna il Premio Pelmo d oro 2010 per la cultura alpina a Manrico DELL AGNOLA Ha arrampicato e fotografato le Dolomiti Bellunesi divulgandole con la sua abilità di artista raffinato e coinvolgente. Alpinista attivo, è autore di un ottimo libro autobiografico e di numerosi contributi su riviste specializzate. La Giunta Provinciale, sentito il parere della Giuria, assegna il Premio Speciale Pelmo d oro 2010 alle Guide Alpine della Regione Veneto Valorosi pionieri dell alpinismo, professionisti della montagna, intraprendenti promotori del turismo delle valli alpine, protagonisti di memorabili imprese dolomitiche e sulle montagne del mondo, coraggiosi ed infaticabili soccorritori, esempio e testimonianza dei veri valori della montagna. La Giuria attribuisce una Menzione Speciale Pelmo d oro 2010 alla memoria di Benito SAVIANE Un gigante buono, un monumento di forza fisica e morale, un collaboratore attivo e carismatico che parlava con il sorriso agli uomini e alle sue Dolomiti Bellunesi La Giuria attribuisce il Premio Speciale Giuliano De Marchi a Enzo DE MENECH Bubu Con Giuliano De Marchi ha in comune ideali, gioie, umanità, amicizia, solidarietà, dedizione, passione per i monti e la natura, riservatezza e generosità. Entrambi legati alle Dolomiti Bellunesi e ai grandi spazi. PIETRO DAL PRA Camposampiero (Pd), 1971 Premio Pelmo d oro 2010 per l alpinismo in attività Padovano di nascita, conosce giovanissimo le Dolomiti e si forma sulle falesie di fondovalle diventando uno dei più giovani arrampicatori al mondo sulle estreme difficoltà. Alla ricerca dei grandi spazi alpini, sceglie come terra di adozione le Dolomiti di Ampezzo dove realizza, tra le altre, la prima ripetizione e prima solitaria della via Zauberlhring alla Cima Scotoni e apre vie del calibro di A quarant anni dalla cima e Lux sulla Sud della Tofana di Rozes. Guida Alpina dal 1993, alpinista polivalente, traccia una serie impressionante di nuove vie e prime ripetizioni in libera su itinerari fra i più impegnativi delle Dolomiti firmando, nel 2004, la prima ripetizione in libera della via La Cattedrale alla parete sud della Marmolada, da cui trae l omonimo bellissimo film. Quindi affronta le grandi pareti degli Stati Uniti, della Patagonia, delle Alpi, della Sardegna, aprendo nuovi itinerari (fra cui Pepe Rajo al Cerro Piergiorgio in Patagonia) e realizzando prime ripetizioni in libera di vie estreme. Straordinario esempio di alpinismo pulito, gioioso, moderno e sintesi dei più diversi stili di arrampicata. Tra i 14 e i 17 anni Pietro Dal Pra è il più giovane scalatore al mondo ad arrampicare su difficoltà estreme. Conosciuta fin da bambino la montagna con la famiglia, molto presto l'esigenza di respirare nei grandi spazi alpini lo porta a scoprire le più impegnative pareti delle Dolomiti e delle Alpi. Diventa guida alpina all'età di 21 anni e, parallelamente alla professione - mentre si confronta con difficoltà e sensazioni di tante rocce del mondo - firma nelle Dolomiti alcune delle più belle salite, in tutti gli stili, da solo o con compagni, estate e inverno, prime ascensioni e ripetizioni degli itinerari più importanti. Qualche esempio: Prime solitarie: Specchio di Sara in Marmolada nel 1993; Fram in Marmolada nel 1994; Zauberlehrling alla Cima Scotoni nel 1995, da molti forti alpinisti considerata la più difficile solitaria su roccia fatta in autosicura nelle Alpi; in invernale e in concatenamento le vie Dibona-Da Pozzo-Valleferro alla Tofana di Mezzo e la Paolo VI alla Tofana di Rozes nel Prime salite in libera: fra tutte spicca il capolavoro della Via della Cattedrale in Marmolada nel 2004, salita di grande spessore, con difficoltà fino all VIIIA, su soli chiodi normali, forse un caso unico nella catena alpina. Vie nuove: A quarant anni dalla cima, sul pilastro della Tofana di Rozes, nel 1994, via di estrema difficoltà aperta con poche protezioni e su roccia spesso non buona, ad oggi non ripetuta; Lux, sulla Tofana di Rozes, nel 1997, dedicata a Luciano Da Pozzo ed aperta con il figlio di quest ultimo, Marco (storico compagno di corda e amico di Pietro Dal Pra, tragicamente scomparso il 26 aprile scorso), e Paolo Tassi, via aperta con pochi chiodi, stile pulito, due bivacchi, non ancora ripetuta; Grigioverde, sulla Lastìa di Gardés in valle di San Lucano, con Alessandro Rudatis, nel 2009; Variante dello spigolo, diedro Casarotto-Radin sullo Spiz di Lagunàz, con Alessandro Rudatis, nel Cascate di ghiaccio: apertura di due delle cascate più impegnative delle Dolomiti, in terreni selvaggi, sulla parete est della Tofana di Rozes e sulla parete ovest del Sorapìss. Ai successi alpinistici di Pietro Dal Pra - residenza a Cortina d Ampezzo, esponente del Gruppo Guide Alpine Cortina - si affianca l attività professionale ai più alti livelli, che lo vede impegnato con clienti su salite classiche quali la via del Pesce in Marmolada e il diedro Casarotto sullo Spiz di Lagunàz nelle Pale di San Lucano, più volte ripetute in veste di guida. Oltre all attività alpinistica sul campo va sottolineata infine l attenzione verso l aspetto culturale dell andar per monti, riversata nella proiezione di audiovisivi nei quali Pietro Dal Pra ha sempre cercato di trasmettere gioie ed emozioni dell alpinismo, mai il peso tecnico e sportivo delle sue salite. In questo senso sono da ricordare due film riguardanti l alpinismo dolomitico, Le Dolomiti di Pietro di Fulvio Mariani (1997) e La Cattedrale di Dal Pra e Nadali (2005). Pietro Dal Pra non segue mode alpinistiche. Realizza i suoi sogni verticali con serena naturalezza, per il semplice desiderio di vivere la montagna e le pareti in forme diverse. La sua non è ricerca dell exploit, è voglia di nuove intense esperienze nella sostanziale onestà del rapporto uomo-montagna. GIUSEPPE BEPI CALDART Belluno, 1924 Premio Pelmo d Oro 2010 per la carriera alpinistica Testimone di coerente e costante impegno per le montagne di casa conosciute con l entusiasmo di un adolescente sulla Gusèla del Vescovà nei lontani anni Trenta. Dotato di volontà inesauribile, alimenta una curiosità alpinistica che lo porta a conoscere ed a salire le più significative Dolomiti Bellunesi ed a spaziare sull arco alpino fino al Monte Bianco, in cordata con un martire civile dei nostri tempi qual è stato il collega accademico del CAI Guido Rossa. Capace di affiancare al valore alpinistico un contributo fertile all associazionismo solidale: dal Soccorso Alpino alla promozione turistica, dalla responsabilità per le opere alpine della Schiara all organizzazione di eventi di rilievo internazionale quali le Universiadi invernali del La sua opera in terra bellunese può sintetizzarsi come quella di un maestro che educa in una palestra a cielo aperto quale è la nostra montagna. A Giuseppe Urbano (meglio noto come Bepi) Caldart, Accademico del CAI dal 1952 proposto da due monumenti del calibro di Attilio Tissi e Furio Bianchet la prima tessera di socio del Club Alpino la regalò in anni lontanissimi l allora presidente della Sezione bellunese Francesco Terribile. Era, di fatto, una promozione sul campo, dopo che l 8 settembre 1937, nel giorno del suo tredicesimo compleanno, Bepi aveva scalato da capocordata la Gusèla del Vescovà, seguito dal coetaneo Francesco Agnoli. Non c erano rifugi, non c erano ferrate in quegli anni sul versante sud della Schiara. Si dormiva sul fieno nella casera al Pis Pilon, dove già era mezza impresa arrivare. D altronde in cima alla Schiara, versante nord, Bepi aveva messo piede quando ne aveva dieci di anni, e neanche allora preso per mano da qualche adulto. «Eravamo sei amici, in bicicletta fino a La Stanga, poi su svelti a Pian dei Gat e casera Nerville. Ripartiti al mattino presto, canalone ghiaioso, un po di neve, forcella del Marmol, costone, cresta est, vetta». A dieci anni! Quel primo gruppo di amici esplorerà in lungo e in largo l amata Schiara prima di allargare il campo d azione. «In montagna ci sono andato per divertirmi, mica per stabilire record. Non c era da dimostrare niente a nessuno. Durante la settimana ci si incontrava: dove si va domenica? Mai una volta che qualcuno abbia detto: al mare». Bepi Caldart è l anello di congiunzione tra la formidabile scuola bellunese Anni Trenta e la generazione di Accademici che verrà. «Quando è nato Berto Sorgato io ero in cima alla Gusèla: ecco la differenza di età». Nessun incidente in parete, niente solitarie, mai invernali: «D inverno si andava a sciare». Prudenza, sempre. «Se non conoscevo una via, prima di tutto mi studiavo le discese per non correre rischi a scalata finita, magari di notte». Profilo basso, eppure Quattro vie nuove sulla Schiara, poi via a confrontarsi con le più consacrate classiche dolomitiche: Civetta, Pelmo, Tre Cime, Cadìni, Marmolada, Croda dei Toni, Popèra, Sassolungo, Catinaccio, Brenta, Pale di San Martino... Spesso in coppia con Bruno Pianezze, compagno di naia. «Mi ha inorgoglito la ripetizione della Cassin, spigolo sud della Torre Trieste, con Vittorio Penzo. Al ritorno abbiamo trovato proprio Cassin al Vazzolèr, una festa». Nel 1954 in un corso per dirigenti del Soccorso alpino sul Monte Rosa fa amicizia con Guido Rossa che lo accompagna sulla via Ratti-Vitali alla parete est della Aiguille Noire, sulla Bonatti del Gran Capucin, sulla Cresta del Furgen al Cervino; Bepi ricambia con la Cassin alla Piccolissima di Lavaredo, la Comici allo Spigolo Giallo della Piccola, la Tissi alla sud della Torre Venezia. Cavaliere della Repubblica, distintivo d oro FISI per meriti sportivi, arrampicatore elegante e sicuro dalle straordinarie qualità atletiche, fortemente impegnato sul fronte della solidarietà alpina, Bepi Caldart (sposato da 57 anni con Marisa; una figlia, Tiziana) ha saputo esprimere anche non comuni doti organizzative: socio fondatore e poi presidente dello Sci club Nevegal, capo della prima stazione del Soccorso alpino di Belluno, per diversi anni nel direttivo CAI di Belluno con incarichi di realizzazione e controllo delle strutture in quota, consigliere comunale, a lungo presidente dell Azienda autonoma di soggiorno e turismo, decisiva figura di riferimento dei primi Giochi invernali della Gioventù nel 1970 e delle Universiadi invernali del 1985 in Nevegal. MANRICO DELL AGNOLA Agordo, 1959 Premio Pelmo d Oro 2010 per la cultura alpina Manrico Dell Agnola, Accademico del Cai, alpinista di valore con un curriculum di oltre mille salite, tra cui molte vie nuove. Si è specializzato nell arrampicata veloce, sia in cordata che in solitaria, salendo itinerari difficili in tempi incredibili. Per esempio: la Philipp-Flamm in Civetta, slegato, in due ore e 40 minuti; l abbinamento delle vie Solleder e Philipp-Flamm in Civetta in un giorno con trasferimento a piedi; le vie Comici alla Grande, la Cassin alla Ovest e lo Spigolo Giallo alla Piccola di Lavaredo in otto ore (con Alcide Prati) e parecchie altre ancora, tutte da primato. Ha inoltre arrampicato in Yosemite (sette vie sul Capitan), Himalaya, Patagonia, Africa, India, Canada, Cuba, Venezuela, Pakistan, Perù, Baffin, Groenlandia Si può dire che ha sempre scalato fotografando. Infatti la sua abilità si trasforma in arte raffinata proprio nella fotografia, particolarmente quella dedicata alla montagna nei suoi vari aspetti, sia che venga rivolta all arrampicata sia nel cogliere momenti speciali della natura o della moda. I suoi calendari fotografici sono ormai ricercatissimi e merce da collezione. Anche nella fotografia industriale non manca mai di inserire qualcosa che gli ricordi la montagna. Un alpinista-fotografo relativamente giovane e in piena attività, fra l altro autore di un ottimo libro autobiografico, Uomini fuori posto, oltre a numerosi contributi su riviste specializzate e su vari giornali. Scrive Manrico Dell Agnola, nell introduzione di Uomini fuori posto (Edizioni Rocciaviva, 2002, stampa Grafiche Antiga; raccomandabile una seconda edizione, visto che la prima è pressoché introvabile): «Niente e nessuno avrebbe voluto che io diventassi un alpinista. I miei genitori mi volevano laureato ( ). Nella mia famiglia non ci sono mai stati alpinisti e fra la gente che ho conosciuto sino ad un certo punto della mia vita nessuno andava in montagna e tantomeno arrampicava. ( ) Sono approdato a questa disciplina senza una memoria storica». E aggiunge: «Per mio padre e mia madre era meglio andare a funghi, perlomeno serviva a qualcosa. ( ) A me andare a funghi non piaceva; per me la montagna cominciava dove finivano i boschi». Accademico del Cai e socio del Gruppo italiano scrittori di montagna, arrampicatore di punta tra Dolomiti e resto del mondo (Himalaya, Patagonia argentina e cilena, Africa, India meridionale, Canada, Pakistan, Thailandia, Groenlandia, Baffin, Messico, Perù, Marocco, Cuba, Venezuela, Norvegia, Inghilterra), ben più di mille ascensioni, una trentina di vie nuove, spesso in parete e in esplorazione con la moglie Antonella, ora Manrico Dell Agnola è fotografo di professione e creativo nel campo pubblicitario, divulgatore con immagini e testi degli aspetti più affascinanti - magari applicati alla promozione di un prodotto di élite - della montagna e dell andare in montagna, Spiazzato, comunque, dall assegnazione del Pelmo d oro per la cultura alpina: «Non mi sento un intellettuale e nemmeno un uomo di cultura, penso però di avere in molti casi diffuso, attraverso la mia passione, l amore per le montagne, che non si riduce al semplice piacere dell arrampicata ma si estende all apprezzamento di tutti gli aspetti dell ambiente alpino». Il suo strumento più efficace è la fotografia. Ma ha scritto e scrive per giornali e riviste, ha tenuto e tiene conferenze in tutta Italia, trasmettendo «lo spirito e l etica che in montagna ritengo indispensabile possedere e rispettare». Si occupa inoltre di grafica e concept, per tre anni è stato redattore della Rivista del Club alpino accademico cambiandone grafica e formato. Nel 2009 ha realizzato per Dolomiticert il volume la Forza della Passione. Ha collaborato - tra l altro - con Alp, Vertical, American alpine journal, Rivista mensile del Cai, Le Dolomiti Bellunesi. Ha realizzato sette calendari di grande formato, presto divenuti un must del genere. Ha in cantiere scritti e idee per libri fotografici e per un secondo volume autobiografico. Senza dimenticare l arrampicata. Nel bilancio degli ultimi due anni - «oltre alle solite vie dolomitiche che non ho mai finito di apprezzare» - tre vie su El Capitan, Tangerne Trip in 4 giorni, Mescalito in 6 giorni, East Buttres in 4 ore. Svariate vie a Indian Creek, allo Zion Canyon e a Red Rock, fino al In Patagonia tentativo alla Maestri al Cerro Torre, a Cuba una serie di salite corte. Nel 2007 ha girato, salendo slegato (a parte lo strapiombo del terzo tiro) il film sulla via Cassin alla Torre Trieste. Ne è passato di tempo da quella vetta dell Agnèr raggiunta all età di 12 anni, complice e guida una icona del vivere ad Agordo quale è stata la compianta Gigia De Nardin. BENITO SAVIANE Chies d Alpago, 1940 Chies d Alpago, 2010 Premio Pelmo d Oro 2010 Menzione alla memoria Un gigante buono delle Dolomiti Bellunesi che parlava con il sorriso. Un monumento di forza fisica e morale tale da avvicinarlo nel ricordo alle caratteristiche del Fortissimo Gervasutti e del Pelmo d Oro Ignazio Piussi. Atleta in gioventù, scopre l alpinismo quarantenne ed a questo amore tardivo dedica anni favolosi che lo vedono realizzare con l amico di corda Franco Miotto salite di storico valore come il Gran Diedro sul Col Nudo, lo spigolo degli Scoiattoli e la via Navasa sulla Rocchetta del Bosconero, la Solleder in Civetta, la Direttissima sullo spigolo sudsudovest del pilastro del Burèl, la Palazza sui Monti del Sole, la Simon-Rossi sul Pelmo. Negli ultimi anni della sua vita travasa queste esperienze quasi distillandole in un apprezzata azione di collaborazione con la Fondazione Angelini e con i responsabili delle sezioni del CAI diventando il sereno padrino spirituale dell ultima nata in terra bellunese, quella dell Alpago. Non c era, Benito Saviane, ad acc
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