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Metabolismo della bilirubina e diagnosi.

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Metabolismo della bilirubina e diagnosi. FORMAZIONE : ogni giorno si formano circa mg di bilirubina; il 70-80% deriva dalla distruzione dei GR invecchiati. Il gruppo eme dell'hb viene degradato
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Metabolismo della bilirubina e diagnosi. FORMAZIONE : ogni giorno si formano circa mg di bilirubina; il 70-80% deriva dalla distruzione dei GR invecchiati. Il gruppo eme dell'hb viene degradato dall'enzima microsomiale eme-ossigenasi, a ferro e a biliverdina, un prodotto intermedio. Un altro enzima, la biliverdina riduttasi, converte, poi, la biliverdina a bilirubina. L'aumentata emolisi dei GR rappresenta la causa più importante dell'aumentata formazione della bilirubina. TRASPORTO PLASMATICO: a causa dei legami idrogeno interni, la bilirubina non è idrosolubile. La bilirubina non coniugata (a reazione indiretta) è perciò trasportata nel plasma legata all'albumina e non può attraversare la membrana glomerulare e quindi non compare nelle urine. Coniugazione: la bilirubina libera concentrata nel fegato viene coniugata con l'acido glicuronico a formare la bilirubina diglicuronide o bilirubina coniugata (a reazione diretta). Questa reazione, catalizzata dall'enzima microsomiale glicuronil-transferasi, rende il pigmento idrosolubile. In alcune circostanze, la glicuronil-transferasi forma solamente bilirubina monoglicuronide e la seconda molecola di acido glicuronico viene aggiunta a livello del canalicolo biliare, ad opera di un diverso sistema enzimatico, ma questa reazione non è da tutti considerata fisiologica. Oltre al diglicuronide vengono formati altri composti coniugati della bilirubina di significato sconosciuto. Escrezione biliare: la bilirubina coniugata viene escreta nei canalicoli biliari insieme agli altri costituenti della bile. Questo processo è complesso e può essere influenzato dalla presenza di farmaci o di altri anioni organici. Nell'intestino, la flora batterica deconiuga e riduce la bilirubina a composti denominati stercobilinogeni. La maggior parte di questi viene escreta con le feci a cui dà la colorazione marrone; una quota importante viene assorbita e di nuovo escreta nella bile, mentre una piccola quantità passa nelle urine come urobilinogeno. Il rene può eliminare la bilirubina diglicuronide, ma non la bilirubina non coniugata. Ciò spiega le urine scure tipiche dell'ittero epatocellulare o colestatico e l'assenza dei pigmenti biliari nelle urine dei soggetti con ittero emolitico. Sintomi e segni Un ittero lieve senza urine ipercromiche, indirizza verso un'iperbilirubinemia di tipo non coniugato causata dall'emolisi o da una sindrome di Gilbert, piuttosto che da una malattia epato-biliare. Un ittero più grave o la comparsa di urine ipercromiche indicano una malattia epatica o biliare. I segni dell'ipertensione portale, l'ascite o le alterazioni cutanee ed endocrine, solitamente implicano un processo cronico piuttosto che acuto. I pazienti spesso notano l'emissione delle urine scure prima della comparsa della colorazione giallastra della cute; allora, il momento della comparsa della coluria fornisce la migliore indicazione circa la durata dell'ittero. La nausea e il vomito, che si manifestano prima dell'ittero, in genere indicano un'epatite acuta o un'ostruzione coledocica di origine litiasica; il dolore addominale e la febbre con brivido depongono per quest'ultima. Esami di laboratorio Una lieve iperbilirubinemia, con valori normali delle aminotransferasi e della fosfatasi alcalina, è, di solito, l'espressione di un'emolisi o di una sindrome di Gilbert, piuttosto che di un'epatopatia; ciò viene generalmente confermato dal frazionamento della bilirubina. Per contro, l'entità dell'ittero e il frazionamento della bilirubina non sono utili per la diagnosi differenziale tra ittero epatocellulare e ittero colestatico. Un aumento delle aminotransferasi 500 U depone per un'epatite o per un episodio di ipossia acuta; un incremento sproporzionato della fosfatasi alcalina fa pensare a una malattia colestatica o infiltrativa. Gli esami per immagini sono molto utili per la diagnosi delle patologie infiltrative e colestatiche L'ecografia addominale, la TC e la RMN evidenziano frequentemente le lesioni metastatiche e le altre lesioni focali del fegato e, a questo fine, hanno sostituito la scintigrafia epatica. Tuttavia, queste metodiche non sono altrettanto utili nella diagnosi delle malattie epatocellulari diffuse (p. es., la cirrosi), poiché i reperti sono, solitamente, aspecifici. La biopsia epatica percutanea ha un grande valore diagnostico, ma è raramente necessaria in caso di ittero. La peritoneoscopia (laparoscopia) permette la visualizzazione diretta del fegato e della colecisti senza comportare il trauma della laparotomia ed è utile in casi selezionati. Raramente, in alcuni pazienti con ittero colestatico o con un'epatosplenomegalia inspiegabile, può essere necessaria una laparotomia esplorativa.
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