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Piero Patacci. Capitolo VIII

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Capitolo VIII Bravo, dottor Gherardi! Era più vecchio, come lui separato, ma pieno di femmine. Lui invece era solo. D altra parte quale donna si sarebbe innamorata di un poliziotto basso, soprappeso, bruttino,
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Capitolo VIII Bravo, dottor Gherardi! Era più vecchio, come lui separato, ma pieno di femmine. Lui invece era solo. D altra parte quale donna si sarebbe innamorata di un poliziotto basso, soprappeso, bruttino, con un pessimo carattere e che passava gran parte del suo tempo al lavoro. Fu assalito da una botta di depressione. Pensò, come ultimamente gli capitava sempre più spesso, a quando sarebbe andato in pensione. Si sarebbe ritrovato solo e senza niente da fare. Questa del sentirsi solo, era una cosa che gli pesava particolarmente. Per questo passava tanto tempo al commissariato. Rimandava il più possibile il momento di rientrare a casa. Improvvisamente si ritrovò a pensare al barbone che aveva arrestato. Si chiese come facesse a vivere senza niente: una casa, un lavoro, un affetto. Lui almeno aveva Luisa, la figlia. A lei si era legato anche troppo, dovette ammettere a se stesso. Alle volte forse esagerava, ma era l unica cosa che gli era rimasta, oltre al lavoro naturalmente. Scese le scale e suonò alla porta del dottor Vallini. Venne ad aprire una donna di una quarantina d anni, molto piacente e con un sorriso accattivante. Tanto 66 che il commissario, nonostante i foschi pensieri, sorrise. «Sono il commissario Quintavalla, cerco il dottor Vallini.» «Mio marito non c è, in questo momento. Sono la moglie. Posso esserle utile?» «Penso di sì. Volevo farle alcune domande riguardo all omicidio del dottor Gherardi.» «Allora penso di no, perché io ero fuori città e sono tornata stamattina. Ma io continuo a tenerla sulla porta, mi scusi. Prego entri.» «Le rubo solo pochi minuti.» «Prego si accomodi» gli disse, precedendolo in un ampio salotto e lasciando una scia di profumo, che diede una vertigine al commissario. La sensazione fu quella di un ambiente vissuto, a differenza di quello della vedova. Si sedette su di una poltrona, mentre la signora scusandosi si assentava un attimo. Guardò attorno con l occhio dello sbirro. La sala era grande e ariosa con mobili moderni, grandi poltrone di pelle avorio e alle pareti quadri con paesaggi, forse d artisti non famosi, ma comunque belli. Il commissario non si intendeva d arte, ma pensava d avere un certo buon gusto. Anche questo messo in discussione da sua moglie. In quest apparente perfezione vide vicino alla gamba di una poltrona dei pezzetti di carta, meccanicamente li raccolse e se li mise in tasca. «Eccomi pronta, mi dica.» La signora doveva essere andata a ritoccare il trucco perché sembrava più splendente di prima. 67 «Stavo ammirando questi paesaggi, sono tutti scorci della costiera Amalfitana, vero?» chiese il commissario, indicando i quadri. «Sì. Amo la costiera. Sorrento, Furore, Amalfi, ma in particolare Positano» disse la signora. Solo a parlarne le si erano illuminati gli occhi. «Sì, è vero, sono delle zone stupende» commentò il commissario. Poi tirò fuori il taccuino su cui invariabilmente segnava gli appunti dei suoi interrogatori. «Noto che anche lei è mancino come me» disse la donna sorridendo. «Sì, ho anche questo difetto» disse il commissario scuotendo la testa. «Non è un difetto, ma una qualità. Dicono che i mancini siano più intelligenti.» La signora Vallini aveva detto quest ultima cosa con un pizzico di civetteria. Il commissario pensò che aveva incontrato persone stupide che erano destre e mancine, alte e basse, grasse e magre, politicamente di destra e di sinistra. La stupidità come la morte non faceva distinzioni, ma non disse niente. «Mi ha detto che è tornata stamattina. Da dove e come ha saputo della morte del dottor Gherardi?» «Sì, ero andata a trovare mia cugina che sta male ed abita ad Orvieto. Ero partita tre giorni fa e stamattina quando sono tornata mio marito mi ha dato la triste notizia.» «Lo conosceva bene?» «Erano molto amici con mio marito e si frequentavano spesso.» 68 Il commissario colse nelle parole della signora una puntualizzazione, come se volesse smarcarsi dall amicizia con la vittima. Eppure abitavano nello stesso palazzo. Due erano le cose o gli era antipatico e non approvava che il marito lo frequentasse spesso o era gelosa dell amicizia tra i due. «Vuol dire che lei non lo frequentava?» «Sì, lo frequentavo anch io con mio marito.» Qui il commissario piazzò l affondo. La vedova Cavalli gli aveva detto che la vittima era un donnaiolo impenitente, la signora Vallini era una donna particolarmente attraente, ci voleva poco a fare illazioni. «Scusi la domanda indiscreta. Ho saputo che il dottor Gherardi era un donnaiolo e lei è una bella donna.» «Vuol sapere se mi corteggiava? Beh era molto galante e diceva che se non fossi stata la moglie del suo migliore amico mi avrebbe fatto una corte serrata, ma purtroppo c era un impedimento.» Quel purtroppo fu pronunciato con un tono di voce strano. Purtroppo per chi? Per lui o per lei che avrebbe gradito molto volentieri la corte della vittima? L animo femminile era e rimaneva per il commissario un rebus. «A lei piaceva?» «Beh era un uomo affascinante, ma io sono sposata.» Il commissario pensò che anche sua moglie era sposata ma non si era fatta remore di farsi corteggiare dallo scarpaio, come lo chiamava con rabbia, ma questa era un altra storia. 69 «Sa se ultimamente era preoccupato per qualche cosa o aveva ricevuto qualche minaccia?» «Credo di no. Mi sembrava tranquillo, ma di queste cose deve parlare con mio marito. Se c era qualche cosa che non andava Niccolò non si sarebbe certo confidato con me, ma con mio marito.» Il commissario non riusciva ad essere lucido davanti a quella donna, ma il suo sesto senso gli faceva percepire che c era qualcosa di stonato nella deposizione della signora. «Conosceva la moglie della vittima?» «Con Claudia eravamo amiche. Finché è vissuta qui ci siamo frequentate spesso. Poi da quando aveva lasciato questa casa ci vedevamo di rado. Anche per il fatto che mio marito era il migliore amico di Niccolò ed era abbastanza imbarazzante dover prendere posizione tra loro due.» Molto diplomatica la signora Vallini, ma il commissario insistette per cercare di avere altre informazioni, per farsi un idea di che persona fosse la moglie di Gherardi. «Come potrebbe definire i rapporti tra i due negli ultimi tempi e secondo lei nel loro contenzioso da che parte stava la ragione?» «I loro rapporti si erano andati deteriorando e negli ultimi tempi erano in lite per il possesso dell appartamento. Claudia accusava Niccolò d aver brigato con le sue conoscenze in magistratura per farselo assegnare. Mio marito pensava che questo non fosse vero. Io non so che dirle. Certo era strano che nonostante i molti 70 tradimenti che lui aveva messo in atto, la colpa fosse stata data alla moglie per abbandono del tetto coniugale.» Al commissario quelle parole, come al solito, fecero venire in mente la moglie. Lui non l aveva mai tradita. Lei l aveva lasciato per andare a vivere con un altro uomo. Per fortuna tra di loro non vi erano stati litigi per la divisione dei beni, perché non possedevano nulla. Infatti la casa, unico loro bene, era intestata alla figlia che ora ci abitava. La moglie era andata a vivere nella villa dello scarpaio e lui era tornato nella casa della madre, vuota da quando lei era morta. Si scosse da questi pensieri e vide che la signora Vallini lo stava osservando. «Conosceva l attuale fidanzata della vittima?» «Sì, di vista, ma non so dirle nulla.» «Sapeva che la vittima era intenzionato a sposarla?» «Sì, l ho sentito dire.» Queste parole non convinsero il commissario, c era un incrinatura nella voce che lasciava intendere che l argomento non la lasciava indifferente come voleva far credere. A questo punto tirò fuori dalla tasca la solita foto, tolse con attenzione il foderino di plastica trasparente e la porse alla signora. «Ha mai visto questa persona?» La signora guardò un istante la fotografia, e rispose, quasi subito, negativamente. Il commissario riprese con due dita la foto e la ripose con cura. 71 «Bene, la ringrazio. Può dire a suo marito se mi fissa un appuntamento, vorrei rivolgere qualche domanda anche a lui.» «Senz altro, appena torna l avverto e gli dico di chiamarla.» Si alzò e, lasciando la solita scia di profumo, accompagnò il commissario alla porta. Questi si accomiatò e uscì. Giunto al commissariato mise al corrente Appiani degli interrogatori della vedova Cavalieri e della signora Vallini. Poi si dedicò a sbrigare un po di lavoro che si era accumulato sulla sua scrivania, ma i suoi pensieri erano altrove, quindi lasciò perdere. Si mise di nuovo a riflettere sul caso. Certo era presto, doveva ascoltare ancora molte persone, ma di solito aveva una traccia da seguire. Questa volta navigava nel buio fitto. Improvvisamente si alzò, andò alla porta e apertala, chiamò Conti. L ispettore si presentò subito. «Siediti. Che idea ti sei fatta sul caso Gherardi?» Appiani alzò gli occhi da quello che stava facendo. Guardò il commissario con fare interrogativo. Non chiedeva mai il parere di qualcuno su di un indagine che stava svolgendo. Lui si fidava solo di se stesso e delle sue intuizioni. Per questo Appiani aprì bene le orecchie per capire dove il commissario volesse andare a parare. «L omicidio è stato commesso da una persona che conosceva Gherardi. Infatti non c è traccia di effrazione sulla porta. L assassino o aveva le chiavi o è stato fatto entrare dalla vittima. Non ci sono tracce di lotta, 72 il magistrato è stato colto di sorpresa. Aveva aperto la vetrinetta con le armi che teneva sempre chiusa, segno che si fidava della persona con la quale aveva a che fare. Sul barbone gravano gli indizi più pesanti, ma non mi pare uno sprovveduto. Non si sarebbe tenuto in tasca il portafoglio per un giorno. Avrebbe preso i soldi e se ne sarebbe sbarazzato nel più breve tempo possibile. Se è vero quello che dice però rimane un mistero come sia finito lì il portafoglio. Il magistrato aveva molte donne e la gelosia è un motivo molto valido per scatenare la violenza.» «Tu ne sai qualcosa. Sarà capitato anche a te, con tutte le donne che hai, di scatenare la gelosia di qualcuna.» Appiani adesso aveva capito dove voleva andare a parare il suo capo. L aveva presa alla larga, ma il fine era sempre lo stesso. «Lei mi sopravvaluta ispettore. Certo ho le mie avventure.» Il commissario sorrise e Appiani, che lo stava osservando, vide che il volto gli si rischiarava. Forse aveva percepito che c erano delle possibilità per sua figlia. «Bene. Puoi andare. Una di queste sere andiamo a cena insieme.» «Grazie commissario. Tutto qui?» Conti capiva sempre meno di quello che stava succedendo. Credeva che avessero ragione i suoi colleghi. Il troppo lavoro stava facendo andare fuori di testa il commissario. Uscito l ispettore, Appiani alzò gli occhi da quello che stava facendo o che fingeva di fare. Non 73 si era persa una parola del colloquio. Guardò a lungo il commissario. «Beh, che hai da guardare così?» «Lo sai benissimo. Adesso ti sei fissato con questa storia di mettere insieme Conti e tua figlia.» «Ma no. Volevo vedere se seguiva questo caso con la dovuta attenzione o era distratto da altre cose.» Tentò di giustificarsi il commissario poco convinto anche lui di quello che stava dicendo. «Ebbene sì. Questa storia di mia figlia mi sta mandando al manicomio.» «Prima di quanto pensi, se credi di poter gestire la vita degli altri come stai facendo. Anzi, ti ci accompagna direttamente tua figlia se viene a sapere quello che stai organizzando.» «Forse hai ragione sto esagerando. È che la vedo ripiegata su se stessa. Non fa niente per risolvere la situazione.» Appiani scosse la testa. Il suo capo era un ottimo investigatore, sapeva come trattare con le persone. Quando si passava nella sfera privata avveniva come un black out e diventava un bambino che agiva senza una logica. Era stato così nel rapporto con la moglie, era così nel rapporto con la figlia, i colleghi, i suoi superiori. «Anche se fosse? Non sta a te risolverla al suo posto. Se esiste un blocco dovresti aiutarla a comprenderlo. In questo momento comunque non mi sembri la persona più adatta per farlo. Sempre che esista il 74 problema e non sia solo una proiezione della tua ansia.» «Stasera vado a cena con lei e non so come comportarmi.» «Non l assillare. Vedrai che starete meglio tutti e due.» 75
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