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RICERCHE STORICHE SALESIANE

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ISSN RICERCHE STORICHE SALESIANE RIVISTA SEMESTRALE DI STORIA RELIGIOSA E CIVILE 8 ANNO V - N. 1 GENNAIO-GIUGNO 1986 LAS - ROMA RICERCHE STORICHE SALESIAN E Rivista semestrale d i storia religiosa
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ISSN RICERCHE STORICHE SALESIANE RIVISTA SEMESTRALE DI STORIA RELIGIOSA E CIVILE 8 ANNO V - N. 1 GENNAIO-GIUGNO 1986 LAS - ROMA RICERCHE STORICHE SALESIAN E Rivista semestrale d i storia religiosa e civile Anno V - N. 1 Gennaio - Giugno a cura dell Istituto Storico Salesiano - Roma D irezione: Istituto Storico Salesiano Via della Pisana, ROM A Abbonam ento per il 1986; Italia: L Estero; L Atneiala idi Untone Stam pi P e rm Ic a Italiani Fascicolo singolo: Italia: L Estero: L M anoscritti, corrispondenze, libri p er recensione e riviste in cambio devono essere inviati dia D irezione della Rivista. Am m inistrazione: Editrice LAS (Libreria Ateneo Salesiano) Piazza dell Ateneo Salesiano, ROM A c.c.p intestato a: Pontificio A teneo Sdesiano Libreria L.A.S. RICERCHE STORICHE SALESIANE RIVISTA SEMESTRALE DI STORIA RELIGIOSA E CIVILE A N N O V - N. 1 (8 ) G E N N A IO -G IU G N O 1986 SOMMARIO STUDI M otto Francesco, Don Bosco mediatore tra Cavour e Antonelli nel Borrego Jesus, Prìmer proyecto patagónico de Don Bosco FONTI N annola Nicola, Lettere inedite di Don Rua conservate presso l archivio salesiano di C a serta BIBLIOGRAFIE Prellezo José Manuel, Francesco Cerniti Direttore generale della scuola e della stampa salesiana ( ) RECENSIONI [v. pag. seg.) REPERTORIO BIBLIOGRAFICO (a cura di Saverio G ia n o t ti) CRONACA (a cura di José A. V e lh o) R E C E N S IO N I Barzaghi G,, Tre secoli di storia e pastorale degli Oratori milanesi (P. Braido), p. 165; Castano L., Laura la ragazza delle Ande patagoniche (C. C olli), p. 166; Don Bosco nella Bassa Bergamasca (F. M otto), p. 167; G iovanni (s.) Bosco, M emorie (P. Braido), p. 169; G rassiano M.D., La montagna solitaria (C. C olli), p, 170; M artina G., Pio IX ( ) (P. B raido), p. 171; Rogari S., Ruralismo e anti-industrialismo di fine secolo. Neofisiocrazia e movimento cooperativo cattolico (P. Stella), p. 171. STUDI DON BOSCO MEDIATORE TRA CAVOUR ED ANTONELLI NEL 1858 Francesco Motto Sull opera di mediazione fra Stato e Chiesa messa in atto da Don Bosco negli anni in merito alle nomine vescovili delle sedi vacanti ed alle loro «temporalità», sono già state scritte pagine di notevole valore storico, anche se con la documentazione che giorno dopo giorno emerge dai fondi dell archivio segreto vaticano e degli archivi di stato si potrebbero offrire conferme, precisazioni e smentite. Poco noto invece, e forse sconosciuto ai non specialisti, è l intervento effettuato da Don Bosco nel 1858 per risolvere analoghe vertenze e soprattutto per porre fine allo spinosissimo «caso Fransoni» che si trascinava insoluto ormai da dieci anni.' Le Memorie Biografiche pur nella loro ricchezza di dati ed informazioni, non dedicano al fatto neppure una riga. Solo P. Pirri, in quattro pagine ne traccia un rapido compendio.^ L intento della presente nota è quello di ripresentare l intera vicenda, sulla base di documenti, in parte inediti, che pubblichiamo integralmente, sia perché il lettore possa esaminarli nel loro interesse, sia perché ed è quanto è già successo nel nostro caso semmai si rendessero irreperibili gli originali, ne resti l esatto testo a stampa. Si dirà che l operazione di raccordo fra Torino e Roma intentata da Don Bosco è un episodio minore, e se si vuole minimo, della storia dell ottocento; ma non per questo cessa di avere un suo significato nel quadro del ruolo esplicitamente politico giocato da Don Bosco nel risorgimento e, come tale, atto ad essere iscritto negli annali della congregazione salesiana ed in quelli non meno interessanti della tormentata vita politica dell ottocento italiano. M.F. Mellano, Il caso Fransoni e la politica ecclesiastica piemontese ( ), in «Miscellanea Historiae Pontificiae» 26. Roma, PUG ^ P. Pirri, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro carteggio privato. II. La Questione Romana , in «Miscellanea Historiae Pontificiae» 16. Roma, PU G 1951, pp Citato da R. Romeo, Cavour e il suo tempo, III. Bari, Laterza 1984, p. 368 e da G, Martina, Pio IX ( ), in «Miscellanea Historiae Pontificiae» 51. Roma, PUG 1986, p. 60. 4 Francesco Motto Don Bosco e Camillo Cavour Pur non essendo mai sceso direttamente nell agone politico, anzi avendo fatto di tutto per mantenersi estraneo alla politica intesa come scelta di partito, come partecipazione alla lotta per la conquista e l esercizio del potere, Don Bosco tuttavia ha avuto modo di accostare di persona e per via epistolare vari esponenti fra i più prestigiosi del risorgimento italiano. Fra di essi certamente spicca la figura del «tessitore dell unità d Italia», quella di Camillo Benso, conte di Cavour, col quale Don Bosco ebbe contatti in particolare negli anni , cioè dopo che il conte era direttamente entrato nella vita pubblica e si era assunto le più gravi responsabilità politiche. Già prima però, nel 1848, Camillo Cavour frequentava col fratello Gustavo e col padre Michele^ l Oratorio di Valdocco. Don Bosco non esiterà addirittura a scrivere in una sua memoria autografa ai «figli» salesiani: «Venuto più volte all Oratorio, si tratteneva volentieri a discorrere coi giovani, dilettandosi di osservarli in ricreazione; prendeva eziandio parte alle sacre funzioni; più di una volta intervenne alla nostra processione di S. Luigi portando in una mano il cereo, dall altra il libro divoto cantando VInfensus hostis gloriae».'' Ma la lacerazione fra mondo cattolico e liberalismo democratico iniziatosi in quell anno con l allontanamento «volontario» dell arcivescovo di Torino, mons. Luigi Fransoni, era destinato ad allargarsi nel decennio successivo con effetti dirompenti. Dopo la battaglia di Novara cominciarono nel regno di Sardegna le riforme e le leggi ostili alla chiesa, come quelle sui conventi, sul matrimonio civile, sulle pene contro il clero avverso alle istituzioni dello stato, sul foro ecclesiastico, sulle modalità del reclutamento dell esercito. Cavour, che per formazione intellettuale riconosceva l importanza della questione religiosa al di là di qualche trascorso giovanile di stampo anticlericale si mostrò inclinato a stabilire fra stato e chiesa rapporti che con- ' Il marchese Gustavo Cavour, fratello maggiore di CamiUo, fu deputato al parlamento dal 20 dicembre 1849 fino alla morte avvenuta nel Amico di Manzoni e di Rosmini, più che alla politica applicò il suo ingegno alle scienze giuridico-filosofiche. Con spiccata vocazione alla vita meditativa, nel tempo delle riforme e leggi combattute dal clero si orientò in senso conservatore; solo negli ultimi anni si mostrò piuttosto favorevole alla politica del fratello sulla questione del rapporto fra stato e chiesa. Sulle relazioni con D. Bosco vedi Indice analitico delle Memorie Biografiche di S. Giovanni Bosco. Torino, SEI 1984 alla voce Cavour Gustavo. Il marchese Michele, già barone dell impero e ciambellano del principe Camillo Borghese, durante i primi anni dell attività di D. Bosco a Valdocco fu Vicario e sovraintendente generale di politica e polizia della città di Torino. Membro del Decurionato di Torino dal 1819, sindaco negli anni , rimase in quella carica fino al La carica di Vicario comportava ampi poteri discrezionali in ambito di assistenza, edilizia, sanità, costumi, tasse sui viveri ecc. Il marchese Michele ebbe talora contrasti con D. Bosco in merito alla supposta pericolosità delle masse giovanili che facevano capo a Don Bosco. Vedi Indice analitico..., alla voce corrispondente. '.Archivio Salesiano Centrale [ = ASC] 132 Perquisizioni, 2 quad., p. 94. Don Bosco mediatoye tra Cavour ed Antonelli nel sentissero ad entrambe le istituzioni la libertà d azione, Tuttavia, o forse proprio per questo, scese in campo in favore dei suddetti provvedimenti e più volte, seppure con moderazione, difese posizioni inconciliabili con quelle assunte dalla S. Sede. Don Bosco, fedelissimo al papa ed alle sue direttive anche politiche, non poteva evidentemente condividere con Cavour quel processo di laicizzazione dello stato e della società che veniva portato avanti in quegli anni. Ma nonostante il conflitto ideologico di fondo e le chiare divergenze su posizioni di principio che lo opponevano a D. Bosco, Cavour non si dichiarò mai ostile al santo torinese ed i biografi salesiani sottolineano la frequenza e l intimità dei loro rapporti, normalmente improntati a reciproca stima e cordialità.^ E vero; D. Bosco nella succitata memoria definiva Cavour uomo «dalle buone promesse, cortese con tutti, ma poi tristi fatti dietro alle spalle»; vero altresì è che Don Bosco lo frequentava al ministero ed a palazzo, dove «(Cavour) mi concedeva quanto io domandava».* Purtroppo l unica traccia di questi incontri sono memorie, ricordi, confidenze fatte da D. Bosco tardivamente rispetto agli avvenimenti ed affidate alla penna di improvvisati cronisti nei quali non è necessariamente presente sorveglianza critica e, forse, nemmeno oggettiva percezione di tutto quanto ascoltano, così da alimentare qualche legittima perplessità ai più lontani artigiani della storia. Non si è comunque distanti dalla verità se per quel «mi concedeva quanto io domandava» si Vedi Indice analitico... alla voce Cavour Camillo: in particolare MB l i 449, IV , 365, V 344, V I 544, Quanto D. Bosco ha lasciato scritto: «S e io avessi desiderato parlargli non voleva darmi udienza se non a pranzo con lui» trova conferma nella narrazione da lui fatta al suo biografo Lemoyne: «Io non ero troppo facile ad assidermi alla mensa del Conte, non ostante i suoi premurosi inviti; ma siccome talora ave\'o da trattare con lui di affari importanti, bisognava che mi recassi al suo palazzo o a quello del Ministero. Ma più volte, e già egli era Ministro, mi disse risolutamente di non volermi dare udienza se non nell ora del pranzo o della colazione e che avendo io bisogno di qualche favore da lui, mi ricordassi che alla sua mensa vi era sempre un posto per me Sono questi i momenti, ei mi faceva osservare, nei quali abbiamo campo di parlar con maggiore libertà. Negli ufficii vi è troppa folla, e possiamo appena dirci due parole in fretta, quasi di mala grazia, e poi dividerci subito»: MB IV 108; ASC 132 Perquisizioni, 2 quad, p, 94. L affermazione sovente ripetuta che i rapporti fra Don Bosco e Cavour cessarono dopo che il Gabinetto da questi presieduto fece votare la legge di soppressione di molti ordini religiosi, non pare rispondere pienamente a verità. E appena il caso di ricordare che negli stessi giorni di maggio in cui Cavour pronunciava uno dei suoi maggiori discorsi a favore del progetto di legge per la soppressione dei conventi. Don Bosco non si faceva scrupolo di inviargli decine e decine di biglietti della lotteria «con preghiera di volersi adoperare per ismerciarli presso coloro che giudicherà propensi a simili opere di carità» {Lettera circolare del 5 maggio 1855 conservata nell archivio cavouriano di Santena). Si aggiunga poi l ardua impresa del 1858 di trovare il modo di creare un ponte fra le sponde del Tevere e quelle del Po, di cui stiamo trattando. Memorie Biografiche di Don Giovanni Bosco raccolte dal sac. Salesiano Giovanni Battista Lemoyne. S, Benigno Canavese V oi. IV 108. 6 Francesco Motto intende oltre l aiuto in denaro, permessi, donativi, esenzioni per l opera di Valdocco tanto ammirata dalla famiglia Cavour anche qualche discreto intervento in materia di politica ecclesiastica a favore del clero e degli istituti religiosi presi di mira dallo stato liberale dell epoca. Non dovrebbe apparire strano che anche Don Bosco abbia potuto interessarsi per una soluzione onorevole per entrambi le parti in occasione della prigionia dell arcivescovo Fransoni, amico suo caro oltre che suo superiore, alla cui messa al bando dal regno di Sardegna decisiva pare sia stata l influenza dell allora nascente astro della politica piemontese. Ma veniamo agli avvenimenti del 1858, così come i documenti in nostro possesso ce li segnalano. Don Bosco a Roma (febbraio-aprile 1858) Durante il pontificato di Pio IX Don Bosco si recò a Roma ben 14 volte e spesso il suo soggiorno nella città papale si protrasse per lo spazio di uno, due mesi. La prima volta che vi andò, nel 1858, non lo portò solo la devozione di pellegrino, l umana sete di vedere e conoscere la città dei Cesari e dei Papi, la passione per la storia e per l arte. Lo portò a Roma soprattutto l esigenza di incontrare la persona del papa e di ricevere da lui suggerimenti ed incoraggiamenti in ordine all opera intrapresa a Torino per la salvezza dei giovani. Dietro l esplicita pressione di eminenti personaggi eccle- Tale è anche la supposizione di G.B. Lemoyne, Memorie Biografiche IV Del resto le «perquisizioni», le visite fiscali alla ricerca del «corpo del reato» degli anni 60 furono originate dal fondato sospetto che D. Bosco tenesse corrispondenza coi «nemici della patria». E chi più nemico della patria di mons. Fransoni esiliato dal governo a Lione? Le «perquisizioni», al dire di Don Bosco, furono decise dal ministro deltinterno Farini ma senza trovare ostacoli in Cavour, all epoca Presidente del Consiglio e ministro delle finanze. Ford perplessità sono state anche recentemente sollevate circa la perentoria affermazione di Don Lemoyne che Don Bosco ha portato con se a Roma nel 1858 «le regole del suo ideato sodalizio» {Memorie Biografiche V 801) e che le ha consegnate a Pio IX nel corso della seconda udienza {Memorie Biografiche V 881). Cfr. P. Stella, Don Bosco nella storia della religiosità cattolica. IL Roma, LAS 1979^ pp , nota 42; G. Bosco, Costituzioni della Società di S. Francesco di Sales ( ) a cura di F. Motto. Roma, LAS 1982, p. 23 nota 8). Ora un inedita lettera autografa di Don Bosco al padre Pagani datata 4 marzo 1858 lettera custodita nell archivio rosminiano di Stresa permette per 10 meno di precisare quanto segue: 1, Don Bosco era giunto a Roma senza avere con sè un manoscritto vero e proprio delle costituzioni salesiane: «Io contava solo di parlare di tal divisamento a parole». Non si vede il motivo di non prestare fiducia a D. Bosco, quando 11 latore della medesima lettera. Don Rua, suo compagno di viaggio ed a lui stretto da intima amicizia, avrebbe potuto facilmente smentirlo nelle sue diuturne presenze nella casa di padre Pagani. 2. Il giorno 4 marzo (e quindi anteriormente alla prima udienza papale avvenuta H 9 marzo) D. Bosco aveva già steso un «breve piano di congregazione religiosa» su proposta del card. Gaude, che aveva incontrato a Roma nei giorni precedenti. Pertanto Dnn Bosco mediatore tra Cavour ed Antonelli nel siastici e laici della Torino degli anni cinquanta, Don Bosco si era reso infatti conto che l opera degli Oratori non poteva avere speranza di sopravvivere dopo la sua morte senza la formazione di una comunità di persone che potessero continuare dopo di lui. Chiesta pertanto la licenza di rimanere fuori diocesi per due mesi, procuratosi il passaporto dal governo piemontese, fatto testamento innanzi al notaio, messo in borsa un promemoria con tutti gli incarichi da assolvere in favore di sacerdoti ed amici, il 18 febbraio 1858 mosse i suoi passi verso Roma. Vi giunse la sera del 21 febbraio, dopo una traversata piuttosto disagevole da Genova a Civitavecchia. Vi sarebbe rimasto fino al 14 aprile. Non è qui il luogo per raccontare i particolari del suo soggiorno romano: le visite ai monumenti, gli incontri con personaggi altolocati, la predicazione alle carcerate, l interessamento alle opere per la gioventù... Ai fini del nostro discorso basta ricordare che, secondo i biografi, Don Bosco ebbe almeno due incontri col segretario di stato, Cardinal Antonelli; tre invece furono le udienze papali: il 9 marzo, il 21 marzo ed il 6 aprile. Non deve meravigliare simile sequenza di udienze. La stima e la fiducia di Pio IX e del suo segretario di stato per Don Bosco, nate fin dal 1849 allorché con delicatissimo gesto di affetto e devozione, a nome dei suoi giovani. D. Bosco era in grado di poterlo consegnare a Pio IX già nella prima udienza. L ipotesi di una non mai avvenuta seconda udienza rimane così ancora plausibile (vedi però nota 13). 3. Il manoscritto che Don Bosco avrebbe consegnato al papa difficilmente è quello (o copia di quello) conservato nell archivio salesiano centrale, vergato da Don Rua (G. Bosco, Cosi... p. 22 siglato Ar). Come poteva Don Bosco, in pochi giorni, in una città che visitava per la prima volta, procurarsi le costituzioni dei fratelli Cavanis di Venezia, dei Lazzaristi, degli Oblati di Maria Vergine ecc.? E se anche avesse potuto averle sott occhio, come giustificare l assoluta mancanza di un capitolo sulla «p ie t à» in un «p iano di congregazione religiosa», quando tutte le sue fonti vi dedicavano ampio spazio? 4. Che cosa fosse in realtà quel «breve piano di congregazione religiosa... richiamato a memoria...siccome è praticato nella casa dell Oratorio» e colà, si badi bene, i voti, pur non essendo formalmente emessi (né potevano esserlo) erano però messi in pratica (G. Bosco, Cast... p. 70 Ar) non è facile saperlo. Pare comunque poco probabile cbe potesse trattarsi di un testo cbe non contemplasse la professione dei voti. Scrivendo ad un superiore di un istituto religioso con voti, al quale chiede «quelle osservazioni cbe meglio... sembreranno nel Signore», parlando altresì expressis verhis di «congregazione religiosa» è arduo credere che Don Bosco abbia trascritto solo il «piano di regolamento dell Oratorio», della casa annessa o qualcosa di simile. Nell ipotesi poi che si trattasse di copia del manoscritto più antico in nostro possesso, ma privo dei capitoli sui voti, il card. Gaude ed il papa avrebbero avuto fra le mani poco più di una trentina di articoli, e per giunta non coordinati fra loro. Lo smarrimento del manoscritto, postillato dal papa secondo la tradizione salesiana, potrebbe essere stato favorito dal fatto che Don Bosco, tornato in sede a Torino, non ebbe necessità di utilizzarlo direttamente, in quanto poteva avere sott occbio altri testi costituzionali giuridicamente più pertinenti e pertanto più utili allo scopo. Rimandiamo al diario del soggiorno romano scritto in gran parte da Don Rua e completato da Don Bosco. Il manoscritto di Don Rua è la fonte di Lemoyne per le Memorie Biografiche. 8 Francesco Motto Don Bosco aveva inviato a Pio IX esule a Gaeta la somma di 33 lire con un indirizzo pieno di venerazione, crebbero in occasione dei contatti personali. E fu proprio tale stima e fiducia, che Don Bosco già godeva presso i fratelli Cavour, che devono averlo consigliato ad accettare il delicato compito di fare da mediatore fra Torino e Roma, dopo i ripetuti e vani tentativi dei mesi precedenti da parte di mons. Ghilardi, mons. Artico e mons. Sola. '* Da circa un mese Don Bosco si trovava a Roma, allorché il marchese Gustavo Cavour gli fece pervenire una lunga lettera, nella quale esternava la sua personale convinzione che una politica pontificia volta a risolvere radicalmente tutte le vertenze con Torino era destinata all insuccesso, data la permanente grave ostilità contro la Chiesa da parte dei partiti allora dominanti. Faceva pertanto appello a Don Bosco perché nei suoi colloqui con le autorità romane proponesse come primo passo verso l auspicabile riconciliazione quello che «il Sommo Pontefice volesse piegarsi a nominare Cardinale il... venerando Arcivescovo Monsignor Fransoni e a dargli Coadiutore cum futura successione un Arcivescovo in partibus». A giudizio del marchese, candidati degni della nomina erano mons. Odone, vescovo di Susa, mons. Losana, vescovo di Biella, oppure il lazzarista padre Antonio Durando ovvero il vicario di Alba, Rinaldi. Consigli e buoni uffici in tal senso Don Bosco avrebbe potuto ricevere dal card. Gaude, piemontese di origine, o da altri influenti personaggi della città papale. Ricevuta la lettera del marchese Cavour, Don Bosco ne fece esplicita parola al card. Antonelli ed a Pio IX, al quale affidò l autografo cavouriano. Quale l esito di tali colloqui non è dato sapere, così come non è dato sapere se all origine della lettera pervenuta a Don Bosco da Torino
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