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6. Al Senato della Repubblica

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6. Al Senato della Repubblica Fui candidato del P.S.I. al Senato per il collegio di Varese, alle elezioni politiche del Avevo contribuito fin dal 1944 come dissi in periodo clandestino alla costituzione
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6. Al Senato della Repubblica Fui candidato del P.S.I. al Senato per il collegio di Varese, alle elezioni politiche del Avevo contribuito fin dal 1944 come dissi in periodo clandestino alla costituzione di tale partito ed ero un simpatizzante della linea riformista che si rifaceva agli epigoni di Filippo Turati e Claudio Treves, quali Ugo Guido Mondolfo e Giuseppe Faravelli. Ho seguito poi la corrente nella creazione del partito socialista democratico nel 1947 e, sempre con tali amici, ho partecipato alla fondazione del partito socialista unitario (P.S.U.). Nel 1953 collaborai a dare vita nella nostra provincia, con altri, al movimento di Unità Popolare di Ferruccio Parri e Piero Calamandrei. E dopo la riunificazione dei tronconi del partito socialista, aderii infine al movimento unificato. La candidatura al Senato di cui ho detto, premiava non solo tanti anni di coerenza politica ma anche il mio impegno nella società come presidente dell Ospedale di Varese, amministratore di banche cooperative e di altri enti. Durante le elezioni del 1987 riscossi un grosso successo elettorale, per opinione generale, con più di 40 mila voti che provenivano da elettori dei più diversi orientamenti (socialisti, cattolici, comunisti ed altri). Anni dopo l on. Giuseppe Zamberletti, ad una riunione del Rotary, dirà che la mia elezione non aveva una spiccata accentuazione di partito ma aveva carattere di votazione personale, tipica dei vecchi collegi uninominali. Mi mancarono per essere eletto in prima battuta solo 200 voti. Ciò nonostante sarò proclamato senatore nel 1991 in successione di altro senatore, scomparso in quel periodo. Nella campagna elettorale a Varese ricordo come concorrente per altra lista Umberto Bossi, che per la prima volta si era presentato candidato per la Lega lombarda e che incontrai ad una piccola televisione locale a Gavirate. Egli fu eletto con l utilizzo dei resti su scala regionale. Alla fine del febbraio 1991 morì la mia povera mamma, con cui vivevo insieme da una vita e mi lasciò un gran vuoto. In quel periodo difficile, il 28 marzo 1991 fui proclamato senatore, come il primo degli esclusi. Appresi la notizia prima dalla stampa e poi ufficialmente dal Senato e 108 CAPITOLO SEI venni convocato a Roma. Mi sedetti in uno scranno nella seconda fila da piano terra, nel settore di centro sinistra. Non avevo fatto a tempo neppure a sedermi che mi trovai attorniato da parecchi senatori e da una selva di mani di colleghi che mi avevano conosciuto negli anni della lotta politica o in occasione di incarichi pubblici e ciascuno mi ricordava questo o quel particolare personale. Il segretario generale del Senato, dr. Gifuni, già ministro in un governo Fanfani, durante l intervallo, mi consigliò di andare a salutare il presidente Spadolini, che avevo conosciuto anni prima a Varese in occasione della nascita dei corsi pareggiati di medicina, mentre lui era direttore del Corriere della Sera. Salii in alto sul banco presidenziale mentre dietro di me c erano altri neo eletti, che erano in attesa di essere presentati. Col presidente del Senato ebbi un incontro abbastanza lungo durante quella occasione e successivamente. Alla mia dichiarazione che ero stato eletto a Varese, egli mi ricordò che pochi mesi prima era stato a Luino dove aveva tenuto una conferenza sulla figura del parlamentare dello stesso collegio, negli ultimi decenni dell Ottocento, appartenente alla sinistra democratica, l on. Giuseppe Ferrari. Mostrai di conoscere quel periodo storico e indugiammo nel discorso sulla figura del Ferrari mentre gli altri attendevano il loro turno. Ritornai quindi nel mio scranno e seduta stante il presidente Spadolini mi fece avere da un suo commesso l estratto della sua conferenza sul Ferrari. Al Senato rimasi il limitatissimo periodo di tre mesi perché fui costretto a scegliere tra il rimanere in Senato e la presidenza della Popolare di Luino, alla quale, come successivamente dirò nella lettera di dimissioni, mi legavano doveri di servizio verso un istituto secolare, i suoi dipendenti e le popolazioni del nostro territorio. La disposizione, che fissava quella incompatibilità, era stata da me impugnata di incostituzionalità per la disparità di trattamento con la compatibilità che era invece prevista con la presenza in Senato di persone investite di incarichi amministrativi in società economiche anche di grandi dimensioni. Decisi quindi di lasciare il seggio senatoriale. In Senato ritrovai molti amici e trascorremmo insieme parecchie sere in incontri amicali. La sera prima che lasciassi il Senato, alcuni colleghi di diversi partiti mi mostrarono il rammarico per quella mia scelta; tra essi, in particolare, il sen. Guzzetti di Como che ricordava ad altri il mio contributo nell acquisto dello stabilimento Falk di Dongo, nel suo collegio, da parte del mio cliente, Gianfranco Castiglioni, che avevo assistito in quella occasione. Al Senato della Repubblica 109 Stabilii rapporti di amicizia con le due funzionarie del gruppo senatoriale socialista, l autorevole signora Della Santa che l anno dopo lascerà il Senato e la giovane e intelligente Valentina Olivieri. Verso le stesse e il prof. Guido Sirianni, che mi insegnò come predisporre le proposte di legge e che frequentava saltuariamente il gruppo senatoriale, nutro ancora sentimenti di stima e simpatia. Malgrado febbricitante, per una affezione che avevo contratto poco prima, frequentai tuttavia il Senato e le commissioni cui ero assegnato in tutte le sedute, avvalendomi peraltro della struttura del mio studio professionale per predisporre disegni di legge e interrogazioni. Nel brevissimo periodo di tempo feci un lavoro impegnativo, presentai 21 disegni di legge di modifica di norme di diritto civile e processuale e di altre leggi, e 46 interrogazioni ai vari ministri. Partecipai alla votazione sulla fiducia del governo Andreotti che credo fu l ultimo dei suoi ministeri. Presentai i disegni di legge n. 2751, 2774, 2783, 2777, 2784, 2792, 2793, 2812, 2813, 2814, 2816, 2821, 2824, 2831, 2832, 2844, 2852, 2853, 2858, Delle interrogazioni da me presentate, oltre che dei disegni di legge, fu data comunicazione negli atti del Senato nelle sedute n. 510 dell , n. 512 del , n. 518 del , n. 522 del , n. 524 e 525 del , n. 527 del , n. 528 del , n. 530 del Ero stato assegnato alla Commissione sanità anche per la mia esperienza di ex presidente dell Ospedale di Varese e partecipai ai lavori della Commissione giustizia. Alla Commissione sanità partecipai alla discussione in sede deliberante e alla relativa votazione della legge che modificava la professione del farmacista. Ricordo di essere intervenuto in quella discussione e di avere presentato un emendamento che fu accolto e che salvò le farmacie della Cooperativa Farmaceutica di Milano che altrimenti dovevano finire a persone laureate in farmacia. Partecipai anche ad altre discussioni e i miei interventi furono sempre apprezzati. L ultima seduta della commissione presi la parola contro un discorso del presidente della stessa sen. Zito, mio compagno del partito del Meridione che perorava un trattamento privilegiato per gli ospedali del mezzogiorno. Durante le mie partecipazioni ricordo che mossi anche contestazioni a proposte del sen. Azzaretti di Pavia che erano inaccettabili, nella seduta del 9 maggio Non mi fu rivolta mai alcuna pressione dal mio partito né io avrei assentito a limitare la mia libertà. Alla Commissione giustizia ritrovai un mio vecchio compagno di uni- 110 CAPITOLO SEI versità il sen. Roland Riz di Bolzano della Südtiroler Volkspartei. Partecipai con mio intervento contrario alla discussione sul giudice di pace e di ciò ne è reso conto della seduta della Commissione Per il collegio di Varese proposi il disegno di legge n per la istituzione dell Università degli Studi di Varese e della Lombardia Nord Occidentale. Le interrogazioni ed i disegni di legge furono pubblicati nei due libri che raccolsero i miei scritti editi dalla Cedam, rispettivamente dai titoli L espressione monetaria nella responsabilità civile e Progetto di riforma del codice di procedura civile. Detti ragguaglio della mia attività propositiva nel Parlamento nel 1992 nella Rivista di diritto civile, diretta da Alberto Trabucchi. Durante la mia permanenza in Senato feci omaggio alla biblioteca del Senato di pubblicazioni originali di discorsi di Filippo Turati, Claudio Treves ed altri, insigni esponenti del socialismo riformista tra la fine dell Ottocento ed il Essi mi erano stati regalati dalla figlia adottiva di Turati e di Anna Kuliscioff come provenienti dalla biblioteca personale di Turati. Il presidente Spadolini mostrò di apprezzare molto questo omaggio alla biblioteca del Senato dove sarebbero stati conservati meglio che da me, ne estrasse fotocopia per la sua personale biblioteca di Pian dei Giullari di Firenze e mi rivolse un pubblico ringraziamento a nome del Senato. Come ho detto prima, la mia iniziativa per far dichiarare incostituzionale la anomala disposizione della mia incompatibilità si scontrò con chi aspirava invece a prendere il mio posto, in caso di mia rinunzia. Dal mio contatto col Senato ricavai la sensazione che in parlamento si poteva essere determinanti in pochi fatti, pur con tutta la buona volontà. Perché un disegno di legge individuale di iniziativa parlamentare mettesse capo ad un provvedimento legislativo sarebbero occorse tre legislature. La notizia della mia scelta (e avrei potuto fare quella opposta, perché ciò dipendeva solo dalla mia volontà) fu accolta a Varese con simpatia, come un atto di servizio alla popolazione locale che comprese le motivazioni nel miglior senso. Molti anni dopo aderii all Associazione ex parlamentari e venni incaricato di dirigere il gruppo di lavoro sui problemi della giustizia. Al Senato della Repubblica 111 Testimonianza Valentina Olivieri Funzionario Gruppo Parlamentare Era il marzo del 1991 quando conobbi il senatore Valcavi: io ero una funzionaria del Gruppo Socialista del Senato e, insieme con il professor Guido Sirianni, ne dirigevo l ufficio legislativo. Il Partito socialista stava vivendo il periodo più proficuo della sua storia: Craxi aveva dato all Italia l immagine di un Paese moderno, sviluppato, avanzato: l economia si era consolidata, vi era stato un miglioramento dell equità sociale e il nostro Paese era tra i maggiori produttori di beni, di benessere e di civiltà. La necessità di modernizzare e di adeguare le strutture e i comportamenti dello Stato alle nuove esigenze della società, aveva creato in noi socialisti uno spirito di collaborazione, un bisogno continuo di approfondire i problemi e trovare insieme le risposte per risolverli. In quell ambiente era importante lavorare insieme per un obiettivo condiviso: e allora la differenza di età e il gap generazionale non contavano più. Fu per questo che quando arrivò Giovanni Valcavi in Senato, non fui intimidita dalla sua figura di brillante avvocato e presidente di banca: egli si rilevò un piacevole compagno di lavoro. Nel nostro sistema culturale era stata recepita l istanza di pari dignità di uomini e donne sul piano teorico, ma nella realtà, ciò stentava ad affermarsi visto il cambiamento che ne conseguiva e che portava ad una rottura culturale spesso dolorosa, determinando per gli uomini perdita di privilegi e conflittualità nei rapporti quotidiani fra i due sessi. Ebbene, posso dire che il sen. Valcavi aveva già metabolizzato il cambiamento: tra di noi si instaurò, con molta naturalezza, una sorta di scambio reciproco poiché egli portava la sua esperienza professionale ed io, in cambio, cercavo di condividere con lui la mia conoscenza delle norme e della prassi parlamentare. Ma Giovanni Valcavi non è solo un giurista, un politico, un uomo della finanza... Ho scoperto come egli avesse la singolare capacità di emozionarsi per le stesse cose, anche piccole, che procuravano a me emozioni. Oggi è all immagine che viene affidato il compito di trasmettere la realtà, i nostri desideri, le nostre passioni e le parole hanno perso il potere della rappresentazione; spero di essere riuscita a trasmettere il ricordo di un uomo sincero e sentimentalmente spontaneo, colto, rispettoso delle istituzioni e di grande educazione, unita all umiltà dell uomo di spiccata intelligenza. Roma, 5 novembre 2002
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