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Al tempo che Berta filava Racconti e memorie di anziani del Comune di Schio

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Al tempo che Berta filava Racconti e memorie di anziani del Comune di Schio Ho letto con grandissimo piacere i racconti e le memorie di alcuni anziani ospitati al Centro Diurno El Tinelo e al Centro Servizi
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Al tempo che Berta filava Racconti e memorie di anziani del Comune di Schio Ho letto con grandissimo piacere i racconti e le memorie di alcuni anziani ospitati al Centro Diurno El Tinelo e al Centro Servizi La Filanda, raccolti dalle ragazze del servizio civile volontario del progetto I nuovi giovani. L'ascolto è un dono preziosissimo, che arricchisce non solo chi ha la sensibilità di accogliere le parole e i silenzi degli altri, ma anche chi beneficia di tale attento ascolto. Ho sempre pensato che la memoria delle proprie esperienze di vita e perciò delle emozioni ad esse correlate, sia il vero e unico patrimonio dell'essere umano, di valore inestimabile, che ogni individuo deve aver cura di conservare e trasmettere affinché diventi memoria collettiva. E proprio questi racconti dimostrano quanto la vita di ognuno fosse fortemente intrecciata con quella della comunità e della città. Il mio sentito ringraziamento per quest'attività di ricerca va non solo a coloro che hanno regalato i propri ricordi alla comunità, ma soprattutto ai ragazzi del Servizio Civile Nazionale che in quest'anno si sono messi a disposizione di Schio con un vero e tangibile spirito di servizio. L'ASSESSORE AL SOCIALE E ALLE POLITICHE DELLA FAMIGLIA Avv. Cristina Marigo Ringraziamo gli ospiti del Centro Diurno El Tinelo e del Centro Servizi La Filanda per aver contribuito alla realizzazione di questo progetto. PREMESSA La raccolta di queste interviste è frutto di un progetto di Servizio Civile Nazionale con anziani frequentanti i centri semi residenziali del comune di Schio o presso il loro domicilio. Questo periodo ci ha permesso di instaurare un clima confidenziale con gli utenti dei servizi. Con la loro disponibilità abbiamo raccolto le loro storie, che narrano della guerra e dello sviluppo industriale del nostro comune durante lo scorso secolo. Nel trascrivere i racconti abbiamo deciso di riportare le testuali parole degli intervistati, modificando solo alcuni termini in modo da rendere le vicende più comprensibili. Alcuni vocaboli, riportano invece un eventuale chiarimento a fondo pagina. I dati riguardanti il nome e il comune di nascita degli intervistati sono inoltre stati modificati per mantenere l'anonimato. Attraverso il bagaglio di memorie degli anziani, volevamo sensibilizzare all'importanza della memoria , per non dimenticare le loro esperienze di vita e tramandare la storia di una cittadina, vero e proprio forziere di storia e cultura. Molte interviste narrano di ricordi di esperienze vissute durante la seconda Guerra Mondiale, quando molti partigiani cercavano rifugio nelle case dei contadini. Altri racconti sono legati all'importanza che l'industria tessile ha avuto per la città di Schio. Viene citata più volte la fabbrica Lanerossi , nel Novecento, vero e proprio punto di riferimento per i lavoratori scledensi. Fondato nel 1873 da Francesco Rossi, poi ceduto al figlio Alessandro, il Lanificio Rossi, agli inizi del Novecento era la maggiore impresa laniera italiana, con numerosi stabilimenti nel vicentino. Di particolare importanza per il nostro territorio, oltre a quello nel centro città di Schio, erano anche, come raccontato nelle interviste, quelli di Torrebelvicino e di Pievebelvicino (una frazione di Torrebelvicino). Grazie alla visione lungimirante di imprenditori illuminati sorgono anche varie iniziative in ambito sociale come i quartieri operai vicino agli stabilimenti delle fabbriche e all'istituzione di asili di maternità e d'infanzia. Non ultima l'importanza che Alssandro Rossi dava all'istruzione dei giovani testimoniata dall'istituzione di biblioteche e teatri all'interno dei quartieri operai. Alla fine degli anni Sessanta gli impianti produttivi vennero trasferiti nei nuovi grandi stabilimenti edificati fuori dal centro abitato, inaugurando di fatto la futura zona industriale di Schio. Oggi gli edifici dell'area Lanerossi vivono in uno stato di abbandono. Da anni esistono proposte legate al recupero e al riutilizzo della vasta area, che sorge all'interno del centro urbano di Schio. A breve verranno tratte le fila dei vari progetti affidati a un comitato tecnico composto da diverse personalità che rilanceranno l'area cercando di cogliere le esigenze dei cittadini. LA FILANDA La Filanda era il laboratorio dove si filava la seta. Nell'800 a Schio, dove la bachicoltura domestica era abbondantemente sostenuta dai numerosi contadini locali, erano attive 8 Filande ( Oltre a Schio, Malo, San Vito, Marano, Villaverla, ecc.). Attualmente a Schio restano i volumi della Filanda in via Camin, che nel 1914(prima della grande guerra), sotto la gestione dei fratelli Bonacossa di Vigevano dava un lavoro stagionale a 180 operaie (102 bacinelle). Negli anni trenta , sotto la direzione di Arnando Bressan, occupava 80 lavoranti (55 bacinelle a 14 capi con attaccabave). La produzione era tuttavia aumentata grazie all'impiego di nuove macchine e all'utilizzo di nuove tecnologie di lavorazione. La Filanda Bressan, come tutte le altre Filande della zona, operò fino agli anni 60 e cioè fino a quando, dopo la seconda Guerra Mondiale, il boom industriale non svuotò le campagne dei suoi lavoranti attratti dal lavoro più sicuro, meno faticoso e più redditizio della fabbrica, ma ponendo nello stesso tempo fine alla cultura locale del bacco da seta e di conseguenza alla stessa esistenza delle Filande. Della vecchia Filanda Bressan non resta che la grande ciminiera e il nome trasmesso al nuovo complesso che fu recuperato negli anni 80 dall'amministrazione comunale di Schio e destinato a Casa Albergo con alloggi e Centro Servizi per anziani. Tuttora opera un vivace e frequentatissimo centro di attività ricreative, culturali e di animazione, un Centro Diurno con mensa, ambulatorio infermieristico, pedicure e servizio di parrucchiera. Nel complesso, è inserita anche una Casa Albergo con 34 appartamenti indipendenti riservati ad anziani autosufficienti. Lo stabile, di proprietà del Comune di Schio, è affidato in gestione alla C.A.S.A. e fa parte del circuito archeologico industriale scledense. Elder Pizzolato, 1933. Al tempo che Berta filava Ai tempi che Berta filava è un modo di dire che risale al tempo medievale che indica tempi passati e felici. All'espressione vengono attribuiti diversi aneddoti uno dei quali narra di una vedova povera di nome Berta di Montagnone, molto devota al suo re. La donna un giorno volle donare una lana sottilissima all'imperatrice, riconosciuta come una brava filatrice. Il dono venne molto apprezzato e il sovrano, saputa la misera condizione della donna e vista la grande qualità della lana, la coprì di denaro e le garantì un sicuro avvenire. Quando si seppe di quel gesto generoso, tutti i sudditi si affrettarono a donare al re filati più o meno pregiati. Malgrado i numerosi tentativi da parte del popolo, nessuno più sarebbe stato all'altezza del dono di Berta. Da qui il proverbio Non sono più i tempi che Berta filava. Irma, Magrè 1920 Vivo tutt'ora nella stessa casa dove sono nata. Grazie al cielo i miei genitori me l'hanno lasciata. Avevo un fratello e una sorella. Siamo andati a scuola a Magrè alle elementari e poi io sono andata alle scuole Canossiane dove c'era la Madre moretta, ovvero Madre Bakita. Da piccola giocavo fuori con i bambini che vivevano nella corte, facevamo tantissimi giochi improvvisati con quello che trovavamo. Uno di questi era Lippe, avevamo due bastoni di legno che battevamo l'uno contro l'altro e vinceva chi lo lanciava più lontano. Tutti giochi che ora non esistono più. Ero proprio tremenda da piccola, mentre i nostri genitori erano a lavorare in fabbrica scappavo a giocare, anche nei cortili della Filanda, ai tempi in cui c'erano ancora i Bressan. I miei genitori lavoravano alla Lanerossi, mio papà era tessaro ossia il tessitore, mentre mia mamma era orlatrice. Quando mio papà ha avuto l'ulcera ha dovuto lasciare il lavoro perché era troppo pesante per lui e gli hanno chiesto se aveva figli che potessero sostituirlo. Da quel momento io sono andata a lavorare al posto suo. Ho iniziato a lavorare alla Lanerossi a diciassette anni più o meno. Prima in sala campioni poi dove c'erano i disegnatori. Sono stata di recente in Fabbrica Alta e ho visto che ci sono ancora gli stanzoni lunghi con le tavole dove lavoravamo. Mio fratello invece faceva il sarto da uomo, prima vendeva i tessuti, poi ha aperto una sartoria a casa e con lui ha iniziato a lavorare mia sorella. A sedici anni poco più ho conosciuto mio marito. La sera si andava a dire il rosario ma l'andare al terzetto 1 era solo una scusa per uscire perché poi andavamo fuori con i ragazzi a chiacchierare. Stavamo fuori dalla chiesa seduti sui poppi (i paletti di marmo fuori dalla chiesa) e restavamo seduti lì con i ragazzi di Schio che venivano a Magrè a trovarci, fra loro c'era anche il mio futuro marito. Andavo a ballare al civico, quelle erano le nostre serate. Non ballavo con mio marito perché non era capace ma qualcuno si trovava sempre. Andrei anche adesso a ballare, nonostante i miei novantasei anni. Rammentavo proprio l'altra sera di quando ero giovane, ho vissuto durante la guerra e mi è venuto in mente dell'eccidio di Schio, noi avevamo affittato casa a due persone, di cui uno era partigiano e quella notte sono tornati tardi. A ripensare che in quella notte c'era la prigione piena e hanno ucciso tre quarti dei prigionieri mi è venuto male. Conoscevo un capitano degli alpini e suo figlio, che erano in prigione, hanno ucciso anche loro che non avevano colpa. Non hanno avuto pietà. Mi sono sposata e ho avuto una figlia che purtroppo il Signore mi ha portato via da giovane. Mio marito faceva il meccanico alla De Pretto ma non si trovava molto bene e ha deciso di partire per l'africa dove aveva più possibilità di lavorare e prendeva più soldi. Io però non sono voluta andare con lui e così è partito. Da quel momento non l'ho più visto. Ci scrivevamo entrambi la domenica e il mercoledì 1 Terzetto: Gergo per indicare il rosario. ricevevo la posta. Un mercoledì non mi è arrivata la sua lettera e mi sono preoccupata, ho capito che c'era qualcosa che non andava. Qualche giorno dopo tornando a casa ho visto un signore che mi aspettava sotto il portico che voleva parlarmi, era un padre missionario che mi ha comunicato la morte di mio marito. Per fortuna adesso ho le mie nipoti che si prendono cura di me, non potrei chiedere di meglio. E per fortuna c'è la Filanda che frequento da quasi quarant'anni da quando sono andata in pensione dopo trentacinque anni di lavoro. Franca, Malo 1924 Avevo due fratelli e tre sorelle. Un mio fratello è morto a diciotto anni di peritonite. È stato un duro colpo per mia mamma e per tutti noi. I miei genitori erano entrambi contadini e anch'io con i miei fratelli, fin da piccoli abbiamo aiutato i miei genitori. Abbiamo cambiato spesso casa prima a San Tomio poi nella zona alta di Poleo dove avevamo tanti campi e tanti animali, tra cui anche i cavalli, non nostri ma del padrone, perchè noi eravamo i mezzadri. Quando eravamo ancora a Poleo ricordo che una forte tempesta ci ha rovinato tutto il raccolto e mia mamma è scoppiata a piangere perchè avevamo lavorato tanto per poi ritrovarci senza niente. Eravamo rimasti con solo le mucche. Sono andata a scuola fino la quinta elementare poi ho dovuto aiutare i miei genitori nei campi e con le mucche, ne avevamo trenta. Ho vissuto durante la guerra, che brutti ricordi che ho di quel periodo, c'erano tantissimi ragazzi morti per le strade. Avevamo i partigiani che giravano per casa e i fascisti venivano a cercarli. Dovevamo nasconderci sotto il letto per salvarci. Un giorno i fascisti erano venuti da mio papà per sapere se c'erano partigiani in casa e lui ha detto di no. Lo stesso giorno poco lontano da casa nostra dei partigiani hanno trovato e ucciso dei fascisti. Abbiamo rischiato che dessero fuoco alla casa e uccidessero mio papà perchè credevano aiutasse i partigiani. Un giorno io e una mia amica, che ospitavamo in casa, stavamo aiutando a portare le bombe ai partigiani. Io le ho detto tu vai da un lato io dall'altro della strada e poco dopo le hanno sparato, è stata uccisa dai tedeschi. Durante la guerra avevo quasi vent'anni e abbiamo continuato a lavorare nei campi. Grazie al cielo nessuno dei miei famigliari è morto in guerra. Una volta stavo camminando in mezzo al bosco e ho trovato una compagnia di fascisti e tedeschi che mi hanno detto che era meglio che corressi a casa a nascondermi prima che qualcuno mi uccidesse. Un tedesco mi ha aiutata a tornare, ce n'erano di buoni e di cattivi, io sono stata fortunata a incontrare quelli buoni. Ho sempre lavorato con i miei genitori, fino ai ventisette anni, quando ho iniziato a lavorare in fabbrica alla Lanerossi. Prima a Pieve, poi a Schio in quella che adesso chiamano Fabbrica Alta e poi in zona industriale. Ho lavorato per la Lanerossi per trentacinque anni. Poi sono andata in pensione. Ho cambiato vari reparti: all'inizio sono stata a Pievebelvicino dove tessevo sul telaio, poi a Piovene dove lavoravo con i mulini2 e infine a Schio dove mi occupavo di riparazioni delle pezze. Ho conosciuto mio marito a Poleo in osteria. Lui lavorava in una fabbrica che faceva le corriere dove poi hanno lavorato anche i miei fratelli. Ci siamo sposati a ventotto anni e abbiamo avuto due splendide bimbe. Purtroppo per poter mantenermi il posto di lavoro ho dovuto farle seguire da una bambinaia fino a quando non sono andate a scuola. Una figlia l'ho mandata in collegio con le suore a Cavallino perchè stava poco bene e in più non aveva tanta voglia di studiare. Un giorno nel suo collegio l'acqua era talmente alta che hanno dovuto chiamare i militare per 2 Mulini: Macchinari usati per creare le matasse di filo. portare le ragazze in salvo, mamma mia che paura ho preso quella volta. Per fortuna non è successo niente di grave. Solo dopo mia figlia mi ha detto che erano cattive le suore e se lo avessi saputo prima l'avrei portata via da là. L'altra mia figlia l'ho cresciuta qui ed è un vero tesoro, adesso mi è sempre vicina mi accompagna dove ho bisogno, mi viene a prendere quando dobbiamo festeggiare qualche occasione. Sono contenta. Mio marito è mancato da sedici anni. Ho sofferto tanto perchè si è ammalato e ho dovuto portarlo in casa di riposo. Ora vivo da sola, mi arrangio a far tutto ma le mie figlie non volevano restassi sempre a casa. Così ho iniziato a frequentare la Filanda da qualche mese, almeno qui ho compagnia e sono contenta. Arianna, Schio I miei genitori erano contadini. Mio papà si è sposato due volte: prima ha avuto tre figli, poi quando è morta sua moglie, si è sposato la seconda volta e sono nata io. Mio papà era figlio di N.N.,3 si firmava così, vuol dire senza genitori. Sono stata al Maglio fino a quattro anni. Poi sono andata ad abitare vicino al castello di Schio 4, dove andavo all'asilo alla Lanerossi, ci ho vissuto per cinque anni e infine mi sono trasferita a Magrè dove ho frequentato le scuole elementari. Dopo gli studi ho lavorato come donna delle pulizie. Successivamente, in periodo di guerra, ho lavorato, insieme ad altre ragazze, ad Arsiero dove tagliavo la legna per i tedeschi. Andavamo con il treno e, dopo che hanno fatto saltare la ferrovia, dovevamo andare da Schio ad Arsiero a piedi. Io portavo gli zoccoli e una volta, camminando sulla neve, sono caduta e mi sono fatta male al piede. Allora mi hanno messa in cucina sempre ad Arsiero, per fortuna mio papà sapeva il tedesco e mi ha aiutata. Dopo la guerra ho lavorato alla Lanerossi fino alla pensione. Mio fratello ha lavorato come capo reparto alla Ilma 5, mia sorella si è sposata ed è rimasta a Schio, e l'altra è andata in Germania. Io mi sono sposata e ho avuto due figli. Ho conosciuto mio marito, quando avevamo circa sei anni, all'ospedale perché mia mamma era nel lettino vicino alla sua. Lui lavorava come calzolaio, aveva imparato il mestiere grazie a un uomo che abitava vicino a lui che si era reso disponibile a insegnargli. Dopo il matrimonio siamo rimasti a Magrè e mio marito lavorava così vicino a casa che se mi affacciavo alla finestra lo vedevo dentro il suo negozio. Aveva trovato lavoro grazie a un signore che, dopo essere diventato Onorevole, gli ha ceduto l'attività. Dopo che è morto mio marito ho deciso di venire in Filanda per non restare sola e avere un po' di compagnia. 3 N.N.: Nomen nescio è un'espressione latina che si usa per indicare l'anonimato o la non completa identificazione di una persona. In italiano la sigla N.N. viene svolta con l'espressione Non Nominato . 4 Castello di Schio: Ex chiesetta (S. Maria della Neve) sorta sui ruderi del vecchio castello fatto distruggere dai Veneziani nel Ilma: Industria Lavorazione Metalli Antiacidi. Agnese, San Vito di Leguzzano, Mio papà era contadino, mia mamma casalinga ed erano già anziani quando mi hanno avuta perché entrambi erano già stati sposati e rimasti vedovi. Hanno avuto entrambi tre figli con il precedente matrimonio e poi altre due figlie oltre a me nel secondo matrimonio. Avevamo i campi e le bestie, le mucche, i buoi e i il toro di razza, per ingravidare le mucche. A sei anni ho iniziato ad andare a scuola. Dopo la scuola ho iniziato ad andare in una sartoria dove per tre anni ho imparato il mestiere. Andavo e tornavo a piedi. Facevo tanti lavori. Nel frattempo è iniziata la guerra avevo da poco finito la quinta elementare. C'erano i partigiani che a Leguzzano si nascondevano nel bosco. Uno era stato ferito e per evitare che ci bruciassero la casa i miei genitori sono andati in mezzo al bosco a medicarlo. Quando avevo tredici anni mio papà è mancato di vecchiaia, ormai aveva ottantatré anni. Ho deciso di iniziare la scuola a Valdagno per diventare sarta e ho preso il diploma. Prendevo la corriera a Monte Magrè per lo Zovo e scendevo a Valdagno. A vent'anni ho conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito, l'ho conosciuto perché dovevamo mettere la luce in casa e lui faceva l'elettricista. Mi ha messo la luce e ci siamo innamorati. Abbiamo iniziato a conoscerci, lui veniva a casa mia ogni otto giorni, prima di sposarci ci siamo parlati per sette anni. Lui era da Monte Magrè e io abitavo a San Vito. Anche il giorno delle nozze è venuto a prendermi a San Vito e mi ha portata a Monte Magrè dove ci siamo sposati. Siamo andati in viaggio di nozze a Cavarzere lungo il Po, tra la nebbia. Siamo stati via tre giorni perchè poi mio marito doveva far proiettare i film al cinema a Monte Magrè. Siamo rimasti a vivere lì per più di vent'anni. Abbiamo avuto un figlio e una figlia. Mio marito è mancato a cinquantasette anni di infarto ma non ho mai voluto risposarmi, mi bastavano i miei figli. Mia figlia era già sposata poi si è sposato anche mio figlio. Entrambi hanno avuto due figli che ora sono già grandi. Ho continuato a lavorare in casa come sarta e mi pagavo i contributi. Ero bravetta, mi sono fatta io il mio vestito da sposa, bello bianco e poi ne ho fatti anche tanti altri. Sono andata in pensione che avevo più di settanta anni. Frequento la Filanda ormai da tredici anni, subito non volevo venire. Ricordo che è venuta l'assistente sociale a casa perché mia figlia preferiva stessi in compagnia visto che ero anziana e sola. Quando sono venuta per la prima volta era tutto nuovo, ero timorosa poi ho preso fiato e mi sono trovata benissimo e adesso sono quella che è qui da più tempo. Clelia, Velo d'astico Ho frequentato la scuola fino alla terza elementare, non ho molta cultura. In casa eravamo in tre famiglie, la mia e quelle dei miei due zii, insieme eravamo in ventidue tutti sotto lo stesso tetto. Abitavamo a Rio di Giavenale ed eravamo tutti contadini. Io avevo una sorella e due fratelli. Per un periodo mio papà non ha lavorato nei campi, perché portava in giro la legna, poi è stato in fabbrica. Mio papà mi ha sempre detto che sono stata graziata perché, quando avevo sette mesi, ho fatto una paralisi infantile che mi ha preso il braccio e la gamba. Sono stata ferma otto gior
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