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Articoli tratti da: Italia Oggi, Il Sole 24 Ore e Altro

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1 Articoli tratti da: Italia Oggi, Il Sole 24 Ore e Altro Lunedi 07 maggio 2012 Il Sole-24 Ore del lunedì PRIMA Imu, tassa rifiuti, acqua, energia: gli effetti delle nuove imposte e dei ritocchi tariffari
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1 Articoli tratti da: Italia Oggi, Il Sole 24 Ore e Altro Lunedi 07 maggio 2012 Il Sole-24 Ore del lunedì PRIMA Imu, tassa rifiuti, acqua, energia: gli effetti delle nuove imposte e dei ritocchi tariffari sulle spese delle famiglie per l'abitazione Casa, il conto aumenta del 20% Rincaro medio di circa 500 euro - Pressione fiscale complessiva verso 55 miliardi Il mix di imposte e tariffe spinge verso l'alto il conto delle spese sulla casa nel Una famiglia-tipo, con due adulti e due bambini, pagherà quasi 500 euro in più, con un aumento del 20% rispetto all'anno scorso. Una coppia di pensionati, invece, spenderà circa 315 euro in più, mentre un single si fermerà intorno a 125 euro. Gli aumenti sono l'effetto combinato dell'imu sull'abitazione principale e dei rincari tariffari su elettricità, gas, acqua e rifiuti, così come misurati da Ref ricerche e Unioncamere Indis. A livello complessivo, l'introduzione dell'imu e gli altri provvedimenti varati dal Governo potranno spingere fino a 55 miliardi il prelievo fiscale sul mattone. Il Sole-24 Ore del lunedì MERCATI E MANOVRA I conti del mattone Fisco sugli immobili verso i 55 miliardi I tributi erodono il 3% del Pil - Le incognite delle aliquote Imu e dell'aumento Iva da ottobre Cristiano Dell'Oste Messe tutte insieme, quest'anno le tasse sugli immobili possono superare i 55 miliardi di euro, per poi arrivare a 58 miliardi nel La misura esatta del prelievo dipenderà dalle scelte definitive sulle aliquote dell'imu, ma la progressione è già tracciata dagli ultimi provvedimenti: dal decreto salva-italia, che ha introdotto la nuova imposta municipale, fino al disegno di legge di riforma del lavoro, che aumenta l'irpef sugli affitti dal prossimo 1 gennaio. Il totale di 55 miliardi conteggia gli stessi tributi immobiliari che erano stati inseriti nel perimetro del federalismo fiscale: l'ici, la Tarsu-Tia e le quote di Iva, Irpef, Ires, imposte di registro e ipocatastali riconducibili al mattone. Nel 2010, quando si pensava di finanziare più o meno integralmente i Comuni con le 2 tasse applicate sugli immobili, il conto complessivo era di 42,6 miliardi. Quest'anno, invece, sarà più alto almeno del 25% ma si potrebbe sfondare anche il 30% e buona parte del gettito finirà allo Stato. Gli ultimi rincari Il totale delle tasse sul mattone è più elevato di quello calcolato dal Sole 24 Ore all'indomani del decreto salva-italia, e questa differenza dipende da almeno tre novità intervenute negli ultimi mesi. Primo: i dati sulle entrate tributarie dimostrano che la cedolare secca si sta rivelando molto meno popolare del previsto, e questo riduce lo sconto fiscale che lo Stato è costretto a sostenere, anche se il dato va letto anche in negativo, come minori incassi dovuti all'emersione degli affitti in nero. Secondo: per finanziare la riforma del lavoro, dal 2013 la deduzione forfettaria sugli affitti incassati dai privati è destinata a scendere dal 15 al 5%, di fatto aumentando il prelievo Irpef. La relazione tecnica stima 347,7 milioni di maggiori imposte, ma il dato è sicuramente sottostimato perché presuppone che tutti i proprietari di case affittate abbiano scelto la cedolare (e così non è). Terzo: l'imu è stata limata con la detrazione extra di 50 euro per ogni figlio che convive nella prima casa (sconto che costa 400 milioni all'erario), ma è anche scoppiata la polemica dei sindaci, che in molti casi saranno costretti ad applicare aliquote superiori a quella ordinaria dello 0,76 per cento. Per intenderci, se il livello medio dovesse essere dello 0,86%, il gettito sarebbe di almeno 2,5 miliardi superiore alle stime iniziali. Il grafico riportato a sinistra tiene conto di questi nuovi elementi e ipotizza tre scenari: uno con l'imu ordinaria allo 0,76%, uno con l'imu media allo 0,86% e un altro senza l'incremento di due punti delle aliquote Iva del 10 e del 21% (incremento che per adesso è in calendario dal prossimo 1 ottobre, ma che il Governo cercherà di evitare attingendo altrove le risorse). La pressione sul Pil In concreto sono possibili anche altre soluzioni. Tanto per cominciare, Palazzo Chigi ha una wild card che consente al Governo di modificare le aliquote Imu fino al 10 dicembre. E in più si è detto disponibile a correggere la disciplina del l'imu a partire dal 2013 per venire incontro alle richieste dei sindaci. Senza dimenticare, infine, che alcuni tributi come la nuova Res su rifiuti e servizi devono ancora diventare pienamente operativi. Di certo, in assenza di correzioni, i tributi immobiliari non solo quelli patrimoniali in senso stretto rosicchieranno nel 2012 tra il 3,3 e il 3,5% del prodotto interno lordo, avvicinandosi al 3,6% l'anno prossimo. 3 Il Sole-24 Ore del lunedì MERCATI E MANOVRA I conti del mattone Da Imu e tariffe 500 euro in più all'anno La spesa per una famiglia tipo aumenterà del 20% - Sulle seconde case rincari fino a un terzo Cristiano Dell'Oste - Giovanni Parente Immaginate di posare una moneta da un euro su tutte le piastrelle del pavimento di casa. Ecco, se in famiglia ci sono due adulti e due bambini, e se la casa è circa di 100 metri quadrati, questo è quanto dovrete pagare in più nel 2012 tra imposte e bollette. A conti fatti, 472 euro, con un aumento del 20,7% rispetto all'anno precedente. Se invece l'alloggio è un po' più piccolo e appartiene a una coppia di pensionati, la maggior spesa da mettere a budget è 314 euro, che si fermano a 127 euro per un single in un bilocale di 50 metri quadrati. Il rincaro dipende dal ritorno della tassazione sulla prima casa e dagli aumenti tariffari su energia elettrica, gas, acqua e rifiuti. Le simulazioni condotte sulla parte tariffaria da Ref ricerche e Unioncamere Indis considerano un consumo medio a livello nazionale per tre famiglie-tipo. La stessa impostazione è stata seguita anche per calcolare l'imu, ipotizzando tre abitazioni con rendite catastali intermedie, senza considerare le anomalie degli alloggi censiti come «ultrapopolari» in centro (molto favoriti) e di quelli di recente costruzione in zone periferiche (i più penalizzati). Imu leggera non per tutti Per la famiglia con due bambini e la coppia di anziani, l'imu costituisce circa metà della spesa extra per il È vero, come ha rilevato la scorsa settimana il ministero dell'economia, che per le rendite catastali più basse l'imu pesa meno della vecchia Ici. Ma l'ici sulla prima casa non si paga più dal 2008, e quindi il confronto tra il 2012 e l'anno precedente comporta un aggravio secco per il bilancio familiare. E poi bisogna considerare altri due elementi che possono distorcere la distribuzione del prelievo: da un lato, le rendite catastali non riflettono necessariamente il valore di mercato dei fabbricati; dall'altro, la detrazione di 200 euro sulla prima casa è concessa a tutti gli immobili, a prescindere dal reddito dei proprietari e dal valore catastale. Un punto, quest'ultimo, che spiega ad esempio perché il single riesca quasi ad azzerare l'imposta municipale. La casa al mare L'aggravio è più forte per chi ha una seconda casa al mare o in campagna e la utilizza per il fine settimana o le vacanze estive. In questo caso, anche se il prezzo delle utenze è maggiore, i consumi concentrati in pochi giorni dell'anno comportano un rincaro più contenuto rispetto alle prime case. Ciò che aumenta senza se e senza ma è invece il carico tributario legato all'imu. Rispetto all'ici versata l'anno scorso, infatti, cambiano il coefficiente moltiplicatore usato per calcolare il valore catastale (aumentato del 60%) e l'aliquota applicata, che con l'imu parte dallo 0,76% e può arrivare fino all'1,06 per cento. In realtà, potrebbe anche diminuire fino allo 0,46%, ma al momento le case a disposizione sembrano essere i fabbricati su cui si concentreranno gli aumenti dei Comuni. Tutto sommato, anche calcolando l'imu con l'aliquota ordinaria, il proprietario della seconda casa si troverà quest'anno a pagare 316 euro in più, con un rincaro del 30 per cento. L'incognita-addizionale Il conteggio finale potrebbe rivelarsi ancora più alto. Di fatto, le aliquote Imu sono tutte da decidere, perché i pochi Comuni che hanno già deliberato potranno ripensarci fino al 30 settembre, e perché lo Stato potrà ritoccare il livello del prelievo addirittura fino al 10 dicembre. Ma anche sul fronte dei rifiuti il dossier è aperto in molte città. Le simulazioni di Ref sugli aumenti del 2012, per esempio, tengono conto degli adeguamenti che sono stati deliberati nei primi tre mesi di quest'anno. Fin da adesso, però, si può già prevedere che molti Comuni interverranno nelle prossime settimane. Anche se la tassazione locale andrà poi analizzata a 360 gradi: chi sceglierà di tenere bassa l'imu o il prelievo sui rifiuti, ad esempio, potrebbe optare per l'aumento dell'addizionale comunale all'irpef, sbloccata dal decreto salva-italia. 4 Il Sole-24 Ore del lunedì NORME E TRIBUTI Fisco. Con il Dl 16/2012 Equitalia ha più strumenti per andare incontro ai contribuenti in difficoltà - Maggiore flessibilità anche sugli avvisi bonari La riscossione allenta (un po') la morsa La richiesta di rateizzare blocca le ipoteche e chi ottiene il beneficio può accedere agli appalti Rosanna Acierno La richiesta di dilazione blocca l'iscrizione di ipoteca. La misura cautelare diventa possibile solo quando la domanda è respinta o se il contribuente non rispetta il piano di rateizzazione. Inoltre, l'agente della riscossione non potrà procedere con l'ipoteca né con l'espropriazione immobiliare per valori sotto i 20mila euro. Mentre potrà concedere dilazioni più flessibili. Sono alcuni degli interventi contenuti nel Dl 16/2012, convertito dalla legge 44/2012. Gli avvisi bonari Le nuove norme puntano a favorire l'adesione spontanea anche nei casi di momentanea difficoltà. In primo luogo il decreto fiscale ha concesso la possibilità di richiedere la rateazione anche quando il contribuente non abbia onorato il pagamento delle rate dovute sull'avviso bonario. In particolare, l'articolo 1 del Dl 16/2012 ha abrogato il comma 7 dell'articolo 3-bis del Dlgs 462/97, che vietava la possibilità di richiedere la rateizzazione di ruoli conseguenti ad avvisi bonari, la cui dilazione non fosse stata rispettata. In altre parole, quindi, al momento della ricezione della cartella di pagamento delle somme iscritte a ruolo per le rate non versate dell'avviso bonario, il contribuente potrà comunque richiedere all'agente della riscossione di pagare in più tranche. Ma non solo. L'articolo 19 del Dpr 602/73 consente una rateazione flessibile. Si può ottenere un piano di ammortamento a rata crescente. La modifica completa una novità già introdotta nello scorso dicembre con il Dl 201/2011. Prima dell'ultimo intervento in ordine di tempo, il contribuente poteva richiedere una rateazione a rate crescenti, solo in caso di proroga della dilazione già in corso per il peggioramento della 5 situazione di temporanea difficoltà economica. Per quanto riguarda invece le rateizzazioni già in corso, se la situazione economica peggiora, il contribuente potrà richiedere la proroga del periodo di dilazione già concesso e un nuovo piano a rate crescenti. Con questa ipotesi, dunque, anche le rateizzazioni ante decreto fiscale non saranno penalizzate. Il mancato pagamento Il decreto fiscale - correggendo il comma 3 dell'articolo 19 del Dpr 602/73 - ha disposto la decadenza dal beneficio della rateazione solo con l'omesso versamento di due rate consecutive. La modifica ha eliminato la decadenza nel caso di mancato pagamento della prima rata ovvero di due rate, intese genericamente. Nella precedente versione, infatti, non si accedeva al beneficio senza aver versato la prima rata entro la scadenza proposta da Equitalia nel piano di ammortamento, o senza aver pagato due rate. Così perdeva il beneficio il contribuente che non aveva versato due rate per difficoltà o errore. La nuova disposizione, invece, limita la decadenza alla consecutività delle due rate non versate. Le misure cautelari Novità anche per le ipoteche. Una volta accolta la domanda di rateizzazione, l'agente della riscossione non può iscrivere ipoteca sugli immobili del debitore. Tuttavia rimarranno i provvedimenti già adottati prima della domanda di rateizzazione. Viene, inoltre, introdotto un nuovo comma 1-bis all'articolo 77 del Dpr 602/73 che individua la soglia unica di 20mila euro al di sotto del quale l'agente della riscossione non può iscrivere la garanzia ipotecaria né può procedere all'espropriazione immobiliare. Gli appalti La precedente versione dell'articolo 38 del Dlgs 163/2006 considerava inadempiente il contribuente con dilazioni in corso, pregiudicandogli così la partecipazione a gare di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi. Il Dl fiscale ha previsto che gli uffici finanziari, in presenza di dilazioni, dovranno rilasciare certificazioni per specificare l'effettiva situazione in cui versa il contribuente. Non saranno considerati scaduti ed esigibili i debiti rateali per cui il contribuente è in regola con i pagamenti. 6 7 Corriere della Sera Economia Imu più pesante sulle case più grandi Il confronto con la vecchia Ici in cinque esempi Milano verso l'aliquota massima, 1,06 per cento sulle seconde case Possibili risparmi per gli immobili con rendita fino a 500 euro MILANO - L'Imu sulla prima casa sarà davvero una stangata? Il tema tiene banco ormai da mesi e nelle ultime settimane ha infiammato anche il dibattito politico, complice, sospettiamo, la campagna elettorale. La risposta al dilemma non è univoca, innanzitutto perché le aliquote non sono definitive e poi perché dipende da quale termine di paragone viene adoperato. Se ci si rifà alla situazione dello scorso anno ad esempio la risposta è certamente affermativa per la ragione che l'ici sull'abitazione principale non si pagava. Se invece si torna indietro al 2007, ultimo anno di applicazione dell'imposta anche per le prime case, il discorso cambia, perché in realtà sugli appartamenti di basso valore (indicativamente quelli con rendita catastale fino a 500 euro) l'imu potrebbe portare anche a un piccolo risparmio, mentre più si alza il valore fiscale della casa più la nuova imposta comporta aggravio di spesa. Il ministero dell'economia ha presentato nei giorni scorsi una serie di calcoli da cui emergono proprio queste considerazioni. Le tabelle partono confrontando aliquote Ici dello 0,4% con aliquote Imu dello 0,4%. In questa pagina cerchiamo di rendere meno teorico il confronto paragonando i costi effettivi dell'ici 2007, quindi a partire da aliquote e detrazioni effettivamente applicate, con quelli dell'imu nelle principali città italiane ipotizzando una famiglia-tipo composta da una coppia e un figlio. A Milano ad esempio una casa da euro di rendita catastale (solo per dare un'idea, è un trilocale in una buona zona del semicentro) registrerebbe un incremento di costo di un solo euro se la giunta decidesse di tenere l'imu allo 0,4%, mentre se optasse per l'aliquota 0,5% l'incremento sarebbe di 169 euro. Se si ipotizza una casa più grande in una zona centrale, con rendita da euro, il gap salirebbe molto: con aliquota Imu allo 0,4% l'aggravio rispetto all'imposta del 2007 sarebbe infatti di 221,50 euro, che salgono a 641,50 euro con Imu allo 0,5%: infatti l'ici era di 1.208,50 euro a fronte di Imu nelle due ipotesi considerate di e euro. Nei calcoli abbiamo considerato solo aliquote allo 0,4% e allo 0,5% perché probabilmente in questo intervallo si posizionerà la maggior parte dei municipi, ad esempio la delibera già approvata dal comune di Roma prevede al momento lo 0,5% e Milano si appresterebbe a fare altrettanto. In teoria le amministrazioni potrebbero spaziare dallo 0,2% allo 0,6%, sempre che il governo, sulla base del gettito dell'acconto di luglio, non decida di cambiare le regole in corsa: ha tempo per farlo fino a settembre, mese entro cui i Comuni devono chiudere i bilanci. Per questo per Roma abbiamo anche considerato l'ipotesi di un'aliquota minore di quella già approvata. C'è però un'altra ragione per cui alla domanda originaria non è possibile dare una risposta univoca: in realtà quello che ai fini Ici era un'abitazione principale non lo è necessariamente anche per l'imu, perché l'imposta precedente aveva criteri molto più generosi: se il proprietario di una casa la lasciava in uso a un figlio con un contratto di comodato ai fini Ici i comuni di norma equiparavano l'immobile all'abitazione principale, oggi questo non è più possibile perché la casa deve essere nel contempo residenza fiscale e dimora abituale del contribuente. Sempre per questa ragione devono pagare con le aliquote della seconda casa gli immobili posseduti da anziani ricoverati in case di riposo (i Comuni tutt'al più possono rinunciare alla quota di loro spettanza, ma devono farsi carico dello 0,38% che va comunque allo Stato) o quelli posseduti da italiani all'estero. Infine se ampliamo il confronto con l'ici agli immobili diversi dalla prima casa, e che quindi pagavano già lo scorso anno, il confronto dà sempre risultati negativi per il contribuente. Per le case tenute a disposizione l'incremento è temperato dal fatto che l'imu assorbe anche l'irpef fondiaria. Va però ricordato che le aliquote Ici arrivavano allo 0,7% con la possibilità nei Comuni ad alta tensione abitativa di salire allo 0,9%; con l'imu le aliquote partono da una base imponibile più alta del 60% e i comuni hanno la possibilità di salire fino all'1,06% e molto probabilmente la maggior parte delle amministrazioni si attesterà vicino a tale quota (anche perché c'è lo 0,38% da dare allo Stato in tutti i casi). 8 Roma ha già deliberato per il massimo e anche Milano dovrebbe fare lo stesso. Peggio ancora vanno le cose a chi possiede una casa che dà in affitto perché in questo caso non c'è nessun vantaggio in termini di Irpef. Significa che a parità di aliquote l'imu costerà il 60% in più dell'ici. Gino Pagliuca LE GUIDE DEL SOLE LA TUA IMU Il Sole-24 Ore del lunedì Casa, tutti i passi per il primo acconto La bussola per i cittadini alle prese con il prelievo - Le incognite dei Comuni su importi e gettito Cristiano Dell'Oste - Gianni Trovati Il rompicapo dell'imu è arrivato all'ultimo miglio: mancano 41 giorni alla scadenza per il pagamento dell'acconto (18 giugno), e i contribuenti e gli amministratori locali sono ancora alle prese con una disciplina difficile da inquadrare e da applicare. L'ultimo restyling è opera del Parlamento, che pochi giorni fa ha convertito con la legge 44/2012 il decreto fiscale (il Dl 16). È stato così introdotto, ad esempio, il limite di una sola abitazione principale per nucleo familiare, per arginare la prassi delle residenze diverse tra i coniugi nello stesso Comune. Ma cosa succede se ad aver preso la residenza in un altro alloggio è un figlio maggiorenne? O se le due case si trovano in città differenti? La legge non lo dice espressamente, e gli interpreti hanno già iniziato a proporre le proprie letture. Quando le regole sono chiare, comunque, non è detto che siano facili da applicare, anche per la scelta originale di finanziare con la stessa imposta il Governo centrale e quelli locali. Basti pensare al meccanismo che impone ai cittadini di calcolare la quota di tributo destinata al Comune e quella indirizzata allo Stato. Certo, sull'abitazione principale tutto il gettito va al sindaco, ma basta avere due pertinenze della stessa categoria catastale (ad esempio, due garage, oppure una cantina e un magazzino) per doverne tassare una con l'aliquota ordinaria dello 0,76% e dover dividere in due quote nazionale e locale l'ammontare del tributo. Né le cose sono più semplici per gli amministratori locali, i cui bilanci continuano a essere avvolti nell'ombra. I punti interrogativi per le amministrazioni locali va chiarito subito non sono un capitolo a sé, da addetti ai lavori, ma interessano da vicino i contribuenti. E questo per una ragione semplice: con i preventivi stretti dalle urgenze di cassa, le tant
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