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CASSAZIONE CIVILE, sez. I, 4 maggio 1994, n SALAFIA Pres. - LUCCIOLI Rel. TONDI P.M. S.n.c. Cicu Corallo c. Melis

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Cattedra di diritto commerciale Prof. Gian Domenico Mosco CASI CASSAZIONE CIVILE, sez. I, 4 maggio 1994, n SALAFIA Pres. - LUCCIOLI Rel. TONDI P.M. S.n.c. Cicu Corallo c. Melis L eccesso di potere
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Cattedra di diritto commerciale Prof. Gian Domenico Mosco CASI CASSAZIONE CIVILE, sez. I, 4 maggio 1994, n SALAFIA Pres. - LUCCIOLI Rel. TONDI P.M. S.n.c. Cicu Corallo c. Melis L eccesso di potere da parte della maggioranza è suscettibile di integrare in una società per azioni cause di annullabilità delle deliberazioni assembleari pur regolarmente adottate e va identificato in una deviazione dagli scopi sociali consistente nel perseguimento da parte dei soci di maggioranza di un interesse personale antitetico rispetto a quello sociale, ovvero nella fraudolenta attività della maggioranza volta a provocare la lesione dei diritti di partecipazione e dei connessi diritti patrimoniali spettanti ai singoli soci. Le deliberazioni aventi per oggetto l aumento del capitale che siano frutto di un accordo della maggioranza volto a realizzare non l interesse sociale, ma quello personale dei partecipanti all accordo medesimo, e consistente nell accentramento in proprie mani della disponibilità del capitale azionario, con conseguente riduzione della partecipazione percentuale di soci impossibilitati ad esercitare il diritto di opzione, sono pertanto viziate da eccesso di potere e annullabili in base alla disposizione di cui all art cod. civ., che configura un actio generalis in materia. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione del 16 novembre 1981 Pietro Melis, per sé e quale rappresentante della madre Santa Duzzu, conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Cagliari la Cinecorallo s.n.c., deducendo che sulla base di un bilancio falso ed impreciso, che disconosceva e riduceva i crediti suoi e della madre verso la società, con una delibera del 7 giugno 1963 era stato approvato un aumento di capitale da L a L al solo scopo di rendere loro particolarmente gravoso il mantenimento della precedente partecipazione sociale, pari a circa un terzo del capitale sociale, e di estrometterli praticamente dalla società. Esponeva in particolare l attore che il 24 gennaio 1961 era stata costituita a Cagliari la Cinecorallo s.p.a., avente ad oggetto la costruzione e gestione di una sala cinematografica, con capitale iniziale di L , suddiviso in 100 azioni di L ciascuna, 34 delle quali attribuite ai coniugi Antonio Melis e Santina Duzzu, 32 ai coniugi Giuseppe Angius ed Erminia Scioni, 34 alla società Odeon Industriale; che con una scrittura parasociale della stessa data i soci avevano precisato le linee generali della futura attività, stabilendo che il Melis e la Duzzu avrebbero conferito la disponibilità, al prezzo di L , da pagarsi in azioni da emettere, di un 1 SOCIETÀ PER AZIONI ASSEMBLEA Eccesso di potere della delibera assembleare Cass., 4 maggio 1994, n terreno sul quale realizzare il fabbricato del cinema ed avrebbero venduto all Angius, per il corrispettivo di L , la concessione amministrativa per la costruzione e l esercizio del locale, con obbligo dell Angius di conferirla a sua volta alla società, la Odeon Industriale e l Angius avrebbero costruito a proprie spese, in economia, la sala cinematografica, e una volta ultimata l opera si sarebbe proceduto al riparto delle spese tra i soci ed ai relativi conguagli, e quindi all aumento del capitale sociale in misura tale da renderlo proporzionato al patrimonio frattanto acquisito; che terminati i lavori di costruzione l assemblea aveva approvato, senza la partecipazione del Melis e della Duzzu, il bilancio al 30 giugno 1962, il quale esponeva spese di costruzione artificiosamente aumentate, occultava la circostanza che l opera era stata in gran parte eseguita con una anticipazione di L erogata dall ECI, disconosceva il credito dei predetti soci per L , pari al valore dell area utilizzata, riducendolo a L ; che in data 7 giugno 1963 l assemblea, previa esclusione dal voto del Melis e della Duzzu, aveva deliberato l aumento del capitale sociale a L ; che tale aumento di capitale non era stato sottoscritto dai predetti, in quanto l operazione, attesa l impostazione del bilancio precedentemente approvato, avrebbe comportato l esborso di somme ingenti; che nel luglio dello stesso anno erano sorti i primi contrasti tra i Melis-Duzzu e gli altri soci, che avevano portato ad una denuncia da parte dei primi; che il 26 gennaio 1965 il Tribunale aveva revocato amministratori e sindaci e nominato un amministratore giudiziario, conferendogli anche l incarico di accertare, avvalendosi di un esperto, l ammontare della spesa sostenuta per la costruzione del cinema; che il consulente aveva indicato detta spesa in L ; che infine l amministratore giudiziario aveva depositato il rendiconto finale e presentato il nuovo bilancio al 30 giugno 1962, che era stato riapprovato nell assemblea del 20 marzo Tutto ciò premesso, chiedevano che fosse dichiarata nulla, per illiceità dell oggetto, la deliberazione di aumento di capitale e conseguentemente tutte le 2 Cattedra di diritto commerciale Prof. Gian Domenico Mosco CASI deliberazioni adottate dagli altri soci dopo la loro estromissione, ed in particolare quella in data 12 giugno 1974 con la quale la Cinecorallo s.p.a era stata trasformata in società in nome collettivo dei fratelli Angius e C. Costituitosi il contraddittorio, con sentenza del 6 novembre gennaio 1987 il Tribunale, in accoglimento della domanda, dichiarava la nullità della delibera impugnata e di tutte le successive da questa dipendenti. Proposto appello dalla Cinecorallo s.n.c., con sentenza del 20 ottobre gennaio 1988 la Corte di Appello di Cagliari rigettava l impugnazione, osservando che correttamente il Tribunale aveva ritenuto l illiceità della delibera di aumento del capitale, non in quanto detto aumento fosse sproporzionato o inadeguato rispetto all effettivo patrimonio sociale o rispetto alle dimensioni economiche della società, ma in quanto frutto di un accordo di maggioranza e di artifici di bilancio diretti a limitare e ridurre la partecipazione dei soci Melis e Duzzu, e quindi viziato da eccesso di potere, e che la nullità di tale delibera si ripercuoteva su tutte le successive, che erano state adottate senza la partecipazione di detti soci, i quali avrebbero avuto diritto a conservare la quota azionaria di un terzo senza alcun esborso. Avverso tale sentenza la Cinecorallo s.n.c. proponeva impugnazione per revocazione, che la Corte di Appello di Cagliari dichiarava inammissibile con sentenza dell 8 novembre - 2 dicembre La stessa Cinecorallo s.n.c. proponeva quindi ricorso per cassazione sulla base di cinque motivi. Resistono con controricorso Pietro Melis, in proprio e quale rappresentante di Paolo e Gianluca Melis, eredi di Santa Duzzu, deceduta nelle more. MOTIVI DELLA DECISIONE Con il primo motivo di ricorso, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt e 2909 c.c., erroneità e contraddittorietà della motivazione su un punto decisivo della controversia, si deduce che la sentenza impugnata si pone in contrasto con il precedente giudicato della stessa Corte di Appello di cui alla pronuncia in data 8 3 SOCIETÀ PER AZIONI ASSEMBLEA Eccesso di potere della delibera assembleare Cass., 4 maggio 1994, n agosto - 30 novembre 1974, confermativa di quella non definitiva del Tribunale di Cagliari in data 1 dicembre marzo 1968, che aveva rigettato la domanda dei soci Antonio Melis e Santa Duzzu di risoluzione del contratto parasociale del 24 gennaio 1961 e dell altro contratto di vendita del terreno sul quale avrebbe dovuto realizzarsi la sala cinematografica stipulato l 8 aprile 1961, affermando tra l altro che il diritto dei predetti soci di acquisire azioni per L doveva considerarsi precluso, per non aver essi esercitato il diritto di opzione. Con il secondo motivo si rileva che lo stesso Tribunale con la sentenza definitiva resa in quel giudizio ha rigettato la domanda dei soci Melis e Duzzu di risarcimento del danno per inadempimento degli obblighi assunti con la scrittura parasociale, ma la Corte di Appello, con sentenza del 22 gennaio - 11 giugno 1985 (successivamente impugnata per cassazione), ha accolto per quanto di ragione l appello, condannando in solido la F.lli Nurchi s.n.c. (già Odeon Industriale s.p.a.) e gli eredi Angius al risarcimento del danno, in forza della ritenuta preclusione del diritto di conseguire l attribuzione delle azioni. Si rileva al riguardo che la pronuncia ora impugnata non si è data carico dell insanabile contrasto con tale decisione. Con il terzo motivo si deduce che erroneamente la Corte di merito ha riconosciuto ai soci Melis e Duzzu un credito di L , pari al terzo della somma versata dall ECI alla Cinecorallo s.p.a., atteso che una somma introitata a qualsiasi titolo da una società costituisce reddito di essa e non può essere attribuita o accreditata ai soci. Con il quarto motivo si sostiene che la sentenza impugnata, confondendo tra illiceità dell oggetto ed illiceità della causa delle deliberazioni, ha disatteso il principio di diritto secondo il quale l invalidità della causa, se l oggetto è lecito, non determina la nullità, bensì l annullabilità della delibera, da far valere con tempestiva impugnazione. Con l ultimo motivo si rileva che la Corte territoriale avrebbe dovuto considerare che le deliberazioni successive a quella di aumento del capitale erano state assunte dai soci di 4 Cattedra di diritto commerciale Prof. Gian Domenico Mosco CASI maggioranza e che pertanto anche il voto contrario del Melis e della Duzzu, se pure avessero sottoscritto l aumento di capitale, non avrebbe potuto influire sulla adozione di esse. Va preliminarmente disattesa l eccezione di inammissibilità del ricorso formulata dal resistente sull assunto che la sospensione del termine per ricorrere per cassazione ai sensi dell art. 398 c.p.c. non operi quando come nella specie è avvenuto l impugnazione per revocazione sia dichiarata inammissibile per essere stata proposta oltre il termine di trenta giorni dalla notifica della sentenza. Costituisce invero orientamento consolidato di questa Suprema Corte che l effetto sospensivo della domanda di revocazione non è subordinato all ammissibilità della domanda che sia stata proposta prima della scadenza del termine stabilito per ricorrere per cassazione (v. Cass n. 2017; 1968 n. 2121, 2120 e 2119; S.U n. 807; 1967 n. 2006; 1964 n. 2325). Ed invero l inequivoco tenore dell ultimo comma dell art. 398 c.p.c. non consente altra lettura che quella dell automaticità della sospensione del termine, con esclusione della possibilità di affidare ad altro giudizio la valutazione a tali fini dell ammissibilità della istanza di revocazione ovvero, in alternativa, di delineare una caducazione della sospensione per effetto della pronuncia nella sede propria di inammissibilità di detta istanza. Relativamente al merito del ricorso, osserva la Corte che va trattato con precedenza il quarto motivo di censura, per la sua logica priorità. Il motivo è fondato. E noto invero che la sanzione di nullità delle deliberazioni assembleari comminata dall art c.c. per le sole ipotesi di impossibilità o illiceità dell oggetto ricorre ove sussista un contrasto con norme dettate a tutela di un interesse generale che trascende l interesse del singolo socio, dirette ad impedire una deviazione dallo scopo essenziale economico-pratico del rapporto di società, mentre è ravvisabile un ipotesi di semplice annullabilità quando l oggetto sia in contrasto con norme, pur cogenti, ispirate esclusivamente alla tutela degli interessi 5 SOCIETÀ PER AZIONI ASSEMBLEA Eccesso di potere della delibera assembleare Cass., 4 maggio 1994, n dei singoli soci o di gruppi di soci (v. in tal senso Cass n. 1625; 1979 n. 906; 1978 n. 297; 1975 n. 1499; 1972 n. 1032). L elaborazione giurisprudenziale ha peraltro determinato un estensione delle sfera di operatività della nullità per illiceità dell oggetto, identificando l oggetto stesso con il contenuto della delibera: tale estensione comporta che ove pure l oggetto sia inquadrabile in categorie astrattamente lecite, è necessario indagare se anche in concreto esso si adegui sia alle norme di ordine pubblico di carattere generale che alle specifiche prescrizioni inderogabili in materia di società. Quanto alle diverse ipotesi di annullabilità delle delibere in base alla disposizione di cui all art c.c. (che configura un actio generalis in materia), normalmente riconducibili a vizi afferenti al procedimento formativo o a causa illecita o a motivo illecito determinante, va considerato innanzi tutto che il controllo giudiziale deve esplicarsi sul piano della mera legittimità, ossia nei rigorosi limiti dell accertamento della conformità delle delibere alla legge e all atto costitutivo, secondo l espresso dettato della norma, e non può pertanto comportare alcuna sovrapposizione o sostituzione delle valutazioni del giudice con quelle liberamente espresse dalla maggioranza dei soci. Questa Suprema Corte ha tuttavia in più occasioni rilevato che il principio di maggioranza non opera senza limiti intrinseci essendo la maggioranza interprete dell interesse sociale nel rispetto dei diritti di tutti i soci e che sono ipotizzabili deviazioni dalla causa del contratto sociale, ed in particolare eccessi ed abusi di potere da parte della maggioranza, suscettibili di integrare cause di annullabilità delle deliberazioni assembleari pur regolarmente adottate (v. in tal senso Cass n. 3628; 1979 n. 818). Specificamente l eccesso di potere quale motivo di invalidità comunemente riconosciuto per effetto della trasposizione della fattispecie dal diritto amministrativo a quello societario, ed in applicazione del principio generale secondo il quale il potere di cui si sia investiti per la soddisfazione di un interesse non esclusivamente proprio va 6 Cattedra di diritto commerciale Prof. Gian Domenico Mosco CASI esercitato solo in funzione e per la realizzazione di quell interesse deve qualificarsi in base a precise ed inequivocabili connotazioni negative, tali da differenziarlo dal vizio di merito, ed in particolare va identificato in una deviazione dagli scopi sociali consistente nel perseguimento da parte dei soci di maggioranza di un interesse personale antitetico rispetto a quello sociale, ovvero nella fraudolenta attività della maggioranza volta a provocare la lesione dei diritti di partecipazione e dei connessi diritti patrimoniali spettanti ai singoli soci. Si riconducono generalmente a questa seconda ipotesi cui nella fattispecie in esame va fatto riferimento le deliberazioni maggioritarie dirette a modificare la preesistente struttura sociale, incidendo in modo diretto o indiretto sulla posizione dei singoli soci rispetto all originaria configurazione della società, con riguardo alla loro partecipazione alla amministrazione ed alla distribuzione degli utili. Tanto rilevato in diritto, va considerato che la sentenza impugnata ha ritenuto l illiceità della delibera in oggetto non già in quanto l aumento di capitale fosse sproporzionato o inadeguato rispetto all effettivo patrimonio sociale o rispetto alle dimensioni economiche della società, ma in quanto era frutto di un accordo di maggioranza e di artifici di bilancio diretti a limitare e ridurre la partecipazione dei soci Melis e Duzzu, e quindi in quanto la deliberazione era viziata da eccesso di potere. Appare pertanto evidente che sulla base dello stesso convincimento espresso dalla Corte di merito la quale ha ravvisato in quella delibera il fine fraudolento di accentrare nel gruppo di maggioranza la disponibilità del capitale azionario, riducendo la partecipazione percentuale dei soci impossibilitati ad esercitare il diritto di opzione si prospetta un motivo di annullabilità, e non di nullità della delibera assembleare di aumento del capitale. Spetterà ovviamente al giudice del rinvio accertare se in relazione alla ritenuta annullabilità di detta delibera si sia verificata decadenza dall impugnazione, per essere decorso al 7 SOCIETÀ PER AZIONI ASSEMBLEA Eccesso di potere della delibera assembleare Cass., 4 maggio 1994, n momento di proposizione dell azione il termine previsto dalla legge. Gli altri motivi di ricorso restano assorbiti. La sentenza impugnata deve essere conseguentemente cassata e la causa rinviata ad altro giudice, che si designa in altra sezione della Corte di Appello di Cagliari, che pronuncerà anche sulle spese di questo giudizio di cassazione. PER QUESTI MOTIVI La Corte di Cassazione accoglie per quanto di ragione il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese ad altra sezione della Corte di Appello di Cagliari. 8
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