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I termini per ricorrere durante la sospensione feriale

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La sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale, prevista dall'art. 1 della L. 7 ottobre 1969, n. 742, si applica anche in tema di contenzioso tributario I termini per ricorrere durante
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La sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale, prevista dall'art. 1 della L. 7 ottobre 1969, n. 742, si applica anche in tema di contenzioso tributario I termini per ricorrere durante la sospensione feriale di Giuseppe Izzi L istituto della sospensione feriale, previsto e disciplinato dalla nota legge 7 ottobre 1969, n. 742, benchè non si possa dire di recente introduzione nell ordinamento, tuttavia continua a suscitare perplessità e dubbi applicativi. Da ultimo infatti, con sentenza n. 3668/95, (riportata a pag. 2099) la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi della problematica inerente la decorrenza dei termini per proporre ricorso, allorquando la notifica relativa all atto impugnabile sia stata effettuata nel periodo di sospensione feriale. Quindi, la questione non si pone tanto sulla pacifica sospensione dei termini dal 1 agosto al 15 settembre (come recita la norma), quanto sul computo dei giorni utili per ricorrere, alla scadenza della sospensione. Infatti, si contrappongono due tesi sulla decorrenza del termine: per una si ritiene che nel conteggio debba includersi il 16 settembre quale primo giorno utile successivo alla scadenza della sospensione, ovvero, per un altra, tale giorno deve essere considerato il dies a quo non rientrante nel computo, che pertanto decorrerà dal primo giorno utile successivo. La giurisprudenza della Corte, d altro canto, si è sempre espressa in maniera oscillante tra le diverse interpretazioni. Sull argomento è dato registrare pure una pronuncia delle Sezioni Unite, la sentenza n. 4814/83 (nota 1), con la quale è stata resa la seguente interpretazione: il giorno 16 settembre deve essere compreso nel novero dei giorni concessi dal termine, atteso che tale giorno segna non l inizio del termine, ma l inizio del suo decorso, il quale non include il dies a quo del termine stesso, in applicazione del principio fissato dall art. 155, primo comma, cod. proc. civ. (2). Tale posizione peraltro, pur provenendo da fonte tanto autorevole, non lasciò il campo sgombro da dubbi. Infatti, in seguito, la stessa Suprema Corte propese, in altra pronuncia (sent. n. 6566/91 nota 3), per la tesi avversa. Questa si manifestò negli stessi termini delle SS.UU., con le stesse argomentazioni ma, seguendo un orientamento diverso, affermò che il giorno 16 settembre va escluso dal calcolo del tempo utile nella ipotesi di termini che iniziano a decorrere nel periodo compreso l 1 agosto ed il 15 settembre, in quanto, in tal caso, venendosi a spostare detto inizio al giorno in questione, lo stesso diventa dies a quo Nota (1) Cass. Sez. U - Decisione n del 14/07/83 Presidente: Gambogi, Relatore: Lo Coco In massima Procedimento civile - Termini processuali - Computo - Sospensione durante il periodo feriale - Decorso del termine - Inizio durante il periodo di sospensione - Calcolo - Giorno 16 settembre - Inclusione - Scadenza - 14 novembre Cod. Proc. Civ. artt. 155, 325, 326 L. n. 742 del 7 ottobre 1969 art.1 In tema di sospensione dei termini durante il periodo feriale dall'1 agosto al 15 settembre, l'art. 1 della legge 7 ottobre 1969 n. 742, il quale stabilisce che, se il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, l'inizio stesso è differito alla fine di detto periodo , va inteso nel senso che il giorno 16 settembre deve essere compreso nel novero dei giorni concessi dal termine, atteso che tale giorno segna non l'inizio del termine, ma l'inizio del suo decorso, il quale non include il dies a quo del termine stesso, in applicazione del principio fissato dall'art. 155 primo comma codice procedura civile. Ne consegue che il termine breve di sessanta giorni per la proposizione del ricorso per cassazione, quando la sentenza impugnata sia stata notificata nel periodo feriale, viene a scadere il giorno 14 novembre. Conf. 3943/82; 3152/77 Contra 755/81; 2971/74 Finanza & Fisco pag. 2097 non computabile a norma dell art. 155, primo comma, cod. proc. civ.. Come si può notare, le due pronuncie sono perfettamente simmetriche, ma vertono su una opposta concezione del primo comma dell art. 155 c.p.c.. Secondo questa disposizione, Nel computo dei termini a giorni o ad ore, si escludono il giorno o l ora iniziali. Ad una prima lettura di questa norma, si potrebbe propendere per la seconda tesi, quella che esclude il 16 settembre dal computo dei giorni utili, tuttavia, occorre soffermarsi sulla distinzione che pongono le SS.UU. fra inizio e decorso del termine. Tale distinguo è fondamentale non solo per la fattispecie in esame, bensì come principio generale. Ai sensi dell art. 155, comma 1, c.p.c., l inizio del termine decorre dal giorno succesivo perchè, se così non fosse, si porrebbero problemi di natura sostanziale. Si consideri ad esempio il caso della notifica effettuata in periodo non feriale: è pacifico che il termine per l impugnazione avrà inizio nel giorno successivo alla ricezione. Qualora poi in pendenza del termine utile si incorra nella sospensione dal 1 agosto al 15 settembre, il termine stesso verrà come traslato dei quarantasei giorni di sospensione, per iniziare a decorrere nuovamente dal 16 settembre e, da tale data, si riprenderà il computo dei giorni sospeso al 31 luglio, quale ultimo giorno utile prima della sospensione. Pertanto, nel caso di specie, sostenere la tesi avversa significherebbe considerare e, quindi, computare, un giorno in più di quelli consentiti per ricorrere. Infatti, la notifica effettuata nel periodo feriale, non produce effetti, quanto al decorso del termine utile per l impugnazione, esclusivamente fino al 15 settembre, così come stabilito dall art. 1 della legge n. 742 del 1969, poichè tali effetti rimangono sospesi, congelati. Ma dal giorno successivo al termine della sospensione, il 16 settembre, gli effetti si produrranno nella loro pienezza, sia che il computo si sia interrotto al 31 luglio, sia che inizi al 16 settembre, dove l unica differenza saranno i giorni residui ancora utili, che potranno essere parziali o totali fra quelli concessi dalla legge per ricorrere. A fronte della tesi avversa, che vorrebbe come non computabile tale giorno, si dovrebbe immaginare che gli effetti relativi all impugnativa si fossero prodotti sin dalla notifica (rectius, dal giorno successivo) effettuata durante il periodo feriale, ma sappiamo che così non è, perchè tali effetti erano sospesi in virtù della norma in parola. Quindi, se la sospensione cessa al 15 settembre, ai sensi del 1 comma dell art. 155 c.p.c., il primo giorno utile sarà il successivo 16 settembre, e giammai il 17. Viceversa, si potrà ritenere il 17 settembre primo giorno utile per il decorso del termine solo qualora la notifica sia stata effettuata il giorno precedente, cioè il 16, e non durante il periodo feriale poichè, altrimenti, è palese che nel computo si salterebbe un giorno. Nota (2) Codice di procedura civile Capo III - Dei termini Art. 155 Computo dei termini Nel computo dei termini a giorni o ad ore, si escludono il giorno o l'ora iniziali. Per il computo dei termini a mesi o ad anni, si osserva il calendario comune. I giorni festivi si computano nel termine. Se il giorno di scadenza è festivo, la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo. Nota (3) Cass. Sez. II - Decisione n del 10/06/91 Presidente: D'Avino, Relatore: Spadone In massima Procedimento civile - Termini processuali - Sospensione - Nel periodo feriale - Esclusione del giorno 16 settembre - Portata L. n. 742 del 7 ottobre 1969 art. 1 In tema di sospensione dei termini nel periodo feriale il giorno 16 settembre va escluso dal calcolo del tempo utile nell ipotesi di termini che iniziano a decorrere nel periodo compreso l 1 agosto ed il 15 settembre, in quanto, in tal caso venendosi a spostare detto inizio al giorno in questione, lo stesso diventa dies a quo non computabile a norma dell art. 155, 1 comma, c. p. c.. Finanza & Fisco pag. 2098 Nota (1) Cassazione - Sez. U. - Decisione n del 28/03/95 Presidente: Montanari Visco, Relatore: Bibolini OGGETTO: Procedimento civile - Termini processuali - Sospensione durante il periodo feriale - Calcolo Sentenza sul ricorso proposto da ---, rappresentato e difeso, in forza di delega a margine del ricorso introduttivo, dall'avv. ---, presso il cui studio in --- via --- e via ---, ha eletto domicilio; Contro Ministero di Grazia e Giustizia, in persona del Ministro in carica; Corte dei Conti, in persona del Presidente in carica; rappresentati e difesi dall Avvocatura Generale dello Stato presso cui domiciliano ope legis in ---, via --- avverso la sentenza pronunciata dalla Corte dei Conti in data 8 agosto 1991 udita la relazione del consigliere ---; sentito il P.M. Dott. --- il quale ha chiesto in via principale il rinvio del ricorso a nuovo ruolo in attesa della decisione della Corte Costituzionale sulla questione di costituzionalità sollevata dalla Corte dei Conti; in subordine il rigetto del ricorso; sentito l Avv. --- il quale ha chiesto l accoglimento del ricorso; Svolgimento del processo Il Dott. ---, Presidente di Sezione della Corte di Cassazione collocato a riposo a decorrere dal 1 gennaio 1986, aveva proposto ricorso alla Corte dei Conti al fine di ottenere l adeguamento della propria pensione ai livelli retributivi dei magistrati in servizio, con pari qualifica e pari anzianità, e ciò a norma della L. n. 425 e dell art. 2 della L. 19 febbraio 1981 n. 27. La Corte dei Conti, terza Sezione giurisdizionale, pronunciava con sentenza in data 8 agosto 1991, e dando parziale accoglimento alla domanda, riconosceva la ricorrente il diritto alla riequilibrazione della pensione, a decorrere del 1 gennaio 1988, sulla base delle retribuzioni vigenti a tale data per i magistrati in servizio e previa applicazione degli art. 3 e 4 della L. n. 425/84 suddetta. La Corte dei Conti per contro, rigettava la domanda nella parte volta ad ottenere il riconoscimento di adeguamenti successivi al 1 gennaio 1988 in relazione alle retribuzioni dei magistrati in servizio Rilevava, in particolare, la C. dei C. che con la legge 29 aprile 1976 n. 177 il legislatore, con una disciplina di carattere generale, aveva disposto la perequazione automatica istituendo un collegamento tra trattamento pensionistico e dinamica delle retribuzioni, collegamento con la media degli incrementi retributivi maturati per le categorie impiegatizie di riferimento, e non in relazione alla categoria di appartenenza del singolo pensionato. La perequazione, quindi, non costituirebbe un meccanismo di riliquidazione delle pensioni. Ritiene la C. dei C. che singole leggi le quali per i magistrati abbiano previsto, anche nella generale vigenza della L. n. 177/76, una forma di riliquidazione delle pensioni sulla base selle retribuzioni del personale in servizio di quella stessa categoria, avevano esaurito il loro effetto al momento dell'applicazione e non potevano essere utilizzate in occasione dei successivi incrementi retributivi dei magistrati in servizio. La sentenza della Corte Costituzionale 5 maggio 1988 n. 501 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale degli art. 1, 3 e 6 della L. n. 141/85 nella parte in cui non dispongono, a favore di magistrati collocati a riposo anteriormente al 1 luglio 1983, la riliquidazione della pensione sulla base del trattamento economico dei magistrati in servizio derivante dall'applicazione degli art. 3 e 4 della L. n. 425/84. Riteneva la C. dei C. che tale sentenza non avesse introdotto un principio di costante adeguamento del trattamento pensionistico a quello del servizio attivo, essendo riferita solo al meccanismo di riliquidazione previsto dalla L. n. 141/85, per cui non poteva essere invocata con riferimento agli incrementi retributivi intervenuti per i magistrati dopo il 1 gennaio Convaliderebbero questa interpretazione: 1) l'art. 3 della L. n. 141/85 (non toccato dalla citata sentenza della Corte Costituzionale), che in via di interpretazione autentica ha espressamente dichiarato applicabile al personale della magistratura il meccanismo di perequazione automatica delle pensioni secondo la L. n. 177/76; 2) il fatto che la dinamica stipendiale dei magistrati in servizio sia stata prevista come mezzo di garanzia, anche sul piano economico, dell'indipendenza costituzionalmente attribuita alla magistratura; esigenza che si porrebbe per i magistrati in servizio, non per quelli in situazione di quiescenza; Finanza & Fisco pag. 2099 3) la Corte Costituzionale, con ordinanza n. 95/1991 ha dichiarato manifestamene inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 della L. 19 febbraio 1981 n. 27 (questione sollevata dalla stessa Corte dei Conti) nella parte in cui non prevede la riliquidazione automatica delle pensioni sulla base dei trattamenti dei magistrati in servizio, escludendo quindi l'applicabilità di tale meccanismo con disciplina di carattere generale. Avverso la suddetta sentenza proponeva ricorso per cassazione il Dott. --- sulla base di quattro motivi, integrati da memoria; depositavano controricorso il Ministero di Grazia e Giustizia nonchè la Corte dei Conti. Motivi della decisione Si rilevano, su segnalazione dell'ufficio del Massimario, due questioni pregiudiziali, e cioè: a) non è stata depositata dal ricorrente la richiesta ex art. 369 c.p.c., di trasmissione del fascicolo d'ufficio; b) il deposito del ricorso sarebbe tardivo, non risultando inoltre esservi stati decreti ministeriali di proroga dei termini. In fatto il ricorso, che è stato notificato il 12 ed il 14 settembre 1992, è stato depositato il 6 ottobre 1992; vale a dire il 22 giorno successivo all'ultima notifica. In ordine al punto sub a) si rileva che, secondo la giurisprudenza di questa Corte (Cass. 5 dicembre 1986 n. 7241; 17 febbraio 1988 n. 1681), il mancato deposito della richiesta di invio ed allegazione del fascicolo d'ufficio del precedente grado di giudizio, ai sensi dell'art. 369 c.p.c., comporta l'improcedibilità del ricorso sol quando la mancanza del fascicolo impedisca l'esame ed il controllo degli elementi indispensabili per la decisione. Nella specie il ricorso pone esclusivamente questioni di diritto alla cui individuazione e rilevanza è sufficiente l'analisi del ricorso e della sentenza impugnata che è stata regolarmente depositata in copia autentica. L'indicata carenza assume, quindi, il carattere dell'irrilevanza. In ordine alla questione sub b), i cui dati temporali riferiti sono esatti e riscontrabili, si nota chiaramente che tra il giorno dell'ultima notifica e quello del deposito del ricorso nella Cancelleria di questa Corte sono decorsi 22 giorni. Peraltro, essendo avvenuta la notifica in periodo feriale, occorre valutare come operi la sospensione dei termini fino al 15 settembre. In particolare, secondo i criteri di calcolo dell'art. 155 c.p.c., se il giorno 16 settembre viene considerato il dies a quo non rientrante nel computo, il deposito del ricorso verificatosi il 6 ottobre successivo sarebbe in termini, costituendo quella data il ventesimo giorno utile dopo la notificazione del ricorso; se invece si ritiene che 16 settembre sia il primo giorno di computo del termine, in tale caso il termine stesso sarebbe scaduto il precedente giorno 5 ottobre 1992 che non era giorno festivo (era un lunedì), per cui il deposito del ricorso sarebbe fuori termine per un giorno. Il problema del decorso del termine processuale, il cui inizio si verifichi in periodo di sospensione, è già stato affrontato dalle Sezioni Unite di questa Corte (sent. 4 luglio 1983 n. 4814) le quali, risolvendo un contrasto, affermarono che, quando un termine decorre da un atto verificatosi nel periodo di sospensione feriale ex L. 7 ottobre 1969 n. 742, il successivo giorno 16 settembre (il primo successivo alla cessazione della sospensione) rientra nel computo. Questo indirizzo è stato seguito da successive sentenze di questa Corte (Cass. sent. n. 5981/91; 7720/90; 2689/ 88), anche se diverso indirizzo è stato espresso da una sentenza (Cass. sent. n. 6566/91), la quale, richiamando il criterio già enunciato con sentenza 25 gennaio 1978 n. 321 (precedente alla soluzione del contrasto sopra indicato), ha nuovamente affermato che nell'ipotesi dei termini che iniziano a decorrere nel periodo di sospensione...venendosi a spostare detto inizio allo stesso giorno 16, questo diventa dies a quo non computabile a norma dell'art. 155 comma 1 c.p.c. , per cui il termine dovrebbe essere computato dal giorno 17 settembre. L'oscillazione interpretativa richiede che venga nuovamente affrontata la questione, al fine di evitare ricorrenti incertezze. Il problema si pone sull'interpretazione dell'art. 1 della L. 7 ottobre 1969 n. 742 che, dopo avere statuito la sospensione del decorso dei termini processuali dal 1 agosto al 15 settembre di ciascun anno, recita testualmente: ove il decorso abbia inizio durante il periodo di sospensione, l'inizio stesso è differito alla fine di detto periodo . Il testo normativo ora richiamato, inoltre, deve essere valutato nella correlazione con l'art. 155 il quale ha dato accoglimento al principio dies seu hora a quo non computatur in termino in relazione al computo dei termini processuali. La tesi delle pronunce che fanno decorrere il termine utile dal giorno 17 settembre, si fonda sulla distinzione concettuale tra decorso del termine e computo del termine. La legge n. 742/69 si sarebbe occupata solo del decorso del termine (come emerge dal dato letterale del testo richiamato), decorso che ha inizio in ogni caso il 16 settembre. Per il computo del termine a norma dell art. 155 c.p.c., dovrebbe comunque applicarsi il principio dies a quo non computatur, con la conseguenza che dovrebbe essere escluso dal computo il 16, costituente giorno di inizio del decorso, non del computo. Questa interpretazione attribuisce alla L. n. 742/69 il significato di fare scorrere il dies a quo per il computo del Finanza & Fisco pag. 2100 termine, dalla data in cui è storicamente avvenuto il fatto cui il termine fa capo, al primo giorno successivo alla fine del periodo feriale (16 settembre), come se ciascuno dei giorni compresi dal 1 agosto al 15 settembre non fosse idoneo per il verificarsi di quel fatto e non potesse contare come dies a quo. La conseguenza è che nel caso di specie, a differenza di tutte le altre ipotesi di sospensione, si realizzerebbe l aggiunta di un giorno al periodo di sospensione per ferie. Questa Corte non ritiene accoglibile la riportata opinione, che è fondata su una distinzione concettuale tra decorso e computo del termine priva di fondamento logico, in quanto nel decorso del termine entra soltanto ciò che si computa, non ciò che non si computa. Il dies a quo, che non viene computato nel termine, quindi, non è neppure parte del decorso. Nè a diversa conclusione potrebbe portare la lettura dell art. 326 c.p.c. secondo cui i termini per le impugnazioni indicati nel precedente articolo 325 decorrono dalla notifica della sentenza, in quanto detto articolo deve essere interpretato in correlazione con la disciplina generale dell art. 155 c.c. da cui si desume che il decorso del termine ha inizio il giorno successivo a quello della notifica della sentenza. D altronde, la funzione del principio dies a quo non computatur in termino, attiene all esigenza di dare rilievo (quando il termine è a giorni), a giorni interi, trascurando le frazioni di giorno relative al momento in cui si sia verificato l atto che costituisce il punto di riferimento del termine, nonché l effetto giuridico di quell atto. Sarebbe, pertanto, contrario alla ratio dell art. 155 c.p.c. lasciare fuori dal computo un giorno intero (il 16 settembre) in cui l atto di riferimento non si è verificato, giorno che si aggiungerebbe illogicamente a quelli interi del termine, allungandolo senza alcuna logica giustificazione. Inoltre, il giorno che non viene computato nel termine, secondo il principio dell art. 155 c.p.c., è il giorno (con riferimento specifico alle impugnazioni) in cui si è ve
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