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Sul termine per proporre il ricorso per Cassazione avverso il decreto della Corte di Appello Cassazione civile, sez. I, 4 febbraio 2009, n.

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Sul termine per proporre il ricorso per Cassazione avverso il decreto della Corte di Appello Cassazione civile, sez. I, 4 febbraio 2009, n Il termine per ricorrere per cassazione avverso il decreto
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Sul termine per proporre il ricorso per Cassazione avverso il decreto della Corte di Appello Cassazione civile, sez. I, 4 febbraio 2009, n Il termine per ricorrere per cassazione avverso il decreto con cui la corte d appello rigetta le opposizioni al decreto di omologazione della proposta di concordato preventivo depositata dopo l entrata in vigore del D.L. n. 35 del 2005 (conv. nella legge n. 80 del 2005) e prima del D.Lgs. n. 169 del 2007 è quello generale di sessanta giorni, non prevedendo l articolo 183 L.F., applicabile ratione temporis, alcun termine specifico, ma solo il dies a quo di decorrenza, da riferire, a seguito dell intervento della sentenza della Corte costituzionale 12 novembre 1974, n. 255, alla comunicazione del dispositivo alla parte costituita; né assume alcun rilievo, ai fini considerati, che alla pronuncia di omologazione la predetta norma ancora si riferisse come se adottata con sentenza anziché con decreto, ai sensi del riformato articolo 180 L.F., trattandosi unicamente di un difetto di coordinamento formale, poi superato dal predetto D.Lgs. n. 169 del (massima ufficiale) Cassazione civile sez. I - 4/2/2009 n LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. PROTO Vincenzo - Presidente - Dott. PANEBIANCO Ugo Riccardo - rel. Consigliere - Dott. CULTRERA Maria Rosaria - Consigliere - Dott. DEL CORE Sergio - Consigliere - Dott. SALVATO Luigi - Consigliere - ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso 15558/2007 proposto da: B.G., F.R., G.G., G.S.C., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA RICCARDIO GRAZIOLI LANTE 76, presso l'avvocato SCIUBBA Pietro, che li rappresenta e difende unitamente all'avvocato ARDITO ANNA, giusta procura a margine del ricorso; - ricorrenti - contro MONTECHIARO S.R.L. IN LIQUIDAZIONE, CONCORDATO PREVENTIVO DI MONTECHIARO S.R.L. IN LIQUIDAZIONE; - intimati - sul ricorso 18967/2007 proposto da: MONTECHIARO S.R.L. IN LIQUIDAZIONE, in persona del Liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CARDELLI 4, presso l'avvocato AURELI ADRIANO, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato MANCINI LUCIANO, giusta procura a margine del controricorso e ricorso incidentale; - controricorrente e ricorrente incidentale - contro B.G., F.R., G.G., G.S.C., CONCORDATO PREVENTIVO DI MONTECHIARO S.R.L.; - intimati - avverso il decreto della CORTE D'APPELLO di BOLOGNA, depositata il 15/03/2007; udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del 04/11/2008 dal Consigliere Dott. UGO RICCARDO PANEBIANCO; preliminarmente la Corte dispone la riunione dei due ricorsi; udito, per i ricorrenti, l'avvocato PIETRO SCIUBBA che ha chiesto l'accoglimento del ricorso principale; uditi, per la controricorrente e ricorrente incidentale, gli Avvocati ADRIANO AURELI e LUCIANO MANCINI che hanno chiesto il rigetto del ricorso principale e l'accoglimento di quello incidentale (depositano note spese); udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RUSSO Libertino Alberto, che ha concluso per l'accoglimento del primo motivo e del secondo motivo, assorbiti gli altri motivi del ricorso principale e per l'assorbimento del ricorso incidentale. Fatto SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con ricorso depositato in data la s.r.l. Montichiaro in liquidazione presentava al Tribunale di Bologna domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo ai sensi della L. Fall., art. 160, nel testo modificato dal D.L. n. 35 del 2005, art. 2, convertito dalla L. n. 80 del 2005, secondo un piano accompagnato dalla relazione di un professionista e che prevedeva: - l'attribuzione delle attività d'impresa alla società CA.RO.MA. s.r.l. con sede in Imola in qualità di assuntrice; - la limitazione dell'impegno di tale ultima società all'importo di Euro ,26 e comunque alla somma necessaria per il pagamento, nelle percentuali proposte, dei debiti come attualmente risultanti dalla contabilità della Montichiaro oltre alle spese di procedura; la suddivisione dei creditori in quattro distinte classi sottoposte a trattamento differenziato nei seguenti termini: A) privilegiati pari ad Euro ,54 da pagare al 100%; B) chirografari del ceto bancario e soci fideiussori già escussi dalle banche, pari ad Euro , da pagare nella misura del 35%, vale a dire di Euro ,80; C) chirografari per crediti diversi da quelli di cui alla classe precedente, pari ad Euro 9.005,03, da pagare nella misura del 50%, vale a dire di Euro 4.502,52; D) crediti chirografari dei soci per finanziamenti alla società, pari ad Euro ,69, da pagare nella misura del 3%, vale a dire di Euro ,40. Insieme al ricorso venivano depositati, oltre alla documentazione richiesta dalla L. fall., art. 161, una fideiussione bancaria a prima richiesta di Euro ,00 rilasciata dalla Banca Popolare dell'emilia Romagna il nell'interesse della CA.RO.MA. ed a favore di Montechiaro nonchè libretto di deposito di risparmio di Euro ,00 acceso presso la stessa banca il ed intestato alla CA.RO.MA.. Su parere favorevole del Pubblico Ministero il Tribunale con decreto del pronunciato ai sensi della L. fall., art. 163, ritenuta la completezza e la regolarità della documentazione nonchè la correttezza dei criteri di formazione delle classi, dichiarava aperta la procedura di ammissione al concordato preventivo, nominando il Commissario Giudiziale e disponendo la convocazione dei creditori ed il deposito della somma di Euro ,00 per le spese di procedura. All'esito delle operazioni di voto svoltesi nell'adunanza del , tenuto conto dei voti pervenuti in precedenza, la proposta risultava approvata dalla maggioranza assoluta del totale dei crediti chirografari ammessi al voto nonchè, in considerazione pure di quelli pervenuti nei venti giorni successivi ai sensi della L. Fall., art. 178, anche dalla maggioranza dei creditori chirografari ammessi al voto nelle classi (OMISSIS) e (OMISSIS) mentre rimaneva contraria la classe (OMISSIS). Fissata dal Tribunale l'udienza camerale dell' per l'omologazione del concordato, proponevano opposizione B. G., F.R., G.G. e G.S. C., soci di minoranza della Montichiaro per la quota complessiva del 37,85% i quali, unitamente alla creditrice s.r.l. Steven e sul totale di 17 creditori ammessi al voto, avevano espresso voto contrario alla proposta. A seguito del parere favorevole del Commissario Giudiziale il Tribunale con decreto del omologava il concordato preventivo come proposto dalla s.r.l. Montichiaro, dichiarando compensate le spese. Proponevano impugnazione gli stessi soci di minoranza che si erano opposti all'omologazione ed all'esito del giudizio in Camera di consiglio la Corte d'appello di Bologna con decreto del rigettava il gravame, compensando integralmente le spese processuali. Dopo aver riaffermato la legittimazione degli appellanti per la loro qualità di creditori ed osservato che in base alla nuova normativa è compito del Tribunale verificare la sussistenza dei presupposti oggettivi e soggettivi del concordato e la regolarità della procedura con particolare l riguardo all'effettivo e corretto raggiungimento delle maggioranze richieste nonchè la reale fattibilità del piano, rimanendo preclusa invece ogni indagine sulla meritevolezza del debitore a seguito dell'abrogazione della precedente L. Fall., art. 181, n. 4, sulla convenienza del concordato per i creditori che la legge di riforma ha inteso lasciare in via esclusiva agli stessi creditori, rilevava la Corte d'appello, limitatamente alle questioni che sarebbero state poi dedotte in questa sede di legittimità, che nei confronti del Dr. T. A., il quale aveva redatto la relazione richiesta dalla L. Fall., art. 161, comma 3, sarebbe ipotizzabile una situazione di incompatibilità solo sulla base della L. Fall., art. 28, nella formulazione in vigore fino alla data di presentazione del ricorso per avere in precedenza svolto le mansioni di consulente di parte della Montichiaro nella causa relativa all'impugnazione del bilancio di esercizio 2003 e per aver rappresentato in varie assemblee della società i soci di maggioranza ovvero i soci della assuntrice CA.RO.MA. s.r.l.. Al riguardo precisava che tale divieto non è più contenuto nell'attuale testo dell'art. 28 introdotto dal D.Lgs. n. 5 del 2006 ed entrato in vigore in data e quindi nel corso della procedura, con la conseguenza che, non risultando il Dr. T. fra i creditori della Montechiaro, la incompatibilità potrebbe ravviarsi solo con riferimento alla normativa precedente, vigente al momento della presentazione del ricorso, che prevedeva espressamente, a differenza del testo attuale, anche l'ipotesi di coloro che avessero prestato la loro attività professionale a favore del fallito. Sosteneva poi che in ogni caso, per l'eventuale inosservanza, detto art. 28, non prevede alcuna sanzione e pertanto potrebbe assumere rilievo solo in presenza di un'inesatta rappresentazione della realtà economica aziendale ovvero di un'erronea valutazione sulla realizzabilità del piano, idonee in concreto ad alterare la correttezza del procedimento formativo della volontà manifestata con il voto dai creditori. Ma al riguardo richiamava il motivato parere espresso dal Commissario Giudiziale nella relazione di cui alla L. Fall., art. 172, e nella successiva prevista dalla L. Fall., art. 180, nelle quali era stata confermata la sostanziale correttezza della situazione contabile e patrimoniale esposta nel ricorso e nella relazione del professionista circa l'adeguatezza, con riferimento sia al valore degli immobili che al presumibile costo del concordato, della somma complessiva di Euro ,00, pari all'attivo garantito dall'assuntrice (Euro ,00) ed alle spese della procedura. A sostegno della fattibilità del piano evidenziava poi come la società assuntrice avesse prodotto la fideiussione a prima richiesta per Euro ,00 e posto a disposizione della procedura l'ulteriore somma di Euro ,00. Disattendeva, quindi i rilievi in ordine alla pretesa sottovalutazione delle poste attive con particolare riferimento agli immobili della partecipata Chiaromonte che anzi da un'apposita consulenza erano stati ritenuti sopravalutati in ricorso (Euro ,00 rispetto al valore attribuito dal consulente di Euro ,00). Escludeva poi come indicativa della lamentata sottovalutazione l'offerta d'acquisto dei medesimi immobili per il prezzo di Euro ,00 formulata dagli stessi appellanti con lettera del , sostenendo che tale offerta ben poteva essere stata determinata da interessi strettamente personali del tutto indipendenti dall'effettivo valore dei beni (pag. 25 e 26). Riteneva poi infondata la doglianza relativa al mancato inserimento, tra le voci attive esposte in ricorso, della somma derivante dall'eventuale esito positivo dell'azione di responsabilità proposta nei confronti degli ex amministratori della Montechiaro in considerazione del suo esito incerto, senza tener conto che gli arbitri avevano limitato l'obbligazione risarcitoria alla complessiva somma di euro ,00 e che in ogni caso tale importo, anche se recuperato, sarebbe stato ininfluente sull'entità dei pagamenti concordatari in quanto la proposta contenuta nell'istanza di ammissione non prevede il trasferimento all'assuntrice nè delle attività realizzate nè delle passività insorte dopo il suo deposito. Priva di autonomo rilievo riteneva altresì l'eventuale falsità dei bilanci della società proponente relativi agli anni 2003 e 2004 sia perchè i dati contabili esposti nel ricorso erano risultati corretti e sia perchè, a seguito della riforma, la L. Fall., art. 160, non prevede più fra i requisiti per l'ammissione al concordato nè la meritevolezza del debitore nè la regolare tenuta della contabilità nel biennio precedente alla proposta. Escludeva altresì l'illegittimità della inclusione nella classe (OMISSIS), unitamente al ceto bancario, dei soci fideiussori già escussi dalle banche e nella classe (OMISSIS) dei crediti per finanziamenti volontari prestati dai soci, non ritenendo risolutivo il contrasto con l'art c.c., nel testo introdotto dal D.Lgs. n. 6 del 2003, che consente il rimborso ai soci dei finanziamenti effettuati alla società solo dopo il soddisfacimento integrale degli altri creditori e la loro restituzione se tale rimborso sia avvenuto nell'anno precedente alla dichiarazione di fallimento. Al riguardo precisava che non si tratta di una norma inderogabile ma dettata solo nell'interesse dei creditori della società che ben avrebbero potuto farla valere in sede di approvazione del concordato, aggiungendo che è erronea la equiparabilità delle restituzioni previste dall'art c.c., alle restituzioni conseguenti all'esercizio dell'azione revocatoria prevista dalla L. Fall., art. 67, comma 3, lett. e), nella nuova formulazione, secondo cui non sono soggetti all'azione revocatoria i pagamenti effettuati in esecuzione del concordato preventivo. Sostiene a sostegno di tale tesi che l'apparente contrasto non può che risolversi con l'applicazione della sola norma generale di cui all'art c.c., che prevede l'obbligatorietà della restituzione del rimborso, nella specie però derogata. Riteneva legittima poi la limitazione di responsabilità dell'assuntrice CA.RO.MA. all'importo necessario per il pagamento integrale delle spese di procedura e dei crediti privilegiati nonchè dei crediti chirografari nella percentuale prevista per ciascuna classe. Precisava al riguardo che tale limitazione, consentita espressamente per il concordato fallimentare dal nuovo testo della L. Fall., art. 124, non solo non contrasta con alcuna norma ma risulta nel caso in esame sostanzialmente ininfluente, avendo il Commissario Giudiziale confermato sia l'idoneità della somma complessiva di Euro ,00 posta dalla CA.RO.MA. a disposizione della procedura a coprire il costo del concordato e sia l'esattezza dei dati contabili. Escludeva ancora la prospettata situazione di conflitto di interessi in relazione alla posizione della società assuntrice per essere i soci ed il legale rappresentante anche soci della Montechiaro, proponente il concordato, stante la distinta soggettività giuridica di CA.RO.MA rispetto a quella delle persone fisiche che ne costituiscono la compagine sociale. Dopo aver inoltre ribadito la legittimazione dei reclamanti ad opporsi in quanto creditori dissenzienti e dopo aver precisato che compete al Tribunale d'ufficio la verifica di un trattamento non deteriore nei confronti della classe o delle classi dissenzienti, la Corte d'appello aderiva alle considerazioni espresse dal Commissario Giudiziale nella relazione prevista dalla L. Fall., art. 172, ritenendo che la proposta degli opponenti di acquisto delle proprietà immobiliari per l'importo di Euro ,00, subordinata al ritiro della domanda di concordato e da realizzare nell'ambito della procedura di liquidazione volontaria, non apriva alcuna prospettiva reale per la sistemazione della situazione debitoria della Montechiaro sia per il sensibile aumento del passivo per effetto degli interessi nel frattempo maturati, sia per il venir meno della consistente riduzione, prevista nella proposta di concordato, dei debiti verso i soci finanziatori e sia infine perchè l'acquisto diretto degli immobili appartenenti alla società controllata di diritto polacco è resa impossibile dal rifiuto espresso da quest'ultima e dalla difficoltà di ottenere un provvedimento immediatamente esecutivo del giudice italiano, senza peraltro considerare che, a seguito delle detrazioni conseguenti alle rilevanti passività ipotecarie ed in considerazione delle imposte gravanti sulle plusvalenze della società venditrice e delle imposte sulle sopravvenienze attive realizzate dalla Montichiaro (tassabilità esclusa per i pagamenti effettuati nell'ambito del concordato), la somma da destinarsi ai creditori sarebbe ridotta e consentirebbe di soddisfare i chirografari della classe (OMISSIS) in una percentuale inferiore (41% anzichè 50% come prevede il concordato). Del peri preferibile riteneva il trattamento riservato a detti creditori della classe (OMISSIS) rispetto alla situazione che si presenterebbe qualora la società fosse dichiarata fallita in quanto in tal caso la maggiore percentuale (60%) assicurata per via della postergazione dei crediti dei soci finanziatori risulterebbe compensata dalla certezza del relativo pagamento da parte dell'assuntrice rispetto all'alea connessa all'imprevedibile decorso della procedura fallimentare. Riteneva infine infondata, in quanto basata sull'erronea premessa dell'applicabilità al presente procedimento della sospensione feriale dei termini, la doglianza in ordine alla dichiarata ritualità del decreto di omologa per essere stato emesso oltre la scadenza del termine previsto dalla L. fall., art. 181, a seguito della proroga concessa dal Tribunale. Al riguardo sosteneva la natura meramente ordinatoria di tale termine. Avverso tale decreto propongono ricorso per cassazione B. G., F.R., G.G. e G.S. C., deducendo cinque motivi di censura. Resiste con controricorso la Montechiaro s.r.l. in liquidazione che eccepisce in via pregiudiziale l'inammissibilità del ricorso sotto vari profili e propone anche ricorso incidentale affidato ad un unico motivo, mentre il Concordato Preventivo di Montechiaro non ha svolto attività difensiva. Diritto MOTIVI DELLA DECISIONE Pregiudizialmente deve darsi atto della intervenuta riunione disposta in udienza del ricorso principale con l'incidentale ai sensi dell'art. 335 c.p.c., riguardando la stessa sentenza. Del pari pregiudizialmente devono essere esaminate le eccezioni di inammissibilità del ricorso sollevate dalla controricorrente sotto vari profili. Con la prima eccezione si sostiene l'avvenuta decadenza dell'impugnazione per l'inosservanza del termine di dieci giorni previsto dall'art. 739 c.p.c., dalla comunicazione del provvedimento ovvero di quello di quindici giorni stabilito dalla L. Fall., art Orbene, l'eccezione deve ritenersi in primo luogo mal posta in quanto i termini previsti dalle due norme richiamate riguardano quelli per la proposizione dell'impugnazione avanti alla Corte d'appello e non già per proporre ricorso per cassazione, alla cui inammissibilità invece i controricorrenti si sono riferiti. La norma da applicare è comunque quella contenuta nella L. fall., art nella formulazione ancora in vigore nel corso della procedura e modificata solo successivamente con il D.Lgs. n. 167 del 2007, entrato in vigore solo in data il quale non prevede alcun termine specifico per il ricorso per cassazione ma solo l'indicazione del dies a quo di decorrenza con riferimento, a seguito della lettura datane dalla Corte Costituzionale (225/74), dalla comunicazione del dispositivo, con la conseguenza che non può che applicarsi il termine di sessanta giorni che nel caso in esame risulta rispettato (Cass. 7013/99). Nè può assumere rilievo che detta norma faccia riferimento alla pronuncia di omologazione con sentenza anzichè con decreto, come previsto invece dalla L. fall., art. 180, nella formulazione in vigore dal , trattandosi unicamente di mancata coordinazione fra le due norme, costituente un aspetto puramente formale, superata comunque dalla successiva formulazione dell'art. 183 L.F. da parte del cosiddetto decreto correttivo (D.Lgs. n. 169 del 2007, art. 16) che al decreto e non più alla sentenza fa riferimento. Ulteriori problemi che pur pongono le due successive formulazioni della norma non vanno pertanto in questa sede affrontati in considerazione dell'erronea prospettazione dell'eccezione. Con l'ulteriore eccezione di inammissibilità si deduce che sia il decreto di proroga dei termini sino al che quello con cui era stata fissata l'udienza in camera di consiglio per l'omologazione del concordato non erano stati oggetto di reclamo avanti alla Corte d'appello con conseguente formazione del giudicato interno in ordine ai pretesi vizi formali attinenti all'attività procedimentale anteriore alla loro emissione e cioè all'incompatibilità del professionista che ha redatto la relazione L. Fall., ex a
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